Toh, chi si rivede…

Magistrato, presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria e della prima sezione della Corte d’assise, esponente della corrente di sinistra di Magistratura democratica docente di diritto penale alla scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria, ma anche scrittore. Sono ben tre, infatti, le fatiche letterarie di Vincenzo Giglio, accusato dalla direzione distrettuale antimafia di Milano di corruzione, favoreggiamento personale, rivelazione del segreto d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività della ‘ndrangheta. A parte “Una caramella al limone” edito da Città del Sole nel 2007, i titoli dei volumi di cui Giglio è autore sono tutti un programma. Il 2006, infatti, è l’anno del suo esordio come autore, in cui ha dato alle stampe per Laruffa “Il politico”, mentre l’anno scorso ha pubblicato con “Città del Sole” “Il mafioso”. Non è la prima volta che un magistrato si cimenta nel ruolo di scrittore (l’esempio più famoso è quello di Gianrico Carofiglio, perennemente in testa alle classifiche di vendita) ma rileggere oggi il godibilissimo romanzo “Il politico” suona quasi beffardo, fatte salve tutte le garanzie costituzionali previste dal vigente ordinamento giuridico. Narra, infatti, di un giovane precario meridionale nel quale un avvocato di pochi scrupoli intravede la stoffa del politico, trascinandolo in un vortice di successi elettorali che lo portano nel giro di pochi anni a occupare uno scranno a Montecitorio. Il prezzo che però deve pagare è costituito dai sempre più pesanti compromessi che finiranno per provocare in lui una profonda crisi morale, alla quale reagirà con una forte ribellione che lo porterà a rinnegare quel mondo pieno di contraddizioni e debolezze. Già, perchè il suo mentore, coprotagonista di un romanzo improntato ad un approccio parodistico di quella che comunemente si definisce la “realpolitik”, lo ammonisce subito su quello che è il pensiero autentico della classe politica, che esce malconcia dall’opera. «Sei veramente convinto – dice l’avvocato senza scrupoli al proprio giovane pupillo – che a questi sciacqualattuga fotta una beneamata minchia della classe operaia o del ceto impiegatizio o del popolo delle partite Iva? Balle! A tutti interessa una cosa soltanto: l’ebbrezza del rapporto con la folla, la convinzione, ahimè fondata, che qualunque cazzata dicano sarà stimata ed apprezzata come un momento di alta verità e saggezza». Nemesi storica? Lo dirà, eventualmente, il seguito dell’iter processuale. Quello che appare indiscusso, invece, è il talento letterario dello scrittore Vincenzo Giglio.

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

E questo è quello che scrissi quattro anni fa su questo inutile blog:

Recensione del libro “Il politico” del 5 novembre 2007

Io sono uno di quelli ancora convinti che la cultura sia più importante dell’edilizia. E non è solo un modo di dire. Quando posso, leggo dei libri. Certo, non tantissimi, ma comunque sono sopra la media nazionale per quanto riguarda le statistiche dei volumi letti all’anno. Uno dei libri che ho amato tantissimo e che ho letto tutto d’un fiato è stato “La ragazza di Baghdad” di Michelle Nouri, che incontrai la scorsa primavera durante una manifestazione culturale a Siderno. Ma il panorama degli scrittori calabresi è molto meno asfittico di quanto possa sembrare. Grazie alla raffinata rivista culturale “Terza Pagina”, ho conosciuto un libro che ho voluto subito comprare e leggere. Lo ha scritto Vincenzo Giglio, un magistrato reggino di 47 anni, e s’intitola “Il Politico – una storia di casa nostra”. “Il politico” è la storia di un giovane sulla trentina che abita in periferia e non ha un soldo in tasca. Perde il lavoro di cassiere, finisce la storia con la donna che ha sempre amato e si ritrova in mezzo a una strada, col solo affetto della sorella e di un paio di amici fidati. Sembra destinato alla disoccupazione perenne, quando per caso incontra un anziano avvocato senza scrupoli che lo coinvolge in una improbabile avventura politica che, seppur tra le mille perplessità e la miriade di esami di coscienza del protagonista, lo porta fino in parlamento. Non voglio svelare il finale, per ovvi motivi, ma il libro è piacevole da leggere, anche se, a una lettura superficiale, la storia del protagonista Gino Pulejo sembra simile a quella del personaggio interpretato da Silvio Orlando, ne “Il portaborse” di Nanni Moretti. Quello che, per intenderci, dopo anni vissuti da yesman, prova un sussulto di dignità e dice addio alla vita da portaborse e alle sue umiliazioni, sfasciando la macchina sportiva comprata proprio grazie ai suoi servigi allo spietato onorevole interpretato da Nanni Moretti. In realtà, il libro di Giglio, va oltre, ed è lo specchio della degenerazione della vita politica nella cosiddetta seconda repubblica. Si parte, infatti, dall’autoconservazione del ceto politico magistralmente descritta da Gian Antonio Stella nel suo “La casta”, ma il tutto viene calato nella realtà della provincia reggina. E così, assistiamo alla proliferazione di strane liste create ad hoc per difendere interessi particolari. Il partito creato dal burattinaio avvocato Tarantino, infatti, si chiama Pis (Partito delle Istanze Sociali) e stringe accordi indistintamente con destra e sinistra. Il libro fa vivere le tappe fondamentali della vita politica : la campagna elettorale, le interpartitiche per disegnare eventuali assetti di giunta, il cerchiobottismo dei favori una volta eletti, l’ascolto solo apparente dei bisogni dei cittadini e i piccoli grandi agi della vita privata. E proprio quando il giovane Gino Pulejo sembra godersi la felicità, tanto da riuscire a sposare il grande amore della sua vita dalla cui unione nascono due bambine, scopre accidentalmente di essere il pupazzo di un gioco più grande di lui, nel quale la sua figura, la sua candidatura e i successi elettorali sono frutto soltanto del disegno occulto di un “grande elettore”, come si chiamano oggi, un boss della mala da tempo latitante, che per togliersi una sfizio voleva eleggere una sua “testa di legno” in Parlamento. A voi il piacere di scoprire il finale. Di certo, “Il Politico”, edito da Laruffa editore e in vendita a 10 euro, è un libro da regalare a chi si cimenta nell’agone della militanza politica ed è convinto che gli altri condividano i suoi stessi ideali cristallini, il suo impegno disinteressato a favore del popolo. E’ una sorta di vaccino, che apre gli occhi a chi non ha mai avuto a che fare con “la casta”.

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