A te che fosti la più contesa

Per chi non lo sapesse io scrivo da qui. Da questo estremo lembo di penisola italica, col Pil tra i più bassi d’Europa e una presenza asfissiante (come in altre parti dello Stivale e del mondo) della delinquenza organizzata; con una riviera detta “Dei Gelsomini” lunga e invitante, che offre ogni mattina lo spettacolo dell’alba dal mare e per almeno tre mesi l’anno tutto il bello dell’estate. Con la principale arteria (la statale 106) troppo stretta e diritta per i tanti e odiosi Suv che (fatti con soldi forse male guadagnati) la percorrono ogni giorno, e tanti fermenti culturali, artistici buoni da esportare nel mondo. Col profumo delle arance d’inverno e dei gelsomini d’estate. Coi prodotti “a chilometro zero” e le grandi catene di distribuzione.
La Locride che ha espresso un solo deputato, peraltro di opposizione, e nessun consigliere regionale nel triennio 2008-2010. La Locride che fa gola, soprattutto a chi vede questo territorio come potenzialmente “vergine”, terra di conquista per politici del capoluogo che sanno che da queste parti si fa fatica a mettersi d’accordo, tutti difendono il loro pezzo di orticello politico e la frammentazione ha fatto più danni che mai. In questo contesto, è facile venire qui e porsi come “uomini della Provvidenza” capaci di prendersi a cuore le sorti di questo territorio.
Nei giorni scorsi è accaduto qualcosa di straordinario, almeno per chi segue da vicino i fatti politici regionali. Sabato, infatti, invitato dai giovani Popolari Liberali della Locride, il consigliere regionale di maggioranza Gianni Nucera è venuto a rilanciare la sua idea di un “decreto Locride” sulla scorta di quel “decreto Reggio” datato 1989 che portò opere pubbliche e (tanti) soldi al capoluogo, fino a migliorarne, almeno, il centro cittadino. Un’idea suggestiva, la sua, guarda caso sostenuta, nel corso dei mesi scorsi da un consigliere comunale del Pd di Siderno e che ha riscosso il plauso anche del sindaco democrat di Bianco. A supportare il vecchio cavallo di battaglia del giovanardiano Nucera è arrivata anche la brochure diffusa durante il convegno, contenente la proposta di legge regionale, il suo impianto fondamentale e un richiamo alle fonti di finanziamento. Insomma, il quadro che veniva fuori era quasi idilliaco: finalmente un consigliere regionale attento e presente nella Locride che fa il pieno di consensi bipartisan e vuole fare qualcosa di concreto per questo territorio. C’è un però. Chi mastica politica sa che nel 2012 in pieno governo Monti (creato per mettere a posto i conti di uno stato messo male dal punto di vista finanziario) pensare a un decreto Locride con fondi governativi è come spiegare che la Befana esiste e Babbo Natale pure. Nucera lo sa. Ecco perché a supportare l’idea di fattibilità del suo progetto, ha portato a Gioiosa Marina, durante il convegno di sabato, l’eurodeputato molisano Aldo Patriciello, ovviamente anch’egli dei Popolari Liberali del Pdl, che ha spiegato che finanziare il decreto Locride si può, purchè passi il vaglio della disciplina degli aiuti di stato per le aree depresse, da parte dell’Unione Europea. Quasi un “basta poco, che ce vò” per l’europarlamentare che ha garantito il suo impegno personale in tal senso e quello dei suoi colleghi del Sud Italia.
Ma siccome il vizio di non farmi i fatti miei non l’ho perso, ho chiesto pubblicamente a Nucera rassicurazioni sulla realizzazione del decreto Locride e sui tempi certi dell’iter “perché non è la prima volta – ho spiegato – che viene un consigliere regionale a proporre strumenti e rimedi straordinari per la Locride e poi di concreto ancora non c’è nulla. Basti pensare alla “mozione Locride” del suo collega di maggioranza Candeloro Imbalzano, presentata in pompa magna davanti a sindaci e parti sociali lo scorso mese di agosto a Siderno e tuttora non discussa in consiglio regionale”. Nucera sogghigna sotto i baffi, e, nella relazione conclusiva, si rivolge a me dicendo “Caro Albanese, non sono così presuntuoso da pensare che coi miei quattro articoli contenuti nella proposta di legge che ho presentato io possa risolvere tutti i problemi della Locride; però mi aspetto che dal territorio, dai sindaci e dai giovani, possano arrivare idee e contributi per dare contenuti alla proposta stessa, così come fatto con i piani integrati di sviluppo locale”. Insomma, la mia sensazione è stata quella di un ridimensionamento dell’idea, anche se, va detto, se dovessero arrivare i soldi dall’Ue sarebbe proprio da fessi non arrivare pronti e con una progettualità tale da sapere come impiegarli.
E Imbalzano? Insieme all’amica e collega Simona Musco abbiamo seguito passo passo il travaglio della sua mozione in consiglio regionale, convinti che non basti presentare i progetti ma serva metterli in pratica. E quindi, da agosto a dicembre, si è ripetuto il mesto rito della telefonata il giorno dopo ogni seduta del consiglio regionale: “Onorevole, allora? Si è discusso della mozione Locride?” e ogni volta ci toccava prendere nota (e riportare sul giornale) del suo rammarico per la mancata discussione e il consueto rosario di giustificazioni. Non è un caso, dunque, se a metà pomeriggio di ieri sia stato lo stesso Imbalzano a chiamarmi per annunciare la discussione della mozione in consiglio regionale e trasmettermi la copia del documento approvato dall’aula, con tanto di “saluti alla sua collega che mi chiamava sempre, a ogni riunione consiliare”. Anche in questo caso, il documento contiene tanti impegni, importanti ma generici, che dovranno tradursi in atti concreti. Anche perché i semplici “segnali di attenzione” cominciano a non bastare più.
Ah, dimenticavo…la discussione della mozione è arrivata meno di quarantott’ore dopo la visita locridea di Gianni Nucera per riproporre il decreto Locride; ed è allo stesso Nucera che Imbalzano (suo collega di maggioranza a palazzo Campanella) ha rivolto una pesante stoccata: “La mia mozione è l’unico strumento concreto e attuabile al giorno d’oggi; il resto è demagogia da convegno e aria fritta”.
E non è finita qui. Come dimenticarsi del “Progetto d’urto per la Locride” ideato dal presidente del comitato dei sindaci del comprensorio Ilario Ammendolia, tra i papabili per una candidatura in Parlamento sotto il simbolo del Pd? Risale allo scorso settembre, poche settimane dopo la visita di Imbalzano e per discuterne si riunirono il sabato mattina, i consigli comunali di tutta la Locride all’hotel President di Siderno. Se ne parlò anche col presidente della Regione Scopelliti, che diede qualche rassicurazione su alcuni punti specifici sulla scorta di incontri con quel Cipe dell’allora governo Berlusconi che in quei giorni viveva il canto del cigno con relativa infornata di viceministri e sottosegretari calabresi e ora non c’è più. Da Monti in poi non se n’è più parlato e ora i sindaci sembrano prediligere la fascia tricolore di lotta a quella di governo, promettono manifestazioni romane e presentano piattaforme che vanno da una sorta di zona franca con vincoli meno stringenti per quanto riguarda il rispetto del patto di stabilità per i Comuni delle aree depresse e rispolverano il diritto al “lavoro minimo garantito” che fa tanto 99Posse.
Io, cittadino locrideo, a chi dovrei credere? A Nucera che mi parla di un decreto Locride in corso d’opera con i contributi propositivi di sindaci, giovani e associazioni e l’eventuale copertura dei fondi dell’Ue, a Imbalzano che sventola il vessillo della mozione Locride appena discussa ma che si dovrà dotare di strumenti (e soprattutto interventi) concreti, o ai sindaci che volevano il “progetto d’urto per la Locride” e ora sono pronti a marciare su Roma? E se tutti remassero nella stessa direzione unendo le forze verso un obiettivo comune senza pennacchi, primogeniture o etichette, non sarebbe meglio? Per la Locride, s’intende…

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