Primarie del Pd. Tra incubo palermitano e centralismo democratico

LOCRI

«Esistono due gruppi espressione di due modi diversi d’intendere l’attività politica. La nostra stella polare è il codice etico in virtù del quale chi si candida a rivestire un incarico pubblico deve fare voto di povertà perchè in tempi come questi non è possibile concepire il rampantismo e la voglia di dare consulenze prezzolate e compensi vari a spese della collettività».
Pino Mammoliti è l’ex capogruppo del Partito Democrativo in consiglio comunale e candidato alle scorse elezioni provinciali. Il suo gruppo alle ultime elezioni primarie per la leadership del circolo cittadino, riuscì ad esprimere il segretario, Paolo D’Agostino, poi dimessosi in occasione delle scorse elezioni comunali nelle quali era candidato consigliere.
Oggi, il circolo cittadino è acefalo e il prossimo congresso che, secondo quanto annunciato dal commissario regionale D’Attorre dovrebbe tenersi a giugno, viene visto da molti come l’occasione per una rivalsa interna al Pd locrese. Risale a un mese fa circa l’ultima sortita ufficiale dei democrat locresi: un comunicato in cui “i militanti del partito” – questa la firma in calce al documento – esprimevano il proprio plauso per la nomina di D’Attorre. CO riuscì a scoprire che gli estensori di quella nota furono il capogruppo in consiglio comunale Emanuele Marando e la dirigente provinciale Barbara Panetta e che la stessa nota fu oggetto di un rapido consulto via e-mail che coinvolse, tra gli altri, il vicesindaco Dattilo e la parlamentare Maria Grazia Laganà ed escluse lo stesso Mammoliti, l’ex consigliera comunale Anna Rosa Broussard e l’ex segretario Paolo D’Agostino. Un gesto apparentemente trascurabile, quello dell’invio della nota e che invece, come conferma Pino Mammoliti, evidenzia una spaccatura, di fatto, tra due anime di un Pd che a Locri come in altri centri sta ancora cercando la propria unità.
L’avvocato locrese premette che «Fermo restando che siamo contrari ai doppi incarichi e favorevoli all’incompatibilità dei ruoli direttivi di circolo con chi riveste cariche amministrative, noi saremo della partita». Quel “noi” di Mammoliti significa che oltre a lui, i punti di riferimento sono la Broussard, D’Agostino «E tutti quei tesserati – ha spiegato Mammoliti – che noi abbiamo fatto sul territorio di Locri».
Già, i tesserati. Se non cambiano le regole, infatti, potranno votare alle primarie per eleggere il direttivo cittadino quelli che erano tesserati nel 2011. E, come aggiunge Mammoliti «L’altro gruppo potrà avere qualche chance solo se sarà ammesso il voto on line o per delega, visto che molti loro tesserati risiedono lontano da Locri». Ma non è l’unico spunto polemico. Mammoliti, infatti, ritiene anzitutto indispensabile la convocazione a breve di un’assemblea di tutti i militanti al fine di valutare la possibilità di giungere a una candidatura unitaria per il ruolo di segretario. «Ma se così non dovesse essere – ha aggiunto – potrei essere io stesso a candidarmi, anche se sono attivo pure nella partita che si gioca per il rinnovo degli organismi provinciali». Dunque, Mammoliti ribadisce l’importanza di regole chiare e condivise, e a chi gli chiede come mai sia l’unico ad evidenziare il conflitto strisciante tra due compagini diverse all’interno del Pd locrese risponde che «Ci sono molti attendisti e opportunisti pronti a collocarsi dall’una o dall’altra parte per convenienza. Noi siamo chiari e coerenti per il rinnovamento e per un modo nostro di fare politica improntato all’etica. E poi – la conclusione al vetriolo – ricordo che i traditori, in quanto tali, non tradiscono solo una volta».
Quanto basta, insomma, per immaginare fin da ora delle primarie infuocate.

SIDERNO

Se Atene (Locri) piange la mancata unità delle varie anime del Pd locale, Sparta (Siderno) non ride.
Anche qui, infatti, il conflitto tra la maggioranza che fa capo al segretario Mariateresa Fragomeni e la minoranza interna con al vertice l’ex capogruppo in consiglio comunale Paolo Fragomeni è evidente e dura praticamente dalle scorse elezioni primarie, che attribuirono il ruolo di segretario alla cugina dell’ex sindaco Mimmo Panetta con un consenso attorno al 75%.
Il conflitto ha vissuto fasi alterne, fino ad arrivare alle scorse elezioni comunali, con la sconfitta del Pd e delle civiche che supportavano la candidatura a sindaco dello stesso Panetta, e il redde rationem che sembra non conoscere mai fine.
Già, perchè anche oggi Paolo Fragomeni ribadisce un concetto già noto da tempo: «La scellerata scelta di isolare il partito e di troncare ogni forma di dialogo con Udc e Siderno Libera, ispirata da Panetta e i suoi, è alla base di una sconfitta elettorale, la terza consecutiva per Mimmo Panetta, che portò il Pd a presentarsi da solo contro tutti e a perdere nonostante il vantaggio iniziale, viste le conseguenze negative della passata esperienza del governo cittadino di centrodestra.
Ora, invece di trarre le conseguenze di quella sconfitta e fare autocritica, la maggioranza interna del circolo si chiude a riccio e, se dovesse confermare la candidatura del segretario uscente, tale mossa sarebbe da intendere come un chiaro ostacolo al necessario rinnovamento del gruppo dirigente del partito.
Sia chiaro – ha proseguito Paolo Fragomeni – il mio è un ragionamento politico e non ho nulla di personale contro il segretario». Diretta conseguenza di tutto ciò è il fatto che, come conferma lo stesso Paolo Fragomeni «Se dovesse ricandidarsi Mariateresa Fragomeni, il mio gruppo presenterà una candidatura alternativa e all’insegna della discontinuità».
g.albanese@calabriaora.it

IL CORSIVO

L’esperienza recente delle elezioni primarie per il candidato sindaco del centrosinistra a Palermo ha creato un pericoloso precedente. La contestata vittoria di Ferrandelli contro Rita Borsellino, infatti, dopo i ricorsi del candidato sconfitto, ha portato alla concomitante candidatura di Leoluca Orlando, appoggiato da Idv e sinistra radicale nonostante l’esito del voto popolare che dovrebbe essere un giudizio insindacabile secondo gli assertori della validità di queso metodo di scelta dei dirigenti. È lecito chiedersi se, come e quanto, le primarie per i prossimi congressi di circolo nella Locride riusciranno a svolgersi secondo lo spirito voluto dal padre fondatore del Pd Walter Veltroni, proprio di tutti quelli che hanno creduto e ancora credono in questo progetto politico. Le premesse non sono delle migliori, come s’intuisce dalla lettura dei pezzi pubblicati in questa pagina e che riguardano la situazione dei due centri più popolosi del comprensorio. E allora, paradossalmente, al fine di evitare l’incubo palermitano e scongiurare il rischio di scissioni interne, molti dirigenti del Pd sembrano rifarsi allo spirito del centralismo democratico, tanto in voga nel vecchio Pci, in virtù del quale le discussioni interne potevano essere anche molto aspre, ma una volta prese dovevano essere accettate a tutti i livelli e anche dai dissenzienti della prima ora. Chiamatelo pure “paradosso democratico” purché non si trasformi mai in dittatura della maggioranza (interna) a spese di chi è minoranza dopo il responso delle urne, altrimenti tanto valeva mantenere i vecchi simboli, oltre ai vecchi metodi che non prevedevano le primarie. O no?
gi. alb.

Gli articoli sono stati pubblicati a pagina 16 di Calabria Ora dello scorso 26 marzo

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