I buoni propositi di D’Attorre

aprile 28, 2012

Un piccolo miracolo, il commissario regionale del Pd Alfredo D’Attorre l’ha già fatto. Nella miniadunata dei circoli della Locride di giovedì scorso alla libreria Mondadori della Gru, infatti, c’erano quasi tutti. Io non ero presente, ma grazie al servizio mandato in onda da Trs ho scrutato tra la folta platea e ho visto rappresentate parecchie “anime” del partito nel territorio: la maggioranza panettiana del circolo sidernese e la minoranza che fa capo a Paolo Fragomeni; il nuovo che avanza del Pd locrese e “l’eretico” Pino Mammoliti, i due Pd di Caulonia, quello di Tucci e Ammendolia, un tempo insieme e che ora, per dirla con Samuele Bersani come «Pietro Mennea e Sara Simeoni» che «Son rivali alle elezioni». Sgombriamo il campo dalle solite polemiche, tanto sono già abbastanza antipatico a parecchi democrat nostrani, ma fino ad oggi, quando si è organizzato qualcosa del Pd, la prima domanda da porsi era “quale Pd”, inteso come quale corrente di riferimento, quale caporione provinciale o regionale, quale “area”? E’ stato così anche quando è sceso Veltroni a Locri, nel mese di gennaio, quando un dirigente storico del Pci-Pds-Ds-Pd locrideo sussurrò all’orecchio del cronista il proprio disappunto per l’organizzazione di una manifestazione che secondo lui era troppo sbilanciata verso l’area veltroniana del partito. Quindi, a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia. Ma non solo. Nell’intervista rilasciata ad Antonio Tassone, D’Attorre ha detto cose molto interessanti. In particolare, si è soffermato sulla necessità di rinnovare una classe dirigente che «più che alle beghe di partito deve pensare alle istanze dei cittadini, restituendo alla politica il suo ruolo naturale». Giusto, condivisibile. Ha preso pure le distante da Renzi, dicendo che «Non serve rottamare». E anche questo ci può stare. La mia idea, però, è che se solo approfondisse la conoscenza di certe realtà locali, avrebbe contezza del compito improbo che lo attende. Le adunate regionali di area sono storia del giorno prima, così come la penetrazione a tappeto nei circoli sidernesi di alcune figure di rilievo regionale sotto la cui ala protettrice sembra stiano trovando riparo i già adepti del ticket Bova-Adamo-Frascà, ora fuori dal Pd. Insomma, non sarà un compito facile, e i congressi in programma a giugno (Il 24 il regionale e poi a cascata gli altri) potranno e dovranno dare indicazioni utili a chi guarda a questo partito e si riconosce nelle sue idee. Insomma, il compito è arduo, ma non possiamo che augurare – cavallerescamente – il nostro “in bocca al lupo” a D’Attorre.


Siderno-Bovalinese 2-0

aprile 25, 2012

SIDERNO – BOVALINESE 2-0

SIDERNO: Macrì 6, Sansalone 6, Giuffrida 6, Mascaro 7.5, Pettinato 6, Carabetta 6, Rametta 7 (dal 23’ st Accinni 6), Commisso 6, Autellitano 6.5 (dal 26’ st Serra 6), Candido 6.5, De Leo 6.5 (dal 23’ st Luciano 6). In panchina: Marra, Meligeni, Rumbo, Macrì A. Allenatore: Laface 8
BOVALINESE: Cardile 6.5 (dal 44’ st Iozzo sv), De Velli 6, Cilea 6, Cuscunà 6 (dal 31’ st Romeo G. classe ’96 sv), Romeo G. classe ’94 6.5, Cartisano 6, Bottiglieri 6, Criaco 6, Iervasi 6, Grillo 6, Scipione 6 (dal 20’ st Costanzo 6). In panchina: Pizzinga, Accinni. Allenatore: Frascà 6
ARBITRO: Morabito di Taurianova 7 (assistenti Barilà e Scappatura di Taurianova)
MARCATORI: 30’ pt Rametta e 25’ st Mascaro
NOTE: ammoniti Giuffrida (S) e Accinni (S). Angoli 6-4 per il Siderno. Spettatori 350 circa. Recuperi: 2’ pt e 3’ st

Festa doveva essere e festa è stata. Il Siderno di mister Pippo Laface brinda alla matematica salvezza con una giornata di anticipo sulla fine del campionato, grazie alla vittoria maturata al “Raciti” contro la Bovalinese. Una gara giocata al piccolo trotto, quella dei biancazzurri, la cui supremazia, mai messa in discussione, è stata legittimata da due reti, una per tempo, al cospetto di una squadra avversaria quasi rassegnata alla retrocessione e che ha fatto davvero poco per reagire al miglior stato di grazia dei locali. Tutto del Siderno il primo quarto d’ora, che cerca il goal in almeno tre occasioni: al 4’ con un sinistro di Autellitano sopra la traversa; al 7’ con Mascaro di testa e all’11’ con De Leo. La Bovalinese risponde con l’unico tiro sullo specchio della porta dell’intera gara: Grillo, da oltre venti metri, prova la “maledetta” alla Pirlo e gli riesce, tanto che Macrì è costretto a compiere un colpo di reni per deviare in angolo. Ma dopo un destro di Rametta parato da Cardile al 18’ arriva il goal alla mezzora: l’estremo difensore ospite va a parare una conclusione di Candido, ma senza respingere; sulla ribattuta arriva il tap-in vincente di Rametta. Il primo tempo si chiude con una punizione di Candido di poco alta sulla traversa. Nella ripresa il canovaccio non cambia, anche se i ritmi, già blandi nel primo tempo, si rallentano ulteriormente. Nella seconda metà, però, arrivano le poche residue emozioni: al 24’ Cardile compie un autentico miracolo, deviando in corner una forte conclusione di Autellitano. È solo il prologo del goal che arriva sugli sviluppi del calcio d’angolo: cross col contagiri di Candido e inserimento vincente di Mascaro che di testa devia in rete, realizzando il goal che vale la salvezza. Alla fine, scene di grande esultanza per la squadra del Siderno, con doccia di spumante per Pippo Laface, amatissimo da tifosi, dirigenti e giocatori. Le prossime settimane sapremo qualcosa in più sulla sua permanenza o meno sulla panchina del Siderno. Ora, invece, al Siderno non rimane che chiudere la stagione a Soverato domenica prossima e per festeggiare ancora. Alla prossima stagione si penserà da giugno in poi.


Siderno-Real San Marco 2-0

aprile 22, 2012

SIDERNO – REAL SAN MARCO 2-0

SIDERNO: Macrì F. sv, Giuffrida 6, Sansalone 6, De Leo 6.5 (dal 10’ st Meligeni 6), Pettinato 6, Carabetta 6, Rametta 7 (dal 26’ st Gerasolo), Commisso 6, Accinni 7, Candido 6.5, Autellitano 7 (dall’8’ st Rumbo 6). In panchina: Marra, Figliomeni, Serra, Macrì A. Allenatore: Laface 8
REAL SAN MARCO: Catanzariti 5, Esposito L. 6, De Rosa 5.5 (dal 31’ st Cipolla sv), Perri 6, Salerno 6, Principe 6, Esposito A. 6, Lorecchio 6, Raimondo 6, Conte 5.5 (dal 31’ pt Muto 7), Carlucci 5.5. Allenatore: Del Morgine 6
ARBITRO: Michienzi di Lamezia Terme (assistenti Scappatura di Taurianova e Paglianiti di Vibo Valentia)
MARCATORI: 13’ pt Rametta, 33’ pt Candido (rig.)
NOTE: espulso Catanzariti (RSM) al 30’ pt per fallo su ultimo uomo. Ammonito Giuffrida (S). Angoli 4-0 per il Siderno. Spettatori un migliaio. Recuperi: 1’ pt e 2’ st

Poco più che una partita d’allenamento. Siderno-Real San Marco, infatti, è stata una gara senza storia, che la squadra di Laface ha chiuso nella prima mezzora, senza infierire dopo il goal del raddoppio, contro un Real San Marco presentatosi al “Raciti” con soli 13 effettivi e senza un portiere di riserva, tanto che, dopo l’espulsione di Catanzariti per fallo da rigore su Accinni, il posto di estremo difensore l’ha preso il giovane Muto, cavandosela così bene da rimanere imbattuto fino a fine gara. Ma per il Siderno festa doveva essere e festa è stata: la gara di oggi, infatti, era inserita nell’ambito della “Giornata biancazzurra” promossa dal sodalizio presieduto da Alessandro Panetta e che ha visto il coinvolgimento di gruppi di animazione, danza e delle scuole calcio dell’intero comprensorio. Una festa iniziata dopo pranzo e durata fino al tardo pomeriggio, con le tribune affollate di famiglie intere al seguito dei giovani calciatori. La gara, come già detto, ha avuto ben poco da dire. L’undici iniziale di Laface prevedeva qualche novità rispetto al solito: Autellitano è stato schierato come esterno destro alto, mentre De Leo ha giocato da mediano. Squadra a trazione anteriore, quella iniziale, con Accinni e Rametta schierati insieme e Commisso, al suo rientro, nella posizione di esterno sinistro. Pronti, via e subito il Siderno dà l’idea di quello che sarà il canovaccio del match, concludendo per tre volte nei primi cinque minuti: al 2’ il sinistro di Autellitano viene parato; al 3’ il pallonetto di Accinni termina di poco fuori mentre al 5’ Catanzariti neutralizza un sinistro di Rametta. Sono i prodromi del goal che arriva al 13’: splendido assist di Accinni che regala un corridoio a Rametta, il quale scatta con perfetta scelta di tempo e insacca all’angolino sinistro sull’uscita di Catanzariti. Una rete che ha segnato la definitiva riconciliazione tra l’estroso attaccante siciliano e il pubblico sidernese dopo i fatti di Brancaleone. Goal con dedica al compianto Nunzio Siviglia. Il raddoppio arriva al 30’: Accinni è lanciato a rete, ma il portiere ospite lo tocca sul piede d’appoggio; rigore che Candido trasforma sempre all’angolino sinistro, spiazzando Muto. Il resto è stata attesa del triplice fischio finale, con Accinni che ha cercato, invano, un goal che avrebbe sicuramente meritato e che, per la verità, aveva anche realizzato prima della fine del primo tempo, ma che è stato annullato per fuorigioco. Ora, mercoledì si replica al “Raciti” contro la Bovalinese. Laface dice che è ancora presto per festeggiare la matematica salvezza senza passare dai playout, ma l’aria che si respira a fine gara è quella della festa anticipata. Con una domanda, però. Quello tra il tecnico melitese e la Siderno sportiva è stato amore a prima vista, senza mai conoscere crisi: ora tutti si chiedono se, per dirla con Battisti «Non sarà un’avventura» ma diventerà matrimonio anche per la prossima stagione. Il diretto interessato ha fatto capire che con un programma più ambizioso sarebbe disposto a restare sulla panchina biancazzurra; la società, con Raffaele Salerno, dice invece che è ancora prematuro parlarne e che la priorità è e rimane l’allargamento della base societaria prima di poter fare programmi. Il tormentone estivo, insomma, è già iniziato.

Nella foto, il calcio di rigore trasformato da Candido


Gioia Popolare, è uscito il cd Archè

aprile 21, 2012

Sono il nuovo che avanza a ritmo di terzina. L’altra faccia della generazione dei nati negli anni ’90: lontani anni luce da talent-show e reality, si sono appassionati alla musica tradizionale calabrese, sono diventanti fan dei Taranproject, hanno studiato, imparato, suonato e oggi presentano il loro primo Cd. Dal posto a ridosso delle transenne in prima fila nei concerti al palco il passo è stato breve per i Gioia Popolare da Marina di Gioiosa Jonica che oggi, nella sede dell’omonima associazione culturale, hanno presentato alla stampa “Archè”, il loro primo lavoro in uscita in questi giorni. La sala usualmente adibita ai corsi di ballo, quindi, si è trasformata in un’affollatissima platea di giornalisti, musicisti ed estimatori. Altro, che approssimazione e rampantismo! I Gioia Popolare, seppur con l’umiltà dettata dalla consapevolezza di quanto lungo e tortuoso sia il percorso di formazione musicale, credono in quello che fanno, e al di là dell’attività sul palco e in sala d’incisione per loro la musica tradizionale è occasione di socialità, studio, lavoro. Tutt’altro che delle meteore, insomma, che sono riuscite a ritagliarsi il loro spazio all’interno di un movimento musicale che vede nella Locride un bacino di numerose realtà capaci di affermarsi ben oltre gli angusti confini comprensoriali e che li porterà, a maggio, a presentare “Archè” al teatro Centrale di piazza del Gesù. Ma torniamo alla presentazione odierna, moderata da Pino Carella – e chi sennò? – attore teatrale, regista, conduttore televisivo e appassionato di musica e cultura popolare, che ha subito tessuto le lodi del lavoro discografico dei Gioia Popolare «che – ha detto – denota professionalità». Ha introdotto i lavori Peppe Lucà, direttore artistico del gruppo, produttore del disco, strumentista e compositore di quasi tutte le musiche del cd che ha detto che «L’amalgama tra di noi è il motore del gruppo, e sta dando buoni risultati». E se il parlamentare meridionalista Elio Belcastro si è detto «Orgoglioso dell’esaltazione dei valori positivi della Calabria che vengono esportati attraverso la musica», lo stesso si è rivolto ai 13 milioni di calabresi nel mondo «Che stanno aspettando i Gioia Popolare e la loro musica». Davanti ai Taranproject presenti quasi al completo e ai fratelli Carmelo e Francesco Scarfò che hanno registrato l’album nel loro studio Nunulab di Mammola, il frontman Marco Lucà ha preso la parola ricordando gli albori della band e rinnegando il periodo in cui anche lui, sbagliando, pensava che la tarantella fosse «la musica dei tamarri» perchè «Non si può immaginare il futuro se non si conosce il passato». Quindi, nel ricordare come «Amore, sdegnu e società siano i tre pilastri della musica popolare» ha spiegato il significato del titolo del Cd «E’ – ha detto – un termine presocratico, che significa “inizio” “principio fondante da cui tutte le cose derivano”» proiettandosi nei decenni futuri «Quando saremo anziani e ricorderemo con piacere che anche noi abbiamo dato il nostro contributo alla riscoperta della nostra tradizione musicale popolare». Tra i numerosi interventi, quello di Mimmo Cavallaro, nume tutelare degli artisti calabresi. L’appuntamento, ora, è per mercoledì 25 a Gioiosa Jonica, quando alle 20,30 in piazza Vittorio Veneto avrà luogo il concerto di presentazione ufficiale del Cd grazie alla collaborazione mostrata dalla locale amministrazione comunale e dalla pro loco presieduta da Nicodemo Vitetta. Per Giuseppe, Marco, Federico, Francesco, Rocco, Andrea, Emanuela ed Elisabeth una serata speciale; o meglio, l’inizio di un nuovo ed entusiasmante cammino. Archè, appunto…


Berluscaos

aprile 21, 2012

«Non è la prima volta che Silvio Berlusconi cambia nome e simbolo al partito, specie quando le cose vanno male per lui; mi auguro che oltre all’operazione di maquillage ci sia una vera svolta, anche nel metodo, altrimenti l’operazione non ha molto senso». Il profumo del sugo pomodoro e basilico che cuoceva grazie alle mia sapiente arte culinaria, non mi ha impedito di ascoltare questa riflessione, compiuta non da un pericoloso estremista, massimalista come me, ma da una collega di Libero, quotidiano saldamente collocato a destra, invitata da SkyTg24 a commentare l’ultima del cavaliere. Parlava della nuova idea di Berlusconi e del suo delfino Alfano, ovvero quello di un nuovo partito-contenitore di centrodestra «aperto all’associazionismo e al web» sulla scia del Partito Popolare Europeo. Da persona che segue i fatti politici mi sono subito chiesto che ne sarà degli organi appena costituiti a livello periferico: da noi, ad esempio, il coordinamento provinciale del Pdl è stato nominato prima di Pasqua. Il metodo prevalente di scelta della classe dirigente è quello della cooptazione, ma almeno queste strutture danno l’idea di qualcuno che rappresenti il partito nei territori di competenza. Secondo le intenzioni dei berluscones calabri, inoltre, il coordinamento regionale avrebbe dovuto essere rinnovato a breve, lasciando intendere che qualcuno avrebbe preso il posto di Peppe Scopelliti, attuale coordinatore regionale del Pdl, nonché presidente della Giunta Regionale e, dulcis in fundo, intestatario di una lista che porta il suo nome – Alfano la definirebbe “lista Coca Cola”, il mio amico Oreste “Lista Champagne” – che conta oltre il 10% di consensi su scala regionale. I coordinamenti cittadini del Pdl, invece, non si sono mai insediati, fatta eccezione per quelli delle aree metropolitane e c.d. “Grande città”. Insomma, viene da pensare che un nuovo partito, con nome e simbolo diversi causerà un effetto a cascata sull’attuale Pdl e sulle sue (poche e incerte) strutture territoriali alle quali vanno aggiunte figure particolari come i cosiddetti “Club della Libertà”. Un caos. Pur non essendo un elettore del Pdl, né tantomeno un suo simpatizzante, non posso non pensare a gente come Michele, Franco, Peppe, Alfonso, Vincenzo e così via. Gente che crede in un’idea che non è la mia ma che ovviamente rispetto. Gente che forse merita una leadership nazionale più certa, credibile, autorevole. Gente che ha bisogno di punti di riferimento precisi e organi, possibilmente, eletti. Anche perché hai voglia di maquillage, perché dal ’94 in poi gli elettori ne hanno viste di tutti i colori e, ammesso che sia stato completamente metabolizzato il passaggio da Forza Italia a Pdl, il trucco può non essere più sufficiente a coprire un metodo di fare politica che potrebbe essere ormai vetusto e incapace di attirare il consenso degli elettori. Anche dei più distratti.


Viva la diga!

aprile 20, 2012

Riappropriarsi di quel vero e proprio tesoro rappresentato dalla diga sul torrente Lordo. È l’obiettivo dichiarato del movimento “Siderno Libera-Progressisti per l’Unità”, che da qualche mese sta conducendo uno studio sulle potenzialità dell’opera realizzata nei primi anni ’80 in contrada Pantaleo a Siderno, coinvolgendo tecnici del settore, istituzioni e forze politiche e associative cittadine. Ieri sera, nei locali dell’Ymca si è fatto il punto della situazione sull’attività tesa a rivalorizzare la diga, il suo percorso che si presta particolarmente ad attività escursionistiche (trekking, mountain bike ecc.), e il suo bacino, ideale per manifestazioni nautiche, in particolare per la vela. Una cosa, però, è stata ribadita a chiare lettere sia dal presidente Sandro Siciliano che dagli altri relatori: la battaglia per la valorizzazione della diga non è di una parte sola, ma deve coinvolgere tutti perché è patrimonio dell’intera comunità sidernese e locridea. Del resto, dai numerosi interventi registratisi ieri sera, è emerso che le potenzialità dell’opera (al momento inespresse) sono tantissime, non ultima la creazione di un polo del cosiddetto “turismo motivazionale” che individui la diga come percorso per la pratica sportiva sia dei normodotati che dei diversamente abili. Lo sostengono dall’associazione sportiva Fitmed, ma lo prevedeva anche la tesi di laurea del giovane architetto sidernese Danilo Campo, che pensava a sette aree tematiche con percorsi adatti a tutte le età. E la diga sul Lordo può e deve diventare l’occasione per segnare un’inversione di rotta rispetto alla tendenza alla cementificazione selvaggia che ha caratterizzato gli ultimi lustri, pensando prima di tutto alla tutela dell’ambiente di tutta la città e del comprensorio. “Non si può – ha detto il dirigente del Pd cittadino Paolo Fragomeni – parlare di turismo e lasciare il territorio nel caos e nell’abbandono. Troppe colate di cemento in Calabria negli ultimi cinque anni”. Il capogruppo democrat nel civico consesso della precedente consiliatura ha lanciato l’idea a tutti i consiglieri di opposizione tesa a chiedere una nuova variante del Piano Regolatore Generale che ripristini l’area di verde pubblico attrezzato nella zona di via Trieste alta, variata a sua volta negli anni scorsi per realizzare una concessionaria di automobili e che fu oggetto di aspra dialettica in consiglio comunale. Secondo Paolo Fragomeni “Tutte le aree comunali dismesse devono essere adibite a verde pubblico attrezzato”. Sulla diga, poi, ha ribadito un concetto già espresso da tempo: “La si colleghi al parco nazionale d’Aspromonte – ha detto – in modo che i vincoli tesi alla sua tutela siano effettivi e valgano per tutti, specie per le generazioni future”. Sandro Siciliano, dal canto suo, ha evidenziato la necessità di compiere ulteriori approfondimenti sul tema, dopo aver incassato, nei giorni scorsi, la disponibilità a collaborare da parte dell’attuale amministrazione comunale, mentre l’ingegner Macry Correale, che ha ripercorso l’excursus della diga, dall’idea del primo presidente del consorzio di bonifica Carafa, fino alla realizzazione negli anni ’80, ha espresso l’esigenza di tenere un convegno aperto sul tema, in cui possa cominciare a realizzarsi quella “conferenza di servizi di fatto” tra le diverse istituzioni coinvolte che possa essere lo strumento effettivo in virtù del quale si cominci a valorizzare la diga “il cui uso irriguo – ha spiegato – è assolutamente ridotto e marginale rispetto a quando l’opera fu concepita e realizzata e quindi bisogna concentrarsi sulle sue potenzialità turistiche”.


Riposo attivo

aprile 19, 2012

Mi sa che in questi giorni ricomincio seguire qualcosa. Così, giusto per tenermi in allenamento. Perché non si sa mai 😉