Spilinga 2012

maggio 29, 2012

C’è un solo modo per dimenticare tutto il marcio che, da Calciopoli in poi, inquina il mondo dello sport più bello del mondo: recuperarne l’aspetto più genuino, fatto di socialità, amicizia, aggregazione e puro divertimento. Lo so, non è la prima volta che penso, dico e scrivo certe cose, ma non posso fare a meno di fare certe considerazioni quando osservo quell’isola felice che è Antonimina. Mille anime in mezzo a vette altissime (come il “Tre Pizzi”), fiumara e terme; mille anime e una squadra di calcio, che da oltre dieci anni mantiene un vero e proprio lusso: una squadra in Prima Categoria. E lo fa senza porsi il risultato come primo obiettivo, ma privilegiando il divertimento puro, la voglia di stare insieme, tanto da essere guardata con ammirazione e rispetto da tutti quei calciatori che vogliono andare a giocare in un ambiente pulito e scevro da pressioni e tensioni. Ogni anno, l’ultima domenica di maggio, si celebra una giornata che, con l’enfasi che strizza l’occhio ad usi e costumi anglosassoni, potrebbe essere definito come “L’Antonimina day”: dall’ora di colazione, a quella di cena, i ragazzi invitano le varie espressioni sportive del paese insieme alla società, per il tradizionale pranzo in località “Spilinga”. Per arrivarci, ci vuole un quarto d’ora abbondante dal paese, visti i tornanti con salite anche ripide che chiariscono meglio agli automobilisti costieri il concetto di “trazione integrale” e la sua necessità. Ma proprio quando la strada, a volte strettina e tortuosa, sembra non finire mai, ecco le staccionate in legno che regalano all’ospite quel senso di casa che lo mette subito a proprio agio. “Spilinga” è l’Aspromonte che ti accoglie, ti sorride e ti ospita; “Spilinga” è un rifugio attrezzato con camino, cucina a legna, lavello, una credenza sempre fornita , tavoli e sedie. Ma “Spilinga” non è “Spinlinga” se non si consuma fuori (outdoor) l’ottimo e abbondante pranzo, sui tavoli in pietra che sono la quintessenza dello spirito che ama questa splendida realtà sociale e calcistica. Efficienza nipponica e arte gastronomica italiana animano l’organizzazione dell’evento. C’è tutta l’Antonimina sportiva che conta nel tavolo presidenziale, al quale mi concedono l’onore di sedere. Ci sono quelli che hanno fatto la storia del calcio locale e quelli che la stanno scrivendo, anno dopo anno, partita dopo partita, abbraccio dopo abbraccio.

E così, come dimostra la storia di Paolo Pelle, capitani non si diventa: si nasce. Capitano per appartenenza dinastica e per meriti tecnici, il numero 10 che più numero 10 non si può sa farsi ben volere anche e soprattutto fuori dal campo.

E c’è spazio anche per le proposte, urlate a squarciagola dall’autoproclamatosi “primo tifoso”: Domenico detto “Domingo”; per tutti “Il Mericioto”, perché originario di contrada Merici, a metà strada tra Locri e Antonimina. È lui, che tra una portata e l’altra lancia strali a molti protagonisti, non risparmia simpatiche invettive contro di me e traccia il suo organigramma tecnico e societario. Lui che ha passato la gioventù negli stadi argentini, sa imitare i telecronisti connazionali di Messi; lui che deve sempre dire la sua; lui che ha licenza di dire qualsiasi cosa.

Ecco, il Mericioto starebbe bene nelle “Cronache Epifaniche” di Guccini, o in “Piccola città eterna” di Ligabue. Quando vado via (a malincuore, visto che a “Spilinga” si sta troppo tempo) faccio ogni volta la stessa considerazione: dopo qualche ora in ottima compagnia, un lauto pranzo adeguatamente innaffiato dal rosso locale, mi accorgo che, complice la discesa, il cammino sembra più breve rispetto all’andata, e che non vedo l’ora che arrivi “Spilinga 2003”, il prossimo “Antonimina day” con l’auspicio che tutto possa restare come sempre. Spontanea, accogliente, generosa, simpatica, cordiale. È la mia Antonimina. Grazie di cuore per la vostra amicizia.

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Non siamo tutti ‘ndranghetisti

maggio 17, 2012

L’ipocrisia non appartiene al mio modus vivendi; nemmeno la preoccupazione di apparire antipatico a chi non mi conosce. E quindi posso ironizzare in maniera bonaria ma mai fare finta di niente. E così, ho seguito via internet l’ultima ora del convegno organizzato oggi a Locri dal giornale per il quale ho lavorato dall’inizio del 2006 allo scorso 5 aprile. L’ho fatto perchè sono giornalista dentro, quindi curioso. L’ho fatto perchè nelle poltrone della platea non c’erano solo soggetti che reputo ancora di scarso valore professionale e che invece di imparare il mestiere e sottoporsi con passione e umiltà al percorso di formazione giornalistica cercano scorciatoie per cercare di ottenere quello che ancora non meritano. No, c’erano anche i gentiluomini, le donne di cultura, le facce pulite che erano i miei compagni di viaggio di quella che è stata, ed è tuttora, la mia esperienza professionale più importante. Ho ironizzato sulla composizione, a mio avviso fin troppo eterogenea, del tavolo dei relatori; potrei ironizzare ancora sui numerosi posti vuoti in platea e sull’assenza degli studenti dei licei locali. Ma non lo faccio. Non lo faccio perchè fino a un mese e mezzo fa ero parte di quel gruppo. Ci credevo, confortato da un editore sempre puntuale con i pagamenti (fino alla fine) e dalla presenza di tanti bravi compagni di viaggio, nei confronti dei quali la stima, professionale e umana, è immutata. Del resto, la mia decisione di lasciare è stata libera, autonoma e incondizionata. E convinta. Oggi più che mai. E allora c’è spazio per un’analisi onesta, almeno di quello che ho sentito, mentre pedalavo sulla mia cyclette, grazie al servizio di streaming curato dal bravo Franco Cufari. Diciamo che al netto delle ovvie finalità promozionali – ancora oggi penso che la molla principale che ha spinto a organizzare l’evento sia stata questa – è stata comunque un’occasione di dialogo. Anche se non c’erano tutti i relatori annunciati. Già, perchè la partecipazione di amici come Angelo, Maria Grazia, Gabriella e altri al dibattito è stata genuina, come non potrebbe essere altrimenti, potendomi onorare della loro amicizia, e se si guarda con occhio critico ma scevro da pregiudizi, anche la composizione del tavolo dei relatori, è stata, a mio modo di vedere, un grande segno di resipiscenza. Proprio così: anche alcune importanti figure istituzionali del comprensorio hanno preso la parola. Lo hanno fatto anche quelli che nei mesi passati sono stati oggetto di un modo spesso improvvido di fare informazione, ispirato più dal sensazionalismo che dalla rilevanza giornalistica, che invece dovrebbe essere la stella polare di chi è investito del difficile ruolo di operatore dell’informazione. Ha parlato l’ormai ex sindaco di Caulonia, definito col ricorso ad un tecnicismo poco commendevole “pregiudicato” (se la memoria non m’inganna per un reato commesso in giovane età quando si contesta perchè si aspira a un mondo migliore); ha parlato il sindaco di Monasterace Maria Carmela Lanzetta, che prima di salire all’attenzione dei media nazionali per alcune gravi intimidazioni subite, era finita sulla prima pagina di quel giornale per via di un lavoro pubblico che avrebbe affidato ad una ditta che si presume contigua ad ambienti criminali; ha parlato il presidente della Regione Scopelliti, che anche se non ha mai goduto della mia preferenza espressa in cabina elettorale, ha detto anche cose condivisibili, come l’assoluta necessità di “fare rete” tra le varie istituzioni per arginare il fenomeno criminale e ridare loro credibilità. Non figurava, invece, tra gli invitati, e quindi non era presente, un grande scrittore della Locride, i cui libri sono tradotti in tutto il mondo, e che su quelle pagine ci è finito un paio di volte, perchè secondo alcune testimonianze sarebbe stato presente in alcuni contesti frequentati da individui in attesa di giudizio perchè accusati di gravi reati. Verrebbe da chiedersi a che titolo fosse lì e quale rilevanza giornalistica avesse la sua presunta presenza in quei contesti, ma tant’è. E allora, al di là dell’appello finale lanciato da Sansonetti a Scopelliti, ovvero l’invito a trasformarsi in una sorta di capopopolo in lotta per la strenua difesa della Calabria e dei calabresi, andando oltre all’azione diplomatica che è essa stessa l’essenza della politica, occorre che per dimostrare al mondo che la Calabria non è solo ‘ndrangheta e che lo sviluppo economico ha priorità anche rispetto alla lotta all’illegalità organizzata, si faccia uno sforzo di coerenza. Si adotti una linea unica, se proprio si vuole parlare di linea. E non si scriva più che ci sono paesi in cui anche i bambini sono mafiosi, per non essere costretti, come è successo, a compiere repentine e clamorose retromarce. In fondo basta poco. Fare quello che si pensa, o che comunque si esprime pubblicamente. Lo dico perchè in fondo faccio ancora parte di quest’ambiente professionale e presto potrei tornare a dire la mia in contesti diversi. Poi ognuno faccia come vuole. Ma uno sforzo di coerenza sarebbe quantomai opportuno. Le opinioni personali, poi, sono un’altra cosa. Penso sempre che il miglior periodo di quel giornale sia stato quello dal 14 marzo del 2006 al 20 luglio del 2010. Ma è la mia modesta opinione personale. Rimane l’importanza del ruolo di chi fa informazione, specie in Calabria. Ed è una responsabilità che investe tutti quelli che fanno questo mestiere. Buon lavoro, dunque, al gruppo dirigente che anche se non è in cima alle mie preferenze, merita il dovuto rispetto. E ai colleghi, quelli che stimo di più e quelli che stimo di meno. Pensando ai primi, concludo con un auspicio: una volta spenti i riflettori del convegno, riposti negli automezzi i pannelli pubblicitari ed esaurita l’ondata di una pur legittima autopromozione, chi ha il dovere di decidere, si occupi di loro. Valorizzi l’impegno di ognuno di loro e approfondisca la conoscenza dei meriti di ognuno di loro. Molti, infatti, meritano di più, anche se non si agitano per farsi notare, anche se, come si dice da queste parti, non vanno con quelli meglio di loro e passano loro le spese perchè questo potrebbe essere funzionale alle loro mire. Si badi alla qualità e si tenga nella debita considerazione il lavoro, unica stella polare di qualsiasi attività professionale. Lo meritano ed è questo il mio auspicio più sincero per loro. Anche se non indossiamo più la stessa casacca.


Brunori sas, il calabrese

maggio 12, 2012

Ho scoperto Dario Brunori (in arte Brunori sas) meno di un anno fa, ascoltando a Radiodue “Italian dandy”. Rimasi subito colpito dall’orecchiabilissimo ritornello, dal velo di nostalgica malinconia e dall’ironia dei testi. Insomma, questo cantautore mi somiglia, anche se non sapevo di dove fosse, quanti anni avesse e quanti i cd pubblicati. Scaricai subito da I-tunes il suo “Volume I” e mi piacque molto, soprattutto “Guardia ‘82” che rimane tuttora il mio brano preferito del suo repertorio. Scoprii più tardi che è di Guardia Piemontese, località balneare del Cosentino, e questo è, naturalmente, motivo di doppio orgoglio. Mentre scrivo lo sto riascoltando, sempre su Radiodue, nel programma condotto da Luca Barbarossa e Virginia Raffaele “Radiodue social club”; i due sottolineano sempre le sue origini, non senza un filo d’ironia. Il cantante di “Via Margutta”, infatti, gli chiede “Ma c’è mai stato un cantautore calabrese, a parte Rino Gaetano?”; gli altri ridono del suo accento, mai nascosto e nemmeno ostentato. L’altra ospite Lunetta Savino, poi gli domanda: “Ma tu sei calabrese? E i testi delle tue canzoni sono in italiano?”. Il tutto condito dalla solita scenetta sui pantagruelici picnic dei calabresi al mare. Meno male che Brunori è ironico e ha saputo rispondere da par suo “Io cerco di scrivere in italiano, ma lo so che non è italiano corretto” e poi “La scenetta ha minimizzato il concetto, in realtà i pasti dei calabresi sono molto più pesanti”. Resta una punta di amarezza, per uno stereotipo che nemmeno la canzone d’autore a respiro nazionale di Brunori sas sembra riuscire a sfatare. E poi non chiamateci permalosi o polemici.


Precisazione pleonastica

maggio 6, 2012

Giovedì scorso ho scoperto che la giunta comunale di Siderno ha autorizzato il sindaco a resistere in giudizio contro l’allenatore della locale squadra di calcio, dopo il ricorso che questi ha presentato nei confronti del Comune e a seguito di un verbale della Polizia Municipale. Giovedì pomeriggio, dunque, sul sito http://www.reggiocalabriaweb.com è stato pubblicato il seguente articolo, naturalmente a mia firma:

Il tempo dei festeggiamenti per la salvezza ottenuta nel campionato di Eccellenza (e con una giornata di anticipo sulla fine del campionato) è finito. L’allenatore del Siderno Pippo Laface, infatti, tornerà il prossimo 21 giugno, ma per comparire nell’udienza fissata davanti al Giudice di Pace, a seguito del ricorso presentato dallo stesso Laface contro il Comune di Siderno.
I fatti. Gli sportivi di tutta la Calabria ricorderanno che lo scorso 16 dicembre, poco dopo le 14, Laface stava andando allo stadio “Filippo Raciti”, in compagnia del suo collaboratore Nunzio Siviglia e dei calciatori Alessandro Autellitano e Bruno Pansera, per condurre una seduta di allenamento, quella più importante, quella del venerdì prima della partita. Una volta imboccata la traversa che dalla statale 106 conduce all’impianto sportivo cittadino, all’incrocio del corso Garibaldi l’impatto con un’altra auto. Uno scontro fatale che ha trascinato la macchina dei quattro sportivi contro il muro di un’attività commerciale posta nel marciapiede di fronte. Una collisione che è costata la vita al povero Nunzio Siviglia e ha causato il ferimento dello stesso Laface e degli altri passeggeri. La notizia, quel pomeriggio, fece il giro della città in pochi minuti e immediati (quanto vani, nel caso di Nunzio Siviglia) furono i soccorsi. Ma come accade anche in questi casi, al di là dello shock per l’incidente e del dolore lancinante per la perdita di un amico, c’è stato anche spazio per i rilievi del caso da parte dei vigili urbani e il relativo verbale di contestazione elevato proprio in quella circostanza, e contestato da Pippo Laface che, dunque, ha proposto il ricorso al Giudice di Pace. Il Comune di Siderno, dal canto suo, ha deciso di resistere in giudizio, e con la delibera di giunta numero 191 dello scorso 30 aprile ha autorizzato il sindaco Riccardo Ritorto. Quest’ultimo ha affidato la difesa ai cinque legali dell’ente (Maria Antonietta Cimarosa, Salvatore Satira, Giorgio Ferraro, Antonio Cutugno e Antonio Ferreri). Il 25 aprile il sindaco e il “mister” festeggiavano a bordo campo la salvezza del Siderno; tra un mese e mezzo saranno avversari nelle aule di giustizia. Ma questa è un’altra partita.

A testimonianza della rilevanza giornalistica della notizia, oltre agli argomenti trattati, alla vasta eco mediatica che ebbe il tragico incidente e alla pubblicità dell’atto con cui l’esecutivo ha autorizzato il sindaco a resistere in giudizio, vi è il fatto che la stessa, il giorno dopo è stata ripresa dalla testata on line http://www.stadioradio.it (l’unica che ha avuto il buon gusto di citare la fonte) e poi da altri siti locali. Non solo. Ieri, sabato 5, è stata l’apertura delle pagine della Locride del Quotidiano della Calabria, il quale ha dedicato anche una “ribattuta” sulle pagine regionali. Anche Calabria Ora ha dedicato una breve nella “vetrina” de “L’Ora della Locride”. Insomma, la notizia c’è. Ed è stata trattata in maniera sufficientemente asettica da me, che tutto voglio tranne che speculare su un terribile incidente.

Ebbene, ieri pomeriggio, su stadioradio.it è stato pubblicato quest’intervento, a firma proprio di Pippo Laface:

In merito all’articolo di Gianluca Albanese pubblicato sul nostro portale nella giornata di ieri, Pippo Laface interviene facendo chiarezza sulla vicenda “con il Sindaco di Siderno Ritorto e con la gente e gli sportivi di Siderno i rapporti sono, e rimarranno, sempre e comunque ottimi, quello del ricorso al giudice di Pace per ciò che concerne la sanzione amministrativa ricevuta inseguito ai rilievi dei vigili urbani, nell’occasione della tragedia che mi ha visto mio malgrado coinvolto lo scorso Dicembre, è solo un atto dovuto a tutela di quelle responsabilità che nell’occasione dell’incidente non mi possono essere imputate e viste le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica. Al tragico incidente in cui ho perso il caro amico Nunzio Siviglia, stanno seguendo le indagini di rito degli organi competenti che faranno chiarezza su tutto accertando dove stanno le responsabilità”

Insomma, se precisazione doveva essere, mi pare sia assolutamente pleonastica, caro Pippo. Perché se tu vuoi far valere il sacrosanto diritto di tutelarti attraverso un “atto dovuto” come il ricorso davanti al Giudice di Pace, non devi alcuna giustificazione. Né a me, né ai colleghi della stampa, né al sindaco, né agli sportivi sidernesi. Semmai al Giudice di Pace, che incontrerai nell’udienza del 21 giugno, quella nella quale, lo ribadisco ancora una volta, tu e il Comune di Siderno sarete “parti contrapposte”, avversari, appunto, e non nemici giurati come tu, e solo tu, lasci intendere nel tuo intervento.


Locri, consiglio comunale senza esclusione di colpi

maggio 2, 2012

dal sito http://www.reggiocalabriaweb.it

LOCRI – Dall’aula consiliare alle aule della Procura della Repubblica? Si vedrà. Quel che è certo è che i toni della seduta consiliare odierna sono stati a tratti molto duri e lo spettro del ricorso alla giustizia è stato più volte agitato dal presidente del civico consesso Antonio Cavo, per via di alcune considerazioni espresse dai banchi della minoranza; anzi, lo stesso Cavo ha detto a chiare lettere che i verbali della seduta verranno trasmessi alla Procura della Repubblica. L’assise cittadina è stata convocata per discutere di quattro punti all’ordine del giorno, e se sul primo – e solo sul primo – si è registrata l’approvazione all’unanimità (riguardava la modifica del regolamento di compensazione e rateizzazione dei tributi comunali per estendere al concessionario anche la gestione dei ruoli ordinari) sul resto è stata battaglia senza esclusione di colpi. Del resto, c’era da aspettarselo. Erano tre mesi, infatti, che non veniva convocato il consiglio comunale e il trimestre precedente è stato costellato di dichiarazioni al vetriolo rilasciate a mezzo stampa e nel mezzo del lavoro dell’ispettore ministeriale Cervellini, mandato dal Viminale al Comune su richiesta della maggioranza per verificare se sussistano o meno le condizioni per proseguire l’azione amministrativa pur in presenza di una situazione economico-finanziaria assai difficile e che potrebbe condurre alla malaugurata ipotesi del dissesto finanziario dell’Ente. Le prime avvisaglie della battaglia, come detto, si sono registrate già durante la discussione del secondo punto “approvazione schema di convenzione tra la Provincia di Reggio Calabria e il Comune di Locri per l’attuazione di un progetto per l’inserimento lavorativo di soggetti percettori di ammortizzatori sociali in deroga”. La minoranza ha chiesto chiarezza sul numero dei lavoratori a cui affidare gli incarichi, precisando che comunque sul Comune gravano i costi per le tutele previdenziali dei lavoratori. Ma non solo. Anche sui criteri di selezione dei lavoratori in mobilità o Cassa integrazione l’opposizione non ha fatto sconti, chiedendo di inserire nell’atto deliberativo la previsione di un bando ad evidenza pubblica. La maggioranza e l’esecutivo, però, hanno ribadito che i lavoratori verranno selezionati in base alle effettive necessità dell’ente e alle loro attitudini professionali, per periodi che vanno da un minimo di un giorno ad un massimo di sei mesi. Dopo la votazione contraria, da parte della maggioranza, sull’integrazione proposta da Calabrese, che chiedeva, appunto, un bando ad evidenza pubblica, è partito il primo affondo, col leader di “Leali alla città” che ha parlato di «convenzione che servirà per assumere amici e compari, visto che la legalità non sembra ispirare l’azione di questa maggioranza», mentre l’ex sindaco Macrì ha rincarato la dose parlando di «molteplici illegittimità, come quelle relative al fatto che il segretario comunale Tresoldi firma atti come responsabile del Contenzioso, così come il geometra Monteleone, che firma atti come “facente funzioni” di responsabile». È stato in questo momento che il presidente Cavo ha preannunciato l’invio alla Procura degli atti della seduta. Anche sull’adezione al Patto dei sindaci la dialettica è stata aspra, con l’opposizione che ha rimproverato al sindaco un deficit di chiarezza nell’esposizione del Patto che, come ha spiegato Lombardo «Viene sottoscritto dai Comuni che intendono accedere ai bandi dell’Unione Europea dopo aver raggiunto determinati obiettivi, ad esempio sulla tutela dell’ambiente». Fin qui tutto normale, o quasi. Già, perchè prima di passare alla discussione del quarto e ultimo punto, relativo alla discussione di dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino alla stampa, riguardanti la presunta impossibilità a proseguire nella gestione ordinaria dell’ente e nell’erogazione anche dei servizi essenziali, lo stesso Lombardo ha detto che «certe frasi pronunciate dall’opposizione, in virtù delle quali io – ha detto – starei cercando di portare l’ente al dissesto, implicano una forte responsabilità morale, perchè – ha proseguito – domani qualcuno potrebbe compiere gesti sconsiderati verso chi amministra». Apriti cielo. La reazione dai banchi dell’opposizione è stata veemente. E se Macrì, Capogreco, Sainato, Passafaro e Calabrese hanno anticipato all’aula buona parte di quello che diranno all’ispettore ministeriale Cervellini nell’incontro programmato per il tardo pomeriggio, Calabrese ha attaccato a testa bassa il primo cittadino, dicendo, dopo aver compiuto un lungo elenco di presunte illegittimità compiute dagli amministratori ha respinto l’accusa di istigazioni alla violenza e ha concluso il proprio intervento dicendo che «Se ci saranno degli attentati non dipenderanno dalle dichiarazioni dei consiglieri di opposizione, ma saranno conseguenza di promesse fatte in campagna elettorale». Una bomba, insomma. Più ragionato l’intervento di Raffaele Sainato, che ha riportato la discussione sul bilancio, ricordando come soprattutto sulla consistenza dei residui va fatta chiarezza perchè il punto nodale è proprio quello, ha implementato l’elenco delle presunte illegittimità, seguito, in questo da Passafaro (che ha accettato la “sfida” dell’invio in Procura degli atti) e dello stesso Macrì, mentre Anna Capogreco si è concentrata sulla stato in cui versa contrada Moschetta. Lombardo, nel suo intervento conclusivo, ha stemperato i toni, con parecchio “mestiere” rimanendo pacato fino all’ultimo e ha risposto elencando tutta una serie di azioni intraprese dall’amministrazione. Una cosa è certa: la lotta per evitare il dissesto poggia su una drastica riduzione delle spese e sull’aumento del carico tributario. Margini per una ulteriore “spending review” comunale non ci sarebbero secondo il sindaco. Ora, non rimane che attendere la relazione dell’ispettore ministeriale, che dovrebbe arrivare a metà mese. Lombardo ha concluso auspicando per la città di Locri «Tempi migliori, indipendentemente – ha detto – dai comportamenti o dalle inefficienze di chi amministra».

GIANLUCA ALBANESE