Etica e cultura nel giornalismo

Quel gran diavolaccio di Joe Infusini ha fatto ancora centro! Bella, infatti, l’idea di festeggiare i tre anni di attività del sito “www.ilfattoonline.com” con un convegno sul tema “Etica e cultura nel giornalismo”. Al di là dei saluti di rito e delle frasi di circostanza, infatti, si è parlato tanto, non a sproposito, e soprattutto senza infingimenti. E così, al netto del ricco buffet e dei convenevoli, l’assise, ben moderata dal direttore della testata Raffaella Rinaldis, ha vissuto due ore assai interessanti, in cui ognuno ha parlato senza veli. Anche i colleghi più bravi ed affermati, come Carlo Macrì, hanno detto la loro con grande schiettezza, così come tutti gli altri che sono intervenuti. E’ toccato anche a me, su suggerimento dell’editore de Il fatto on line e input del direttore. Come sempre ho parlato a braccio, dicendo quello che pensavo e sforzandomi di non cedere alla tentazione di dire, ad esempio che «noi siamo i migliori e gli altri non valgono niente» o di levarmi qualche sassolino dalla scarpa. Non era proprio il caso di farlo. E ho detto la mia, ad esempio, sull’eccessivo risalto ai fatti di nera e di giudiziaria, sui ritratti dei criminali (o presunti tali) raffigurati alla stregua di personaggi romanzeschi, sulle “locandine” in cui i fatti di sangue devono avere per forza priorità, anche a scapito dei fatti positivi che avvengono nel paese in cui la locandina viene esposta. Ho parlato della necessità di approcciarsi a questo mestiere con lo spirito dell’apprendista che va alla bottega del mastro artigiano, dell’assoluta normalità del lavoro non pagato o mal retribuito negli anni in cui il mestiere va imparato, della necessità, da parte del personale di redazione, di selezionare le notizie che arrivano e soprattutto i comunicati stampa, spesso inviati da politici che intervengono su qualunque cosa «tanto – penseranno – ci sono quei fessi dei giornalisti che pubblicano tutto». Invece non è così, perchè il politichese va sempre tradotto in italiano e spiegato alla gente. Già, perchè il compito dell’informazione quotidiana è anche e soprattutto quello di spiegare i fatti. E, pur nel rispetto dell’evidenza degli stessi, saper spiegare, quando serve, che una minchiata è una minchiata, che un’iniziativa politica fatta giusto per fare ammuina non porterà da nessuna parte e non ha ragione di esistere e che, soprattutto, una notizia è una notizia, e va sempre data, anche se darà fastidio a qualcuno. «Meglio un caffè offerto in meno al bar e un lettore consapevole e informato in più». Ho chiuso così, riscuotendo forti e immeritati applausi. Dimenticavo: prima d’intervenire ho applaudito, a scena aperta, l’intervento di un collega del quale, in passato, avevo disapprovato pubblicamente, e in maniera aspra, alcuni suoi comportamenti. Ma oggi ha detto cose giuste, e meritava il mio applauso. Sincero, così come sincere erano le critiche mosse a suo tempo. Perchè bisogna imparare a giudicare le singole questioni nel merito, e non farne una questione di onore personale.
Di una cosa sola mi sono pentito: non ho ringraziato il fatto on line per aver messo nella home page il link col mio inutile blog. E’ una cortesia che mi fanno da anni e in maniera gratuita e io, preso dalle beghe di chi fa questo mestiere, l’ho dimenticato. Me ne scuso e approfitto per ringraziarli in questa sede.
Lunga vita al Fatto on line!🙂

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