Non sono nonna e nipote

Provocazione o semplice cantonata? Non è dato saperlo, ma di sicuro la Santanchè l’ha sparata proprio grossa tracciando un parallelismo tra gli intrecci di politica, sesso e sentimenti che hanno vissuto due donne molto diverse tra loro come Nilde Jotti e Nicole Minetti. L’unica cosa in comune è l’aver avuto una relazione con due leader politici, certo. Ma in che circostanze? La Jotti nasce da una famiglia socialista, si laurea, insegna e diventa partigiana e militante politica; poi, anni dopo, sarà l’amante di Togliatti fino alla sua morte. La Minetti, invece, diventa igienista dentale ma è una ragazza del suo tempo, che sogna soldi, fama e successo da raggiungere a tutti i costi, non disdegnando botox e silicone, tanto che c’è il quantomeno fondato sospetto che sia diventata consigliera regionale – carica elettiva, per carità – solo per i rapporti particolari con qualche “grande elettore”. Sarà la magistratura a chiarire se ci sia anche la sua mano in presunti giri di prostitute d’alto bordo. Due aneddoti che le riguardano, però, dicono già abbastanza: la Jotti e Togliatti, già compagni (e non solo dal punto di vista politico) adottarono la sorella di un operaio ucciso dalla polizia durante una rivolta per chiedere pane e lavoro; la Minetti, stando alle carte dell’inchiesta che la riguarda, nelle vesti di affidataria avrebbe abbandonato Ruby Rubacuori dopo la pietosa scena dell’interrogatorio in commissariato, quando qualcuno provò a spacciarla per la nipote di Mubarak, affidandola ad una escort con la quale i rapporti, già burrascosi, sfociarono in separazione dopo la (forzata) convivenza. Quindi, volendo adottare dei criteri quanto più possibile oggettivi, ci troviamo di fronte a due sensibilità diverse.

Una cosa, però, possiamo dirla, giusto per mantenere un livello accettabile di obiettività. Può succedere che un leader politico, una volta smessi i panni del “Migliore” e tornato uomo, e quindi maschio, s’innamori di una donna giovane e bella: è nella natura umana e può capitare anche a chi ha moglie e figli e una “base” di partito molto più bigotta e conservatrice di quanto possa professarsi. Altra cosa, però – è non mi riferisco alla Jotti e alla sua storia – è l’eccesso di familismo che ha toccato anche il Pci e i suoi derivati, dal quale sono nate anche dinastie politiche basate sul cognome. Passi per chi ha avuto il consenso degli elettori, ma è meno normale se si pensa a tutti i parenti, affini e congiunti vari piazzati nelle coop, nei sindacati, nelle imprese di partito e perfino nelle redazioni dei giornali. Pare che perfino nel Pcus si adottassero criteri ispirati a una maggiore meritocrazia nella selezione della classe dirigente; il Pci, invece, ha vissuto anche episodi che l’hanno reso più simile a realtà lontane, come la Corea del Nord. Chi,come me, è di sinistra, ha il dovere morale di riconoscerlo.

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