Una volta era tutto più facile

Una volta era tutto più facile: andavi in stazione a piedi e il passaggio lo chiedevi solo se pioveva o se avevi più di due valigie. Sennò, via: “Siderno, stazione di…Siderno” e quel prolungato “din din din din din din din” anticipato dal rumore delle sbarre dei passaggi a livello che si abbassavano e ti dicevano che finalmente il viaggio poteva iniziare. Unico onere era quello di obliterare il biglietto nelle macchinette gialle. E poi via. Salivi a piedi e scendevi a destinazione a piedi. Da centro abitato a centro abitato. Perché la Locride era ancora in Europa. Lo era quella mattina di agosto del ’94, quando sulla spiaggia che somigliava più a quella di Guardia Piemontese dell’82 cantata da Brunori che ai lidi multi colorati di adesso, parlavo ai miei amici del mio imminente viaggio solitario ad Amsterdam. Poche ore dopo ero già sul “Romano”, l’indomani all’alba la coincidenza per l’aeroporto di Fiumicino e il volo per la capitale olandese. Scelsi il treno da Siderno per arrivare in Olanda, convinto che un viaggio tanto desiderato vada assaporato lentamente, come un bicchiere di Cardenal Mendoza. E nella cuccetta di seconda classe con le cuffiette del walkman sulle orecchie sognavo Amsterdam e le sue bionde stangone che avrei visto qualche ora dopo. E l’anno prima? Firenze andata e ritorno in meno di quarantott’ore. Quasi un fine settimana intero in treno per andare a trovare la straniera conosciuta grazie a un’amica comune pochi giorni prima. Si poteva fare allora. Si poteva scendere la mattina presto alla stazione di Santa Maria Novella cantata da Pupo, andare ai bagni a pagamento, quelli puliti. Sciacquarsi, “ravvivare” il gel in testa e partire, sempre a piedi, verso quella casa del centralissimo Borgo San Lorenzo coi mercatini che aprivano e il solleone che dava meno fastidio di adesso. Nei dieci anni successivi si poteva anche andare e venire da Roma, passare due notti in treno e sopportare la leggera spossatezza del ritorno, quando a piedi, via spiaggia, tornavo a casa, mentre la sera prima avevo cenato vicino piazza Navona nel locale del sommelier argentino che una volta lavorava a Siderno. C’era tutto il tempo, anche al ritorno. Cena in centro e poi metropolitana o lunga passeggiata da via Cavour per arrivare a Termini prima delle 23, prendere il treno e arrivare a casa intorno alle 8,30 dopo aver dormito in cuccetta o vagone letto. Si poteva fare, nemmeno troppo tempo fa. Ora no, anche l’ultimo treno è stato soppresso. E adesso per andare a Roma, bisogna aspettare l’autobus che dal centro di Siderno (unica fermata piazza Portosalvo) ti porta alla stazione di Rosarno (40 chilometri di distanza) laddove alle 9,42 parte l’Eurostar che arriva a Roma alle 15,15, sperando che la tua carrozza sia quella col bagno funzionante e agibile e che hai avuto il tempo di comprare i panini prima della partenza, perché quelli del fu vagone ristorante fanno schifo, costano troppo e nemmeno i pasti caldi servono più. Altrimenti “ti attacchi al tram” e pranzi alle 15,30 a Termini. E stiamo parlando di Roma. Figuriamoci da Firenze in su. Ma torniamo in Calabria. Per arrivare a Rosarno dalla Locride bisogna percorrere la strada di grande comunicazione Jonio-Tirreno, che ieri ha fatto altri quattro morti. Una strada che taglia in due un pezzo di Aspromonte ed è fredda, pericolosa con delle rampe anche troppo ripide per essere una “superstrada” e la galleria sotto il monte Limina che continua a filtrare acqua. È la via principale anche per raggiungere l’unico aeroporto vero e funzionante dell’intera regione, quello di Lamezia terme. Ecco perché d’inverno, con la pioggia battente, neve e ghiaccio sulle strade e la nebbia di notte forse è meglio evitare di prendere l’aereo, a meno che non abiti a Lamezia e zone limitrofe. Meglio rimanere qui, a meno che non ci si debba spostare per stretta necessità, per lavoro, come quei quattro giovani di Guardavalle morti ieri pomeriggio. I viaggi, da queste parti, costano troppo: in termini di soldi, fatica e rischi per la propria incolumità. E se si ripristinasse almeno il “Romano” delle 21.10? Sarebbe di nuovo il passepartout per il resto d’Italia, d’Europa, di Mondo. Ammesso che la Locride ne faccia ancora parte.

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