Il mio primo abbonamento

L’altra sera mi sono abbonato on line a “Il Fatto Quotidiano”. Una decisione improvvisa, non meditata, presa così “al volo”. Ma pagare cento euro all’anno per leggere tutti i giorni un quotidiano sempre interessante mi sembra un buon investimento. E’ il primo abbonamento a un quotidiano che acquisto nella mia pur lunga esistenza. In precedenza mi abbonai a “Diario della settimana”, altro splendido prodotto editoriale, ma non rinnovai l’abbonamento perché capii che non avevo il tempo di leggere la rivista che ora fa parte di una collezione annuale accatastata a casa. L’abbonamento in pdf al Fatto Quotidiano, invece, presenta degli indubbi vantaggi pratici: a mezzanotte ti scarichi l’edizione e te le leggi nei momenti della giornata in cui ti garba di più farlo. Stamani, per esempio, sono rimasto qualche minuto in più a poltrire sotto le lenzuola leggendo il giornale appena scaricato sullo smartphone. Volete mettere? E poi c’è la possibilità di accedere all’archivio storico del giornale per una fruizione totale che fa il paio con i contenuti sempre interessanti. Certo, il Fatto Quotidiano non è né il Vangelo né la Sunna o il Corano. E’ “soltanto” un bel giornale, una voce fuori dal coro di una stampa che, anche quella cosiddetta “di area”, sembra ormai appiattita in un coro unanime di approvazione a qualsiasi iniziativa del governo Monti, dopo il (facile) lavoro di opposizione civile ai disastri del governo Berlusconi. Insomma, col dovuto distacco che va mostrato nei confronti di tutte le cose frutto del pensiero umano, quello che ho da poco compiuto mi sembra un buon investimento nell’informazione, così come lo è stato quello di chi, a suo tempo, diede il contributo per mandare in onda Servizio Pubblico. Già, c’è un’Italia che non si rassegna al pensiero unico e dominante, che non manda giù qualsiasi cosa gli venga propinata. E ci sono prodotti editoriali che meritano l’apprezzamento dei lettori, anche di quelli come me che più passa il tempo e più si avvicinano al pensiero garantista. E allora – direte voi – come fa un garantista a leggere quello che taluni definiscono in maniera dispregiativa come “Il mattinale delle Procure”? Fa, con lo spirito critico tipico degli addetti ai lavori, ma anche con la stima verso colleghi d’indiscusso valore, come Luca Telese, uno che non ha l’aria di chi si fa prendere in giro dai politici. Se vi va, versate anche voi un contributo per un’informazione senza padroni né padrini, che non si presta ai desiderata dei leader di partito, come fu – a quanto pare – per l’Unità di Concita De Gregorio, che all’epoca dei fatti non denunciò il presunto inciucio tra Fini e il Pd ai tempi delle elezioni regionali nel Lazio, quando il centrosinistra candidò “a perdere” Emma Bonino che, stando alle rivelazioni di questi giorni, non godette dell’appoggio di tutto il Pd; anzi ci sarebbe stato un tacito accordo per far vincere l’allora finiana Polverini in cambio dell’impegno di Fini a sfiancare il governo Berlusconi fino a farlo cadere. Vi piace questo modo di fare politica? A me no. E non mi piacciono i giornalisti che certe cose non le scrivono. Ora capisco perché in certi ambienti del Pd paesano non digeriscono la mia condotta professionale. Sono abituati “in un certo modo”😦

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