Fessbook, ovvero il paradosso del social network

Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche dopo l’articolo di Michele Serra su Twitter, che scopro che ormai alcuni politici cittadini sono talmente schiavi di facebook che pensano di poter “taggare” tutto e tutti. Perfino i giornali, ovvero chi le notizie le dà per mestiere e non per cazzeggio. Già, perchè non solo pubblicano le loro note prima sul social network prima di inviarle ai giornali, ma ora diramano dei comunicati ufficiali su commenti e foto pubblicati su facebook. Insomma, ora anche i giornali possono essere, secondo gli strateghi della comunicazione politica paesana, “taggati” su facebook che evidentemente riveste un’importanza primaria per loro. E invece non è così. Non può essere così. Se è vero che i lanci sintetici in rete (cosiddetti “tweet”) sono divenuti una diffusissima consuetudine per politici, giornalisti e personaggi pubblici in genere, sapere che la stessa nota che si vorrebbe pubblicata sugli organi di stampa il giorno dopo è già uscita su facebook è qualcosa di fortemente lesivo della dignità professionale di chi, sui giornali, ci scrive per mestiere. Ecco perchè la sfida, per la nostra categoria, sarà quella di mettere dei paletti. Di indicare chiari limiti oltre i quali il diritto-dovere d’informare non si può piegare al vizio altrui di “condividere” cliccare “mi piace” e “taggare”. Dopo qualche mese di assenza in cui cdisattivai il mio profilo, decisi di tornare su facebook in un periodo della mia vita in cui avevo bisogno di cazzeggiare. E quindi, per me, facebook e twitter sono semplici luoghi di cazzeggio: durante la visione della partite di serie A, durante i viaggi e le occasioni conviviali. Per qualche soggetto politico, invece, il social network sembra aver preso il posto dell’ufficio stampa. Non importa chi siano questi soggetti e non ce l’ho con nessuno. Il punto è che i social network sono una cosa; la stampa, fatta con metodo, passione e duro lavoro, un’altra.

2 risposte a Fessbook, ovvero il paradosso del social network

  1. Virginia Danna scrive:

    I network stanno diventando i nuovi depositari del vero come la TV di un tempo. Mia madre, ancora adesso, per avvalorare qualcosa che ha sentito, dice ‘L’ha detto la televisione’. Il problema è che l’uso dei network è ormai fatto da tutti e c’è un rischio di bufale spacciate per vere molto più elevato e pericoloso che non con la TV. Sesto potere, potremmo parodiare. Ma è una triste e ansiogena parodia.

  2. Giuseppe scrive:

    Ho letto l’articolo di Michele Serra e lo condivido in toto. E’ la società “liquida” di cui parla Bauman bellezza…..atomizzazione del pensiero responsabilità decomposta……di un potere che non vedi ed è più pesante in questo capitalismo leggero e senza stanzialità.

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