Più grazia che tedio a morte nel vivere in provincia

Più grazia che tedio a morte nel vivere in provincia. E’ la convinzione che maturo ogni volta che vengo a Roma e che confermo anche oggi, mentre sorseggio Chianti dal tavolino di un self service del piano sopraelevato della stazione Termini. Avevo un paio d’ore abbondanti di tempo stamattina e ho rinunciato al giro in centro quando la stanchezza ha preso il sopravvento tra una forsennata corsa e l’altra, tra bus e metro, tra un binario e l’altro, tra una linea A e una B. Corrono, corrono tutti e l’impressione che i tempi del sonno, del nutrimento e del (poco) svago siano dettati più dalla disponibilità di qualche buco che non per effettive esigenze fisiologiche: insomma, qui si mangia, si dorme, si tromba e si socializza quando c’è tempo e non quando si vuole: che schifo! Penso alla mia modesta casetta sul mare, al posto di lavoro a 300 metri di distanza, alla fitta rete di relazioni sociali intrecciate e oggi mi sento fortunato e non vedo l’ora che un treno mi riporti in Calabria, in provincia, laddove la vita e’ ancora a misura d’uomo, nessuno s’ammazza per correre più di te e hai la possibilità di ritagliarti i tuoi spazi. La città e’ bella, ma e’ come il pesce: dopo 3 giorni puzza e oggi non invidio per nulla chi deve vivere qui. Io ho molti impegni ma non corro: preferisco vivere. O no?🙂

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