I buoni propositi di D’Attorre

Un piccolo miracolo, il commissario regionale del Pd Alfredo D’Attorre l’ha già fatto. Nella miniadunata dei circoli della Locride di giovedì scorso alla libreria Mondadori della Gru, infatti, c’erano quasi tutti. Io non ero presente, ma grazie al servizio mandato in onda da Trs ho scrutato tra la folta platea e ho visto rappresentate parecchie “anime” del partito nel territorio: la maggioranza panettiana del circolo sidernese e la minoranza che fa capo a Paolo Fragomeni; il nuovo che avanza del Pd locrese e “l’eretico” Pino Mammoliti, i due Pd di Caulonia, quello di Tucci e Ammendolia, un tempo insieme e che ora, per dirla con Samuele Bersani come «Pietro Mennea e Sara Simeoni» che «Son rivali alle elezioni». Sgombriamo il campo dalle solite polemiche, tanto sono già abbastanza antipatico a parecchi democrat nostrani, ma fino ad oggi, quando si è organizzato qualcosa del Pd, la prima domanda da porsi era “quale Pd”, inteso come quale corrente di riferimento, quale caporione provinciale o regionale, quale “area”? E’ stato così anche quando è sceso Veltroni a Locri, nel mese di gennaio, quando un dirigente storico del Pci-Pds-Ds-Pd locrideo sussurrò all’orecchio del cronista il proprio disappunto per l’organizzazione di una manifestazione che secondo lui era troppo sbilanciata verso l’area veltroniana del partito. Quindi, a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia. Ma non solo. Nell’intervista rilasciata ad Antonio Tassone, D’Attorre ha detto cose molto interessanti. In particolare, si è soffermato sulla necessità di rinnovare una classe dirigente che «più che alle beghe di partito deve pensare alle istanze dei cittadini, restituendo alla politica il suo ruolo naturale». Giusto, condivisibile. Ha preso pure le distante da Renzi, dicendo che «Non serve rottamare». E anche questo ci può stare. La mia idea, però, è che se solo approfondisse la conoscenza di certe realtà locali, avrebbe contezza del compito improbo che lo attende. Le adunate regionali di area sono storia del giorno prima, così come la penetrazione a tappeto nei circoli sidernesi di alcune figure di rilievo regionale sotto la cui ala protettrice sembra stiano trovando riparo i già adepti del ticket Bova-Adamo-Frascà, ora fuori dal Pd. Insomma, non sarà un compito facile, e i congressi in programma a giugno (Il 24 il regionale e poi a cascata gli altri) potranno e dovranno dare indicazioni utili a chi guarda a questo partito e si riconosce nelle sue idee. Insomma, il compito è arduo, ma non possiamo che augurare – cavallerescamente – il nostro “in bocca al lupo” a D’Attorre.

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