Quarantuno. E allora?

E allora tra qualche ora si parte. L’ultima volta è stato tredici mesi fa. Troppi se si pensa che la vita non è così lunga come sembra; pochi, se si pensa a come è stato questo 2011 per me. Gli amici, quelli veri, mi augurano “buon viaggio”, come se andassi chissà dove, come se mancassi chissà quanto. Sorrido per la loro tenerezza, per il loro affetto incondizionato e sincero. Sorrido per la gentilezza non richiesta di chi ha pensato di cambiarmi le lenzuola. Certo, per chi abita nella periferia d’Italia come me, ogni viaggio sembra lungo. Il punto è che insieme alla naturale euforia di chi sta per partire e che ho sempre provato da quando sono in vita (e che mi ha fatto sembrare inutili le ore precedenti ogni partenza), oggi mi scopro a provare un grande rispetto per questa terra, per le palme e gli ulivi che vedo dalla finestra del bagno, per i fichi d’india ai bordi della ferrovia. Sarà per questo che domani ci sarà un po’ di casa attorno a me. Ci sarà il guscio protettivo degli amici di sempre e di quelli nuovi, ci sarà la gente della mia terra, la musica di questo posto e, perchè no, il nostro cibo a farmi sentire ovunque come se fossi a casa. Già, ci sono posti lontani da qua che adoro e di cui parlo sempre, ma, chissà perchè, cerco sempre un po’ di questa terra quando vado via. Forse perchè da qui non mi sposterò mai e, credetemi, non la considero una sconfitta, anzi. Mancherò un paio di giorni per non avere orari da rispettare, se non quelli di autobus e treni, o, meglio ancora, quelli degli appuntamenti già fissati da tempo, perchè il “vizio” di organizzarmi non lo perderò mai. Vado via perchè dopo che il tempo passa capisci che i compleanni non vanno festeggiati solo quando si fa cifra tonda, ma ogni anno trascorso è qualcosa da celebrare con allegria, perchè l’età vera è quella che senti dentro, anche se Scapagnini non è il tuo medico. Stasera penso alle partenze di una volta, quando ancora mi accompagnava quel sano senso di incoscienza, che, in fondo, è l’unica cosa che mi manca dell’età verde. Penso a quel viaggio di 17 anni fa organizzato, voluto e fatto da solo. Agli amici salutati sulla spiaggia di un agosto rovente, al cielo grigio di Amsterdam, alle stangone viste in aeroporto che mi confermavano vecchi assunti acquisiti nell’adolescenza. C’era quel senso di avventura unito al desiderio di scoperta che ora, mi tocca dirlo, è nettamente diminuito. Ora va bene viaggiare, ma ci vogliono dei punti fermi e delle potenziali scialuppe di salvataggio. Che tempi! Per me, che nemmeno sapevo cosa fosse studiare fuori sede o fare l’Erasmus, quel viaggio fu il primo impatto con un mondo molto diverso dal mio. Solo, col mio inglese da sfoggiare come certi abiti eleganti che ora non porterei mai più. Solo, ma sempre pronto e fiducioso verso il prossimo, per qualche giro di Heineken con una comitiva di campagnoli olandesi in trasferta sulla Rembrandtplein di sabato pomeriggio, con io che insegnavo loro le parolacce in italiano e loro facevano altrettanto con me per quelle olandesi. Solo ma sempre pronto a conoscenze, perchè di fronte a me c’erano solo potenziali amici e non gente pronta a fregarmi. Solo perchè il Ragazzo dell’Europa che cantava Gianna Nannini lo avevo sempre immaginato come me in quegli anni. Oggi mi riscopro ragazzo dell’Europa in ogni incontro con gente di nazionalità, culture e razze diverse. Oggi so che ogni piccola occasione di svago, confronto e dialogo va sfruttata anche se non posso permettermi il lusso di un anno sabbatico o di un viaggio senza meta e senza tempi certi di ritorno. Oggi scrivo per ingannare l’attesa della partenza ma domani a quest’ora spegnerò le candeline. Sembrano tante, ma riesco ancora a spegnerle tutte d’un fiato. Alè

4 risposte a Quarantuno. E allora?

  1. Rianne scrive:

    Ciao Gianluca, Buon compleanno allora. E… mi sembra ora di rinfrrescare le tue parolacce olandesi😉 Peccato che non ci siamo visti quando ero a Siderno, ma ci saranno ancora tante altre occasioni! Un abbraccio olandese, Rianne

  2. Virginia Danna scrive:

    41 quest’anno, vero?
    Nella smorfia è ‘o curtiello, il coltello: simbologia impegnativa! Partendo da essa, mi piace pensare ed augurarti che tu possa afferrare quest’anno per il manico e renderlo incisivo e determinante.
    Auguri!

  3. Giuseppe scrive:

    tanti auguri caro vecchio zio Gianluca. Ora manca solo Claudio all’appuntamento….delle prostate
    Un bacio dal maggiordomo danese

  4. Pietro scrive:

    Auguroni…invidioso!!!🙂

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