Like a bridge over troubled water

Chissà se Aurelio Misiti e gli altri che in questi anni si sono riempiti la bocca di mirabilie riguardanti il Ponte sullo Stretto di Messina ora, dopo lo storno di fondi che sono stati tolti alla “opera pubblica fondamentale per il corridoio 1” staranno pensando che in tutti questi anni ci hanno riempito le orecchie di stupidaggini. Me lo auguro. Parlare del Ponte sullo Stretto con la statale 106 vecchia e inadeguata (per quella nuova si combatte per poterne fare un pezzo – pardon, “lotto” – alla volta) e l’autostrada A3 perennemente interessata da lavori e deviazioni, è sempre stata una grande cazzata, buona solo a stuzzicare gli appetiti dei produttori dei materiali necessari e le imprese del settore, per non dire altro.
Un po’ come il Decreto Locride, vecchio cavallo di battaglia di un politico regionale capace sempre di strizzare l’occhio a chiunque, e che ultimamente ha trovato sponda in un politicante paesano che, teoricamente, sarebbe suo avversario. Così, giusto per fare “ammuina” e intervenire su tutto e per tutto “per l’Amazzonia e per la pecunia”, come cantava De Andrè. Giusto per capirci: chiedere un decreto ad hoc per la Locride in questi giorni in cui l’Italia va alla Commissione Europea col piattino in mano a promettere che sarà brava a tagliare i rubinetti della spesa pubblica, è come andare ad una mensa per i poveri e pretendere il “Brunello di Montalcino”. Mah. Il problema è di chi ancora crede a certe chiacchiere. Consoliamoci con la buona musica, con un brano che mi è venuto in mente in questi giorni, un grande classico di Simon and Garfunkel. S’intitola “Like a bridge over troubled water, I will lay me down”. Significa “Come un ponte sopra acque in tempesta, mi lascerò andare”. Le chiacchiere sul ponte crollano come il protagonista del brano cantato dal celebre duo; speriamo anche quelle sul decreto Locride. Basta illusioni e illusionisti!

Una risposta a Like a bridge over troubled water

  1. Pablo scrive:

    Sono daccordo con Gianluca, neanche a dirlo, sulla inutilità di leggi, pacchetti, decreti, tutti speciali, naturalmente, dove le argomentazioni ormai annoiano e gli obiettivi (reali) sono sempre gli stessi: creare fondi da gestire in maniera non programmata, non finalizzata, dispersiva, clientelare. Come i fondi Pisl (e non pils come li definisce quache sapientone che non sa neanche chiamarli per come sono e pretende di spiegarci cosa sono) che non servono a nulla se non a intessere alleanze, clientele, ecc. Dovremmo essere capaci e talmente forti da chiedere strade e ferrovie decenti, ospedali qualificati, servizi civili pisl o non pisl, decreti o non decreti! Non siamo anormali per i quali occorre un trattamento differenziato, siamo gente normale che hanno bisogno di cose normali. Siamo meridionali normali!

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