Riflessione impopolare

Ho ascoltato con grande attenzione l’intervista che oggi Maria Latella ha realizzato su Sky col ministro del Lavoro Sacconi, che ha cercato di spiegare cosa si propone la riforma “in itinere” che con una semplificazione mediatica viene definita dei “licenziamenti facili”. Ho ascoltato le spiegazioni del ministro che ha rassicurato che riguardano solo le aziende in crisi, che non tocca i licenziamenti discriminatori, ovvero che non permetterà di far perdere il lavoro a chi si dovrà sposare o andare in maternità, oppure svolge attività sindacale e/o politica. Partiamo da un assunto: ho 41 anni e sono lavoratore dipendente da quando ne avevo 18; quindi è ovvio che sono visceralmente, strutturalmente (ricordate la struttura materiale che determina la sovrastruttura ideologica?) contro ogni norma che possa facilitare il licenziamento dei lavoratori. Il punto è che la realtà, da qualche anno a questa parte, è fatta per molti dal ricorso sistematico alla cassa integrazione (nel settore dell’industria) e mobilità in deroga (per tutti gli altri settori nei quali, non essendoci versamenti da parte dei lavoratori, l’ammortizzatore sociale è a carico dello Stato). Insomma, una situazione non rosea, nella quale a un certo punto (quando le aziende non chiudono, ovviamente) si smette di lavorare e si viene pagati dallo Stato. Sacconi propone la facoltà, per le aziende in crisi, di far cessare il rapporto di lavoro con i dipendenti, e non di sospenderlo come nel caso della cassa integrazione, per permettere alle aziende di rimettere i conti a posto, proponendo per i lavoratori licenziati altre forme di tutela del reddito, quasi un “salario garantito” tanto caro ai 99 posse che dia l’80% del salario per il primo anno di disoccupazione, il 70% pr il secondo e così via. Per ora non mi pronuncio sul contenuto del testo normativo, anche se mi basta il “no” congiunto di tutti i sindacati confederali. Un aneddoto citato da Sacconi, però, mi ha fatto riflettere, e riguarda l’ipocrisia mostrata da un sindacato (non ha detto il nome ma posso immaginare quale…) che durante una procedura di crisi aziendale, ha firmato per la dismissione di una fabbrica che si è trasferita armi e bagagli nel Sudest asiatico perchè là il lavoro costa meno. Si tratta, evidentemente, di una sigla che ama il “no” a prescindere, almeno quando lo deve proclamare pubblicamente. Ebbene, Sacconi ha detto, molto saggiamente, che avrebbe preferito che l’azienda in questione rimanesse in Veneto, anche con qualche dipendente in meno, piuttosto che trasferirsi completamente in Asia. E in questo caso – e solo in questo caso – sono d’accordo con lui. Ecco perché da tempo diffido del partito e del sindacato del “no” sempre e comunque. Quando ha parlato di ipocrisia di certe sigle mi sono venuti in mente nomi, volti, circostanze, incontrate negli anni della mia militanza sindacale. Oggi, il sindacato per mantenere una certa rappresentatività deve mostrare di essere concreto, credibile. Altrimenti, farà la fine di certi politicanti che da queste parti parlano ancora di decreto Locride e non progettano niente riguardo ai Pisl, ultimo treno dei finanziamenti pubblici rimasto. Oggi, la sinistra e il sindacato sono attesi dalla sfida più difficile della loro storia: mantenere tutele e diritti in una grave fase recessiva. Credo che ci sia una sola possibilità per farlo: negoziare, concertare sempre e comunque, rimanere ai “tavoli” e ottenere sempre il massimo possibile dal contesto economico in cui si opera. Perchè gli anni ’70, le barricate e i picchetti, purtroppo, fanno parte della storia. Chi nega questa evidenza non si dimostra sincero nei confronti di chi paga una tessera per essere rappresentato. Purtroppo.

8 risposte a Riflessione impopolare

  1. Virginia Danna scrive:

    Gianluca, stavolta non sono d’accordo con te. Fu Cofferati il primo ad alzarsi dal tavolo di contrattazione nel 2002 e guarda caso Il ministro Sacconi, nell’ intervista di ieri al Corriere, ha ipotizzato un nuovo «Patto per l’ Italia», sulla scorta di quello che nel 2002 firmarono CISL e UIL, e che prevedeva la sospensione per tre anni dell’ articolo 18 e il taglio ai posti ministeriali. Da quel momento abbiamo avuto tagli a istruzione e sanità, mancato turn over negli altri ministeri, e gli operai da allora ad oggi hanno avuto come unico vantaggio della ‘concertazione’ il referendum capestro di Marchionne.
    No, mi spiace, non sono d’accordo.
    Per me la soluzione non è far rimanere in Italia un’azienda foraggiandola magari con fondi statali e consentendole di licenziare. Se fosse la soluzione, la Fiat a quest’ora funzionerebbe alla grande e invece s’è beccata i soldi e sta comunque per togliere le ancore.
    Il ministro ha parlato di una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato. A parte il fatto che questo renderebbe di fatto precari anche i contratti a tempo indeterminato, ma sicuramente non rimarrebbe una cosa circoscritta a poche aziende; sarebbe piuttosto un’istigazione per tutte. Già ora cavalcano tutte la crisi, non pagano gli stipendi con puntualità, fanno ricorso a contratti di solidarietà o a contratti di collaborazione; una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato sarebbe una mannaia implacabile sempre e solo sugli operai.
    Direi che basta, la fetta di culo panata gliel’abbiamo già data, arrivare all’osso proprio no!

  2. gianlucalbanese scrive:

    Non avevo dubbi, Virginia!🙂 Del resto, il bello della sinistra italiana è proprio il pluralismo e la diversità di opinioni su temi specifici, segno che non siamo intruppati e non prendiamo ordini dall’alto! Che dire? Con l’età ho imparato a diffidare dei “duri e puri”, di quelli che dicono sempre no (vedi Bertinotti et similia) preferendo chi, nel quadro dell’attuale sistema economico (che sicuramente non è il migliore, visti i danni della bolla finanziaria che hanno amplificato le sue incongruenze) riesce a spostare, per quanto possibile, l’ago della bilancia dalla parte dei lavoratori. E’ evidente che non sono d’accordo con Sacconi quando dice che vuole perfettere alle aziende di licenziare più facilmente; capisco cosa voglia dire, invece, quando parla di ipocrisia di fondo da parte di certe sigle sindacali. Sull’esigenza di non foraggiare più le grandi aziende con soldi statali, invece, sono d’accordissimo e la Fiat ci ha marciato troppo in questi decenni. Purtroppo, il problema è molto più complesso, perchè dalla parte datoriale esistono troppi “prenditori” di fondi pubblici invece che imprenditori con propri capitali, tra i lavoratori ci sono troppi lavativi che abusano di quegli istituti ottenuti con lotte sindacali e politiche di decenni, e in mezzo ci sono sindacati che diventano trampolini di lancio per future carriere politiche, spesso basandosi sul “no” a prescindere. Ci vorrebbe un bel repulisti generale, ma prima che tutto ciò possa realizzarsi, noi non ci saremo più. E allora mi limito a diffidare dei “duri e puri”, dei sedicenti “uomini della provvidenza” che popolano il panorama di certa sinistra (in particolare nel Pd) e valuto attentamente le singole proposte, con un occhio sempre più disincantato verso la politica, e avendo ben presente che i buoni non stanno tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra. Chiamala, se vuoi, deformazione professionale.

  3. Virginia Danna scrive:

    Pensa che io ero bertinottiana!😀
    E, manco a dirlo, preferivo la mozione di Ferrero a quella di Vendola.😀
    Comunque anche io non credo agli uomini della provvidenza, ma su certe posizioni non sono più disposta a dare credito a chi ancora media: definiscimi ‘dura e pura’ se preferisci, ma la mia posizione dipende dal fatto che, arrivata alla mia età, ho imparato che a furia di mediare resta solo una cosa: il dito medio….
    Battute a parte, mi sono studiata un pochettino la cosa, ed ho capito che il PIL è inversamente proporzionale al debito. Questo vuol dire che, per abbassare il debito, deve salire il PIL. Ma come può salire un PIL precarizzando il lavoro? E’ qui l’incongruenza assoluta di quel che dice Sacconi.
    Ma debbo anche aggiungere, a onor del vero, che non credo più che qualcun altro, di qualsiasi partito esso sia, andrà verso soluzioni differenti: per farlo, si dovrebbe avere coraggio ed essere sganciati dalle logiche del liberismo, della globalizzazione, del potere bancario… roba contro cui lottano solo i duri e puri, e siamo in pochi ormai .io, Cremaschi e Landini- per pensare di potercela fare. La crisi è nera e la pagheranno soprattutto i deboli. Ossia noi.

  4. maxreale scrive:

    Gianlu’, e’ vero che i buoni non stanno tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra, anche io comincio ad avere un’eta’ che mi permette di non essere cosi’ ingenuo da pensare questo…………ma e’ anche vero che sedersi al tavolo con questo governo, come hanno fatto purtroppo Cisl e Uil, significa solo voler essere presi per il culo! Ma cosa devi trattare con un governo del genere????
    Gianlu’, stiamo parlando di un livello cosi’ basso di politica che non c’e’ spazio per tavoli e confronti: per me i tre sindacati dovevano avere tutti la linea dello scontro totale, fin dall’inizio e oggi non saremmo a questo punto perche’ questo lestofante sarebbe andato via prima di rovinare l’Italia in questo modo. Invece Cisl e Uil si sono messi a trattare e noi lavoratori siamo stati presi regolarmente per il culo ed loro hanno fatto tutto quello che hanno voluto.
    in linea generale sono d’accordo con te, ma nel caso specifico no…. con questa gente non si puo’ trattare.

    • Virginia Danna scrive:

      Accidenti, Max, che splendido estremista che sei diventato!😀

      • maxreale scrive:

        Vidi, generalmente non sono estremista ma “a mali estremi, estremi rimedi”!
        Basta leggere i nomi che compongono questa classe dirigente per capire che non esiste spiraglio per intavolare trattative…. Questi sono solo mercenari messi la’ per arraffare tutto il possibile fin quando avranno la possibilita’ di farlo, per poi scappare col malloppo. GRAVISSIMO ERRORE e’ stato quello di trattare con questa gente!!

  5. gianlucalbanese scrive:

    Max, guarda che un sindacato che non tratta non ha ragione di esistere, perchè se così facesse verrebbe meno la sua rappresentatività. La si può pensare come si vuole, ma le trattative coi datori di lavoro e col governo (di qualunque colore esso sia) sono un atto dovuto, un costume istituzionale insito nel concetto stesso di democrazia, e solo sedendosi e trattando si ottiene qualcosa per i propri rappresentati. L’avete sentito ieri Napolitano, quando ha detto che «Per uscire dalla crisi serve il contributo di tutti e a tutti i livelli, compreso l’ambito lavorativo»? Mi pare abbastanza chiaro. Tutto noi, io in primis, vorremmo una società più equa e più libera e guai a noi se non ci battiamo per rendere tale quella odierna. Ma prima si devono fare i conti con le risorse economiche e le strutture democratiche attuali. Altrimenti, rimane un altro metodo. Quello, per intenderci, adottato da Curcio, Franceschini (Alberto), Cagol, Moretti & Co. Ma non ha dato buoni frutti in passato.

    • maxreale scrive:

      si ma con questi non c’e’ trattativa: Bonanni ed Angeletti per loro sono solo due polli che si devono sedere ad un tavolo e firmare quello che loro hanno deciso. Tutto qua’.
      Cmq speriamo che questo governo rimanga solo un brutto ricordo.

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