Addio Calabria Ora

Sei anni sono tanti. Quasi 1/7 della mia vita. I sei anni e rotti appena conclusi sono stati una bellissima esperienza professionale e umana. Sembra ieri quando poco dopo l’Epifania del 2006 ricevetti la telefonata da Valter Leone che mi avvertì della nascita di un nuovo quotidiano regionale; dopo un paio di giorni fece lo stesso Paride Leporace. Qualche giorno dopo sarebbero diventati, rispettivamente, il mio caporedattore centrale e il mio direttore. Accettai subito, senza pensarci. Accettai di lasciare il rapporto di collaborazione che avevo con un altro giornale per buttarmi in una nuova avventura editoriale, convinto che avrei avuto tutte le possibilità di crescita che altrove mi mancarono sempre. Ebbi ragione. E fu una scelta d’istinto. Lo stesso istinto (o fiuto, oppure sesto senso, che dir si voglia) che oggi mi dice che è meglio finire qui. Meglio andarsene ora, a testa alta, con la rinnovata fiducia degli editori, la stima della quasi totalità dei colleghi, la consapevolezza di aver lavorato con passione, impegno massimale e, mi sia consentito dire, professionalità.
Ma torniamo a quel gennaio del 2006. Ebbi l’onore di partecipare alla gestazione e alla nascita di Calabria Ora. Le riunioni per definire la rete dei collaboratori, e poi il mese e passa di “Numeri Zero” in cui si lavorava come se si dovesse uscire in edicola mentre in realtà il giorno dopo ci leggevamo solo noi per testare la capacità di “essere sulla notizia”, confrontando il nostro lavoro con quello della concorrenza. Fui tra i tre del nucleo essenziale della costituenda redazione di Siderno. L’unico a non essere stato segnalato, indicato da qualcuno o entrato “in quota” di alcuno. Chiamato a collaborare in maniera diretta. Ma mi sentivo quasi un “Carneade” desideroso di imparare, conscio della difficoltà del percorso di formazione giornalistica ma, seppur a 35 anni suonati, con la voglia e la passione di un ragazzino. Non passò molto tempo, che quel “Carneade” (o “quello dello sport”, come ero classificato all’inizio) si ritagliò il suo spazio. Nessuno, infatti, impose dall’alto ad alcuno di insegnarmi il mestiere nei suoi aspetti tecnici. Fui io, che giorno dopo giorno mi applicai, come un qualsiasi dopolavorista, diventando, nella splendida stagione in cui Paolo Pollichieni fu direttore responsabile, redattore di fatto. Io, il Carneade. Dopo due anni mi venne triplicato il compenso iniziale e mi furono assegnati compiti sempre maggiori. Ecco perchè oggi voglio andare via senza aver mai conosciuto l’onta di una qualsivoglia forma di demansionamento. Tutto quello che mi ero conquistato, insomma, l’avevo tenuto. Senza bisogno di difenderlo con le unghie e con i denti. Semplicemente col mio lavoro quotidiano, massimale, appassionato. Non voglio parlare delle innumerevoli soddisfazioni perchè ho il senso della vanagloria. Dico solo che non mi stancavo mai di lavorare, di sacrificare il mio tempo libero e qualche rapporto umano, per questa “droga” che era il lavoro di redazione. Facile quando ti capita di lavorare con professionisti del calibro dei già citati Leone e Leporace, o con lo stesso Pollichieni, capiredattori come Barbara Talarico e capiservizio come Pietro Comito e Claudio Labate. Cito loro perchè sono state tra le poche figure professionali fondamentali di questi sei anni. Ma potrei citare tanti colleghi che ho avuto l’onore di chiamare tali, come Bruno Gemelli, solo per fare un nome.
Nel luglio del 2010 Pollichieni e il gruppo dirigente di allora lasciarono. Fu un colpo durissimo e questo lo capii subito. Ma non lasciai. Non lasciai perchè comunque mi confortava la permanenza di Pietro Comito e Claudio Labate, due professionisti e uomini straordinari. L’uno ha lasciato il 28 febbraio di quest’anno; l’altro il 31 marzo. E così, in questo sostanziale deserto professionale, che mi ha privato di punti di riferimento, ho deciso di andar via. L’ho fatto dopo aver ascoltato le idee di chi rappresenta la nuova società editrice, che rispetto ma non condivido. Lascio oggi, a testa alta, con un contratto che sarebbe scaduto il 31 dicembre e che, se fossi rimasto, sarebbe stato rinnovato tacitamente, esattamente come quelli che l’hanno preceduto. Lascio perchè non mi diverto più, non è più il mio ambiente, non è più “casa” mia, la mia divisa. Lascio questa casacca che è stata per sei anni una seconda pelle, semplicemente perchè non mi appartiene più. Credo – ma è solo un’opinione personale – che non sia nemmeno l’ombra di quella che fu negli anni d’oro, quando questo giornale conquistò, in brevissimo tempo, un ruolo fondamentale nel panorama dell’editoria regionale. Lascio perchè ho fiutato che non mi sarei più sentito a mio agio. Certo, le mie sono supposizioni, ma ho l’abitudine di fidarmi del mio istinto.
Le ragioni della mia scelta sono essenzialmente queste.
Poi, rimane il capitolo più doloroso, quello dei rapporti personali. Quello delle meravigliose amicizie allacciate in questi anni d’incontri con galantuomini, donne di fascino e cultura, sorelle eterne, giovani che durante ogni pomeriggio trascorso assieme mi hanno fatto tornare ragazzo, quasi più giovane di loro nello spirito. Giuro che non mi mancherà la vanagloria dei complimenti della gente, e forse nemmeno quella frazione di reddito che cercherò di guadagnarmi in un altro modo. Mi mancheranno i sorrisi, gli scherzi, le imitazioni, le risate e le lunghe ore di lavoro passate insieme a loro. A ognuno di loro attribuii un simpatico soprannome. Loro che forse sanno che se ho resistito fino ad ora, nonostante il mio disagio professionale affondi le radici già nei mesi passati, è grazie alle loro facce pulite, alle loro menti brillanti, vivaci e colte. Con molti (quasi tutti, per la verità) si è subito instaurato un processo osmotico, un circolo virtuoso: all’inizio ero io che davo loro consigli, fonti, numeri di telefono; poi, più semplicemente, ci scambiavamo le idee e l’entusiasmo, la passione per questo lavoro. Un meccanismo magico che ci ha permesso di lavorare bene e con ottimi risultati. Lascio perchè penso che d’ora in poi potrebbe incepparsi. Avrete notato che, nel citare i rapporti umani, non ho fatto nomi. L’ho fatto deliberatamente, tanto i destinatari di questi miei pensieri sanno di chi parlo ed è a tutti loro che assicurerò stima, affetto e amicizia in eterno. Non ci vedremo e non ci sentiremo più tutti i pomeriggi, ma rimarranno indelebili nel mio cuore. Così come i ricordi del tanto tempo trascorso assieme a loro. Solo questo resterà. Perchè sarà anche vero che non è stato tutto rose e fiori, ma le cattiverie gratuite, le invidie sfociate in malignità, le meschinità di piccolissimo cabotaggio, invece, le ho già dimenticate. Sono biodegradabili. Sì, insomma, scompaiono come certe deiezioni dalle strade.
L’esperienza passata mi ha insegnato che, se si ha un po’ di pazienza e si è sicuri della bontà del proprio lavoro, quando si chiude una porta può riaprirsi un portone. A una condizione, però: che la porta sia stata chiusa di mia sponte, con le mie mani e senza l’onta, mai conosciuta in vita mia, di vedermela sbattuta in faccia. Ecco perchè lascio. Oggi.

20 risposte a Addio Calabria Ora

  1. Virginia Danna scrive:

    Come dice Coelho, esiste sempre il momento giusto per dire basta, come per credere nelle utopie e lottare per i nostri sogni; questo evidentemente per te è quel momento.
    In bocca al lupo Gianluca, e avanti senza rimpianti.

  2. oreste romeo scrive:

    Gianluca caro, ho letto con grande attenzione e ricevo conferma ulteriore, quantunque per me non necessaria, della tua intima essenza, che è di tutta sostanza. Ti auguro di vero cuore di proseguire il tuo fertile cammino esattamente come lo immagini. Lo meriti! Oreste Romeo

  3. Pietro scrive:

    Un sincero in bocca al lupo. La vita è fatta di fasi, alcune imposte, alcune indotte. Tutte comunque da gestire al meglio. Il bello di certe persone, è che dovunque vanno trovano sempre nuovi amici, che rimangono sempre tali, anche quando la vita tenta di disperderli…

  4. Salvatore Galluzzo scrive:

    Auguri, Gianluca, è stato bello leggerti su Calabria Ora, continueremo a leggerti su altre testate….non ti lasceremo solo!

  5. gianlucalbanese scrive:

    Salvatore, grazie! Sono commosso😀
    Pietro, grazie anche a te per la chiamata e per il bellissimo messaggio
    Oreste, grazie di cuore. Credo sia intuibile che sono contento della scelta e che non ho rimpianti né rimorsi.
    Virginia, sei stata la prima, come sempre🙂 E l’unica di sinistra in mezzo a quattro: Oreste è di destra, Salvatore e Pietro di centro – ovviamente dico così per provocare Pietro….;-) – e tu comunista.
    Tutti avete capito lo spirito della mia decisione. Ma siccome oggi mi va di scherzare, volevo chiedervi una cosa: ma la lettera non vi ricorda, in certi passaggi, l’imitazione di Veltroni dopo le sue dimissioni da segretario del Pd fatta da Crozza? O mi sono montato la testa, oppure ho un futuro da cabarettista! Un abbraccio a tutti voi e buona Pasqua!🙂

    • Virginia Danna scrive:

      Noi comunisti siamo SEMPRE primi, Gianluca!😀

      Ad ogni modo, oggi è un giorno triste per tutta la Calabria… per tutta la Calabria meno Soverato… per un terzo della Calabria… per Calabria Ora almeno! E serenamente e pacatamente puoi fare il giornalista ma anche il cabarettista. Purché almeno tu rimanga comunista e non mi lasci sola in mezzo a questo deserto a sinistra…

  6. antonio baldari scrive:

    Commentare questo Tuo lungo scritto è per me superfluo, vecchio amico mio, da un lato per la profonda e fraterna amicizia che ci lega e ci legherà sempre, dall’altro perché vorrei tanto scrivere per farti ritornare sui Tuoi passi ma, stavolta, so che non lo farai… purtroppo… in ogni caso, un caro abbraccio e grazie per tutto ciò che mi hai dato… dal Tuo teacher,,, aòòò!!!…
    p.s. questa propio nun me la dovevi fa’… :-(((

  7. antonella scrive:

    E’ la fine di un ciclo..Ai posteri l’ardua eredità. Non sarà facile sostituirti:)

  8. simona scrive:

    Grazie per le belle parole, per i consigli sempre preziosi, le dritte giuste, gli “scontri” di idee, che servono per capire e capirsi! E’ vero i rapporti di amicizia resteranno indelebili ed eterni…..:)

  9. Aurelio scrive:

    Ho appreso ieri da mio fratello della tua decisione di lasciare Calabria Ora.
    Non importa su quale testata scrivere, l’importante che tu prosegua a dare il contributo di professionalit e schiettezza che ha sempre contraddistinto il tuo lavoro in un mondo dove regna l’ipocrisia ed il pressapochismo.

    Restiamo in attesa!
    Ad maiora semper, caro Gianluca

  10. maxreale scrive:

    era troppo bello leggere i tuoi articoli!! Ed era altrettanto bello vedere come si incazzavano molti politici perche’ avevano a che fare con uno che non era minimamente controllabile e tantomeno influenzabile, caso molto raro!! ahahahah ma una volta ricaricato spero che tornerai a fare il giornalista perche’ ce l’hai nel sangue! In bocca al lupo!!

  11. Peppe Licandro scrive:

    La tua professionalità, la tua disponibilità e la tua serietà sono e saranno sempre basi solide per te, e con la stessa serietà e professionalità hai preso questa decisione, sicuramente sofferta, ma decisa. Ti auguro di continuare ad avere le soddisfazioni che ti meriti su qualche altra testata!

    In bocca al lupo Gianluca.

  12. domenico scrive:

    caro gianluca,
    come tuo amico e come tuo affezionato lettore, sono dispiaciuto e al tempo stesso contento. dispiaciuto perchè il tuo, caro maico, è talento puro e non deve rimanere a lungo inespresso, contento perchè so quanto lavoro ti portava il giornale e quante rinunce….. pertanto riposati adesso e impegnati a tifare per la tua GIUVENTUS che da neo pormossa in serie A sta facendo miracoli…
    d.

  13. domenico scrive:

    perdona il refuso…. volevo scrivere AMICO e non MAICO

  14. gianlucalbanese scrive:

    Che dirvi amici? Grazie, grazie e ancora grazie. La voglia di scrivere non mi è ancora tornata e sento il bisogno di ricaricare le pile prima di trovare nuovi stimoli, ma con le vostre parole mi avete fatto capire che questi sei anni di impegno massimale non sono trascorsi invano. Grazie di cuore. Vi voglio bene

  15. Angelo scrive:

    Il tuo inizio a Calabria Ora, ha coinciso all’incirca dopo un anno dalla venuta da Bologna mia e di Gabriella. Ero lettore del Quotidiano ma quando ho saputo che tu avresti collaborato con il nuovo giornale Calabria Ora ho iniziato a comprarlo, prima più che altro come curiosità ma poi con convizione. Ho subito visto un grande direttore (Leporace), sapeva dirigervi nel modo più convinto, quello di insegnarvi la libertà e la consapevolezza di non essere chini al potente di turno. Tu caro Gianluca eri pieno di vitalità giornalistica. Successivamente hai trasferito su questo sito la voglia di svrivere e comunicare con tutti le tue passioni politiche, musicali, sportive e sociali creando questo mondo di
    discussione. Devo dirti ma penso di avertelo gia detto, la nuova gestione editoriale non mi convinceva più. Era troppo garantista, a tutti bisogna dare la parola, ma penso che nella nostra regione bisogna scegliere da che parte stare. Io e te lo sappiamo. Tu hai vissuto il periodo dell’amministrazione Figliomeni e sappiamo quanti struzzi mettevano la testa sotto terra (costituzione di parte civile),guarda caso adesso hanno la testa al vento contenti delle loro azioni. Purtroppo questi uomini ignavi di cui Siderno è piena rappresentano la normalità, vanno dietro all’uomo che vince, pronti ad essere proni. Tu caro amico mio no i tuoi ideali, la tua dignità, ti fanno essere fieri e a camminare a testa alta, sognando che prima o poi il sogno dell’avvenire verrà.

    Hasta la victoria siempre

  16. Angelo scrive:

    Ciao Gianluca,
    Credo di conoscere la passione, l’amore con cui hai svolto questo “lavoro”, di cui sono convinta sia una
    dote. Mi mancheranno i tuoi articoli, in bocca al lupo.

    Gabriella

    “La libertà sta nell’ essere padrone della propria
    vita, nel non dipendere da nessuno in ogni occasione, nel subordinare la vita soltanto alla
    propria volontà, nel far poco conto delle ricchezze”.

    (Platone)

  17. gianlucalbanese scrive:

    Un ringraziamento speciale ad Angelo e Gabriella per i loro appassionati messaggi e per le belle parole che forse non credo di meritare al 100%. Ci vediamo prestissimo per chiacchierare di presenza. Un grosso abbraccio a entrambi.

  18. Mara Rechichi scrive:

    Gianluca, e ora chi mi dirà “la Guzzanti de noartri” ???
    I grandi son quelli che hanno il coraggio di lasciare quando pensano sia giunto il momento. Evidentemente, e lo hai spiegato bene, questo era il tuo momento. Sei un grande!
    Con grande stima, aspetto di ritrovare la tua firma dove meglio desideri.

  19. gianlucalbanese scrive:

    Grazie di cuore, Mara. Per ora, inserisco il tuo blog tra i miei siti amici, sperando che tu voglia fare altrettanto. Un abbraccio

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