Kaulonia Tarantella Festival 24/08/11: il backstage

È un esercito pacifico ma ugualmente efficiente. È quello delle magliette nere dello staff del Kaulonia Tarantella Festival. Sono loro i protagonisti di un backstage tutto sommato tranquillo nella seconda serata della kermesse. Catering, accoglienza, ordine e assistenza continua agli artisti sono assicurati. I due cantanti, invece, hanno vissuto la loro serata in maniera diversa: tranquillo e pacato Carlo D’Angiò, che sul palco ha proposto alcuni grandi classici come “Riturnella”, “Tarantella del Gargano” e “Brigante se more”, attorniato da alcuni lungocriniti musicisti che a fine serata sono usciti carichi di trolley e strumenti in spalla; teso, tesissimo Edoardo Bennato, che con modi assai sbrigativi non ha concesso l’intervista richiesta da un collega. Appare teso persino al tavolo, mentre il resto del backstage (in primis la presentatrice in abito rosa confetto) ballano sulle note dell’orchestra partenopea. Alle 23,30, però, tutto diventa molto rock, con tanto di piacevole e fresca brezzolina spuntata da chissà dove. È il momento di “Capitan Uncino”, che indossa gli occhiali con le lenti blu per nascondere le inevitabili occhiaie. Il tempo passa anche per lui, che però dimostra di non volersi dimettere da rockstar, e sul palco va subito al dunque con i grandi classici ascoltati da piccoli «dentro un juke-box che suonava»: “Abbi dubbi” e “Sono solo canzonette” in primis. Bella e affiatata la band, ma quello che si fa nuotare più di tutti è Gennaro ‘o chitarrista: faccia e fisico da scugnizzo, è suo l’ultimo sorso di birra prima di salire a suonare. Il suono distorto della sua Fender rende tutto inevitabilmente più rock e poco prima della fine si rende protagonista di una vera e propria acrobazia: si rompe una corda della sua chitarra mentre Bennato sta per sfumare l’autobiografica “Cantautore”; con la complicità di un corpulento collaboratore riesce a cambiarla prima della fine del brano, e la scena ricorda la sollecitudine di un pit-stop di Formula Uno, tanto che il riff arriva puntuale con Gennarino che scambia uno sguardo d’intesa con “’O chiatto”, come a dire…«hai visto che ce l’abbiamo fatta?». Intanto, nel retropalco una fila di uomini in divisa e personale del 118 accompagna un giovane in barella vittima di un malore. Sembra nulla di grave. Sono passate quasi due ore dall’inizio del concerto e il pubblico di piazza Mese non ne vuole sapere di tornare a casa. La pausa è brevissima e sulle scale Bennato concorda al volo il lungo bis, che inizia con l’apprezzatissima “Un giorno credi”. Il palco è casa sua. E si vede. g.albanese@calabriaora.it

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