La Locride? Terra di ‘ndrangheta…

Quando un musicista che rappresenta un gruppo di musica etnica tra i più apprezzati nel panorama internazionale, o meglio, quando un amico va in Rai, siamo tutti contenti. Quando però il conduttore del programma manifesta, sotto una parvenza di senso di ospitalità, i soliti preconcetti e le immagini stereotipate di un territorio che ha bisogno di uscire da certi clichè, tutta la gioia si trasforma in rabbia. Già, in rabbia. Quella che ho provato io nel vedere lo stralcio di Tg3 Linea notte andato in onda ieri. In studio, oltre al conduttore Maurizio Mannoni, il vicedirettore del Foglio Alessandro Giuli. Tra gli ospiti, Mimmo Cavallaro, cantante, musicista e front man dei Taranproject che, tra l’altro, hanno ispirato la trama del mio primo e unico libro “Taranta revolution”. In quei sei minuti non si è parlato di musica, ma di ‘ndrangheta. Come se ci fosse Gratteri o un altro magistrato in prima linea o uno dei soliti giornalisti minacciati o intimiditi. Come se tra i delinquenti di ‘ndrangheta, i loro “Osso, Mastrosso e Carcagnosso” e le varie “cariche” attribuite dopo i giuramenti con gocciolina di sangue sull’immaginetta di San Michele Arcangelo, e i magistrati in prima linea contro di loro; come se tra questi due estremi non ci fossimo noi, i locridei normali. Che la mattina ci alziamo, lavoriamo, facciamo il nostro dovere di bravi cittadini e quando possiamo andiamo a divertirci anche ascoltando la musica dei nostri artisti preferiti. No, perchè a queste latitudini anche la tarantella diventa simbolo del riscatto contro la ‘ndrangheta, secondo la semplicistica ricostruzione del buon Mannoni. Parole, aria fritta, stereotipi. Giusto per fare passare quei cinque minuti d’intervista originata non tanto da un improvviso interesse del conduttore verso la nostra musica e i nostri artisti da esportazione ma con tutta probabilità “propiziata” dal manager dei Taranproject, già nume tutelare della recente ospitata ai “Fatti vostri”. Il paradosso è che Marcello Cirillo, conduttore de “I fatti vostri” era stato, molto più giornalisticamente professionale dello stesso Mannoni: aveva un gruppo musicale in studio e ha parlato di musica, dell’evoluzione stilistica del terzinato che ha superato i limiti di tamburello, organetto e chitarra battente e si è arricchito del sound di bravissimi musicisti che lo hanno rielaborato coi fiati, col basso elettrico e con la batteria, che grazie alla maestria dei Taranproject si sposa benissimo col suono della nostra lira. Mannoni no. La sua fretta di collocare in uno degli scomparti assai limitati del suo scibile il suo ospite lo ha portato solo a mostrare la copertina del Cd e a dire due banalità da bar, non riuscendo a mettere a proprio agio un ospite che per carattere mite e educazione d’altri tempi, ha risposto alle sue domande, anche se palesemente impertinenti. Il fondo si è toccato quando la regia ha mandato in onda le immagini di una recente edizione del Kaulonia Tarantella Festival, con piazza Mese e la sua folla danzante e spensierata e qualcuno in studio ha osservato che «ci sono pure tante ragazze». Sì, c’è “pilu”. Quello citato da Antonio Albanese nel suo Qualunquemente. Pilu et circenses. Donne senza il burqa che si scatenano in piazza al ritmo dello Jimbusedu. Anche nella Locride, sempre e solo etichettata come terra di ‘ndrangheta. Credo che ci vorrano ancora troppi anni per far sì che la gente in Italia apprezzi la bravura dei nostri grandi musicisti (Taranproject, Francesco Loccisano, Scialaruga, Mujura, Quartaumentata, Gioia Popolare ecc.) senza essere etichettati come quelli che vengono dalla terra di ‘ndrangheta. Noi continueremo a “esportarli” in giro per il pianeta. Nel nostro piccolo ma con la convinzione che la Locride sia prima di tutto loro, la loro musica e poi tutto il resto. Anche se certe ribalte mediatiche preferiscono altri “prodotti”, forse più facili da collocare nei loro angusti confini di una realtà costruita a loro uso e consumo.

2 risposte a La Locride? Terra di ‘ndrangheta…

  1. Carlo Ernesto Panetta scrive:

    E’ storia di sempre , frutto di una cultura non cultura di chi pensa di essere meglio degli altri. Ecco perchè, amio avviso, giunge l’ora di dimostrare energicamente che siamo stufi di questi “fratelli” italiani. Bisognerebbe che in qualsiasi consesso si avesse l’educato coraggio di ribattere con decisione. E’ ora di smetterla con i preconcetti e far capire a tutti (ma indistintamente a tutti) che “tutto il mondo è paese” DAVVERO.Il Bello, Il Brutto e IL CATTIVO esiste ovunque e , se non altro, IMPARASSERO ad aver più rispetto per il prossimo. REAGIRE,quindi, e , per queste cose, non dimenticare di TIRARE LE ORECCHIE AI “NOSTRI POLITICI” che sono i primi leccaculo di Personaggi ancor peggiori del centronord (Da notare che al NORD, per esempio, stanno lottando perchè non vogliono la TAV e qui al SUD tra poco ci toglieranno anche i binari). L’elenco sarebbe davvero molto lungo….

  2. Marco scrive:

    Il discorso sul connubio ndrangheta – tarantella è partito da un’affermazione di Cavallaro, poi Mannoni, giornalista qual’è, non ha perso tempo per soffermarsi e fare domande al riguardo.
    A quel punto Cavallaro avrebbe dovuto spiegare alcune cose in modo più approfondito, mentre ha finito per ridurre il connubio: “alla presenza una volta di certi personaggi che gestivano il ballo”.
    A parte il fatto che U Mastru i Ballu ancora esiste, soprattutto nel territorio reggino, quindi dire “una volta” è sbagliato; Cavallaro avrebbe dovuto dire, che tale figura si è trasformata da garante del ballo qual’era, a qualcos’altro. Mentre dalle sua parole emerge solo un disdegno verso una figura fondamentale della “Rota”.
    Certe volte occorre essere autocritici, altrimenti non ne usciamo vivi…

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