Il gelato al veleno

Si dimette o no? Si dimette o no? Lui non cede per primo. Si dimette o no? Si dimette o no? Chissà chi vincerà. Guardo Ballarò e mi viene in mente la canzone di Gianna Nannini di più di un quarto di secolo fa. Apprendo della promessa (da marinaio?) di Berlusconi di dimettersi tra sette giorni, dopo l’approvazione del maximendamento. Sarà vero? Mah, ho imparato a essere come San Tommaso. Scettico per natura. Oggi è facile gioire per questa prospettiva di fine del Berlusconismo, autentica piaga che ha contagiato l’intera politica italiana negli ultimi 17 anni. E’ la sindrome da piazzale Loreto della Storia d’Italia. Tutti vorremmo vedere il dittatore che ci ha oppresso per circa un Ventennio fare una brutta fine. Ma poi? Siamo davvero convinti che tra una settimana il Cainano si dimetterà e arriveranno i barbudos che sfileranno per le strade di Roma come fecero mezzo secolo fa per le vie dell’Avana tra due ali di folla che lancerà loro dei fiori dopo aver espugnato Santa Clara? Sappiamo tutti che non sarà così, perchè chiunque subentrerà non potrà che fare i conti con debito pubblico, Bce, patto di stabilità, spread, riduzione del debito e così via. Al contrario di una classe politica che continua a non raccontarla giusta, l’unica verità è quella che viene dalla bocca dei giornalisti, e non lo dico solo per fare una difesa corporativa. Ha ragione De Bortoli, quando dice che chiunque subentrerà sarà costretto a fare un passo indietro rispetto alle aspettative del proprio elettorato. Chi non lo farà non sarà credibile, e quindi inidoneo a guidare il Paese nei prossimi anni, quando bisognerà uscire, tutti insieme, dalla crisi. Ho vissuto quanto basta per capire che la politica non dà più gioie, nemmeno sulle disgrazie dei nemici di partito. Dà solo dolori. Si spera che chi subentrerà sarà in grado di fare meno male possibile. Sembra una prospettiva minimalista, ma mi pare, ad oggi, l’unica realizzabile.

Una risposta a Il gelato al veleno

  1. Virginia Danna scrive:

    Parlando con più persone, mi sembra che siamo tutti rassegnati all’ineluttabile ormai, e cioè che non c’è più spazio per alternative vere, ma che serve solo manovalanza disposta a cucire le pezze al culo di questa Italia che, come ho chiosato in versi sul mio blog, non ce la farà dando solo fette di culo panato ma dovrà arrivare fino all’osso.
    E questa rassegnazione mi fa incazzare. Assai.

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