I traduttori

Nel sempre crescente vuoto di figure politiche di riferimento, mi ritrovo a setacciare nel panorama nazionale e alla fine restano due granelli. Così diversi tra loro ma così complementari. Almeno io li vedo così, dal mio osservatorio indipendente, apartitico, ma comunque configurabile in quell’area comunemente nota come “sinistra sommersa” che ha molte meno certezze rispetto al passato e quasi nessun punto di riferimento certo.

I due “granelli” sono il governatore della Puglia Nichi Vendola e il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Così diversi per formazione politica, estrazione ideologica e provenienza geografica, sono accomunati da una dote: comunicano bene, semplicemente perchè riescono a tradurre dal politichese all’italiano quel poco che, evidentemente, vale la pena comunicare. Due figure molto diverse da quell’eterno “correntone” del vecchio Pci che ora vive sotto diverse forme, ma rimane sempre fedele a sè stesso, con la sua autoreferenzialità e il suo sostanziale distacco dalla gente. Mi riferisco a D’Alema e i suoi derivati (in primis Marco Minniti) ma anche i vari Finocchiaro, lo stesso Bersani (buon ministro ma segretario con scarso appeal) e tutte quelle figure che stanno meglio nel Palazzo che nel Paese reale. Ecco, Vendola e Renzi li mettono in imbarazzo, pur partendo da due posizioni diverse. Proverò a spiegare meglio il mio assunto.

Partiamo da Vendola. Nel 2008 si candida alla segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. La sua mozione, che ancora ricordo dopo la sua rapida lettura in occasione del congresso sidernese, mi colpì subito per essere l’unica capace di individure il ruolo della Sinistra nel XXI secolo. Per comodità, allego la sua versione integrale: http://www.ecn.org/reds/prc/VIIcongresso/prc0806docvendola.html

Già, una sinistra “di fatto” in ruolo di quella arroccata alla mera difesa dei simboli. Non era un buon motivo per votarla quella mozione e permetterle di vincere il congresso del 2008? Ora, l’idea della mozione Vendola del 2008 è diventata progetto politico autonomo. Sta agli uomini e alle donne chiamati ad applicarla nel territorio la capacità di essere politica vera e non mere enunciazioni di principio.

E poi c’è Renzi. Il giovane rampollo di scuola democristiana-margheritina-democrat; lui, come Franceschini e Bindi, fa parte di quei cosiddetti “centristi” che poi sono l’unica sinistra all’interno del Pd. Renzi dice e pensa tante cose che dico e penso pure io. Qualche esempio? “Il problema non è quello che fa Berlusconi di notte, ma quello che ha fatto durante il giorno negli ultimi 17 anni”, mostrando più interesse per le questioni di merito che verso le pregiudiziali ideologiche o, peggio, nelle curiosità pruriginose. Ecco perchè non mi scandalizza il fatto che, da sindaco di Firenze, sia andato ad Arcore a sollecitare interventi del governo verso una delle città d’arte più belle del mondo. Mi scandalizzano, invece, i “compagni” di lungo corso che fanno taciti (o espressi) accordi col centrodestra e si beccano la loro bella fetta di torta. Quelli sì, hanno l’orticaria quando parla Renzi o, in una dimensione molto più piccola e insignificante, quando scrivo io quello che non vorrebbero fosse scritto. Ma questa è un’altra storia…

5 risposte a I traduttori

  1. Virginia Danna scrive:

    Da brava estremista, non riesco a scorgere in questi due granelli la tempesta che possa cambiare decisamente fisionomia al deserto della politica italiana, però va riconosciuto loro un magnetismo che può almeno creare qualche duna nel piattume generale.

  2. Pablo scrive:

    Credo che Rernzi possa bene interpretare un ruolo da futuro leader. Ha tutte le qualità: preparzione culturale, idee, comunicativa, l’età giusta perchè si possa parlare di rinnovamento. Resta il problema di cosa vuol’essere il PD che non può barcamenarsi. Il linguaggio che vuole sentire l’elettore-cittadino dev’essere chiaro: si è o non si è per la scuola pubblica? Si vuol pagare le tasse ai più ricchi si o no? Siamo o non siamo per l’innalzamento dell’età pensionabile? Si o No! Altrimenti siamo accomunati a tutti gli altri.

    • Virginia Danna scrive:

      Pablo, ma tu non eri nel PD? No, perché se ci sei ancora e manco a te è chiaro se siete per la scuola pubblica o no, se volete far pagare le tasse ai più ricchi o no, se volete innalzare l’età pensionabile o no, allora gli estremisti disfattisti criticoni tutti i torti non ce li hanno!

  3. Pietro scrive:

    Caro Gianluca, vista l’amicizia che ci lega, mi permetto di dirti che, politicamente, anche tu hai molte contraddizioni da chiarire con te stesso. Innanzitutto, fidati, Bersani è uno dei segretari più benvoluti dalla base. E lascia perdere (nel caso cadessi in tentazione…:-) il discorso sulla base robotizzata, discorsi vecchi ed ammuffiti, in quanto, piaccia o meno, la maggioranza della base PD è composta da persone che amano informarsi, partecipare, spingere avanti la baracca, dialogare (quando ci è permesso…). Poi, certo, c’è un’altra base, che però, dai retta a me, nell’elettorato è nettamente minoritaria e che vaga come anime in pena per i vari movimenti, che sono come “a petra chi non pigghja lippu” e si tramutano continuamente da popolo viola a girotondi e tondini e così via. Da questi movimenti attingono in tanti: Travaglio e il Fatto Quotidiano, Di Pietro ed il buon Renzi (alla quale, siccome parla bene…viene perdonata anche la cenetta ad Arcore…con la formuletta “c’é di peggio, in giro”…soprattutto, vuoi mai, nel PD…), candidato ed eletto da quel PD che ora tanto schifia…
    Tempo fa, prima dei Renzi (chi ancora vonnu..”Civati”…), ci martellavate dicendo che avevamo perso le radici…ecco, sì, con questi rampolli rampanti, che del glorioso PC conosceranno solo ciò che dice Berlusconi, stiamo davvero staccandoci definitivamente da quella Cultura e da quelle radici. Lo scontro generazionale, ci dite, è per fini benefici, quando avviene in politica. Beh, insomma, è prima di tutto lotta per il potere. Come ti dissi a Locri, in pizzeria, io reputo la generazione di mio padre molto meglio della mia. Non ho problemi a convivere con persone più anziane di me, in nessun contesto sociale. Inoltre, Renzi si era detto d’accordo con Marchionne, ha criticato lo sciopero generale della sola cgil, ha fatto dei distinguo sul referendum e molto spesso si becca gli applausi della destra. Ci sarebbero altri piccoli distinguo, ma insomma, credo che per coloro che ci accusano di aver perso le radici e adesso vogliono rottamare gli alberi vecchi possa bastare. Tra il giovane Renzi e il vecchissimo Bersani – 60 anni oggi – preferisco il secondo. Per competenza, storia, esperienza politica e coerenza. Di Vendola…cosa dire: io lo nominerei Ministro della Cultura o del Welfare, ma poi chiusa lì!
    Guidano partitini dove si fanno eleggere per acclamazione, ma poi vogliono usufruire dello strumento delle primarie, messe su da quegli ingrati del PD, per diventare leader a spese del segretario del maggior partito di opposizione…e adesso maggior partito italiano.

  4. Pietro scrive:

    Pablo, in attesa di sapere quali posizioni prendiamo sui temi che tu hai elencato, posso dirti che se fosse per Renzi (non solo per lui, a dire il vero…) saremmo stati incondizionatamente con Marchionne, contro la CGIL e saremmo andati a cena ad Arcore alla vigilia di una data importantissima quale era il 14 dicembre. Non si può ragionare da leader quando c’è da fare scalate interne e da sindaco di Firenze quando si vuole andare a cena ad Arcore.
    Per ciò che riguarda Renzi, la penso in modo diverso da te, in quanto non lo reputo più bravo, neppure in prospettiva, dell’attuale Segretario, né reputo all’altezza della situazione il gruppetto degli scalatori/rottamatori.

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