Che casino!

Il voto parlamentare di oggi contro l’arresto di Cosentino è grave. E non perché riguarda uno che è coordinatore regionale del Pdl campano, ma perché a fronte di una magistratura che ha messo in galera un sacco di gente (disponendo la custodia cautelare per 56 persone su 57 indagate) i membri del Parlamento, cioè i politici, cioè la “Casta”, hanno difeso uno di loro a fronte degli altri 56 che invece si arrangeranno. Insomma, il meccanismo democratico così come concepito da Montesquieu e realizzato successivamente nel corso dei secoli si è inceppato. Già, perché lo stesso si fonda sull’equilibrio tra poteri indipendenti: esecutivo, legislativo e giurisdizionale. In questo caso, quello legislativo, ha posto un veto a quello giurisdizionale, tutelando uno dei “suoi”. Ma c’è anche il caso in cui il potere giurisidizionale, supportato dalle sue articolazioni che non sto qui a elencare, spara nel mucchio, criminalizzando tout court la classe politica in quanto tale, decidendo chi, come e quando può e deve fare carriera, legittimato, s’intende, dal voto popolare. E così, ex PM diventano leader di partito, parlamentari, sindaci. Siamo sicuri che tutto questo accada in un Paese normale? Mentre chi ricopre cariche elettive, e in un momento della sua attività ha assunto decisioni rischiose, riceve avvisi di garanzia, ordinanze di custodia cautelare e, nella migliore delle ipotesi, sputtanamenti puri e semplici. E’ giusto questo? No, sicuramente no. Perché da quasi vent’anni il rapporto tra politica e magistratura si è inceppato. Faccio parte di una generazione che ha vissuto l’epoca di Mani Pulite appena maggiorenne. Allora tutti facevamo il tifo per Di Pietro. Non solo noi poveri cittadini che avevamo sete di giustizia. Anche grandi giornali, conduttori televisivi e intellettuali. Oggi, a distanza di vent’anni che risultati abbiamo avuto dopo quell’ondata? Pochi, quasi nessuno, perché la corruzione c’è ancora tutta. Un’ondata che forse ha generato un’anomalia politica che ha scompaginato gli assetti tradizionali dell’ideologia politica nel suo rapporto con la giustizia. Prima di Berlusconi, infatti, la sinistra era garantista e la destra giustizialista. Perché la prima contribuì in maniera determinante alla fase costituente e sa che le garanzie costituzionali per l’imputato sono un patrimonio, non una comoda scappatoia. La destra, invece, figlia di quell’esperienza dittatoriale durata un Ventennio, era giustizialista, agitava forche e cappi in tutte le sue facce e articolazioni. Poi venne Berlusconi, uno dei pochi risultati, beceri ma tangibili, del ciclone di Mani Pulite. Indagato fino al collo, riuscì nella incredibile impresa di far diventare la destra (populista, pseudoliberale e piduista) “garantista”, mentre la sinistra, stretta nell’abbraccio mortale con Di Pietro, era diventata “il partito dei giudici”. Oggi non si capisce più niente. E chi ci rimette? Non tanto i magistrati, che non pagano le loro responsabilità civili coi risarcimenti per gli errori commessi, ma la Giustizia nel suo complesso. Come uscirne? Non spetta a me dirlo. Sicuramente riacquisendo credibilità nell’agire quotidiano, ma comincio a pensare che non riuscirò a vedere, da vivo, un Paese normale, nel quale il parlamento legifera, la giurisdizione amministra in maniera equa la giustizia e il governo detta una linea improntata al bene comune della Nazione. Al momento, infatti, c’è ancora un sacco di lavoro da fare😦

2 risposte a Che casino!

  1. Virginia Danna scrive:

    E con la decisione della consulta di non modificare la legge elettorale questi bravi signori che oggi hanno garantito Cosentino ce li ritroveremo tutti di nuovo in Parlamento anche alle prossime elezioni….

  2. Pietro scrive:

    La Consulta non ha deciso di non far modificare la legge elettorale, ha deciso che il porcellum non va abrogato attraverso un referendum. E con la sua abrogazione ha evitato il ritorno al mattarellum, che abbiamo visto cos’aveva prodotto: i Mastella. i mille rivoli della sinistra dura e pura e altre piccole cosettine. La palla passa al Parlamento, il PD ha annunciato una proposta di riforma della legge elettorale del tutto nuova, che andrà discussa. Era una delle condizioni poste per il via libera al Governo Monti, proprio per non andare a votare col porcellum. Personalmente non ho firmato per il referendum proprio per rispetto verso questo strumento che viene svuotato del suo importantissimo valore democratico ogni qualvolta se ne abusa per interesse di bottega. Infatti, i piccoli, gli asinelli, i campanili e i partitini personalizzati volevano il ritorno al mattarellum. Poi, oggi ci ritroviamo un Di Pietro che si scaglia contro quest’ultima, la Consulta, come faceva sistematicamente Berlusconi. Su Cosentino abbiamo potuto constatare come la Lega, nella sua non breve esperienza con la Capitale “Ladrona” – e ultimamente, con Alemagna, molto cruenta e insicura – sia divenuta ricattabile in quanto collusa con l’insulso meccanismo di potere che ha caratterizzato la loro esperienza di Governo in coalizione col PDL.

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