Turista a casa mia

luglio 31, 2012

Scoprirsi turisti per caso nel posto in cui si abita da sempre si può. È capitato ieri pomeriggio sul tardi. Un tempo come un’intercapedine tra il lavoro e un piacevole impegno serale. Un tempo di corse nell’odiata (specie d’estate) automobile; di semafori rossi, di file alla cassa, di piccole incombenze. Un tempo che sembrava lasciar poco spazio alla cura di sé, alla mens sana in corpore sano. Un tempo di vento così forte che ti entra nelle orecchie e ti logora il cervello. Niente mare, niente spazi aperti; e un caldo che ti dice “niente casa”.
Succede pure che dopo l’ennesima coda i nervi non ce la fanno più, il cuore vuole tornare a essere muscolo cardiaco, le gambe vogliono andare da qualche parte, i piedi chiedono “Dove?”, ma via. È il tempo del tour improvvisato tra le vie nel cuore della mia piccola città “bastardo posto” se si pensa alle sue contraddizioni e alla sua decadenza; piccolo paradiso pensando a quanto bella può essere in certi frangenti, o quanto potrebbe essere se si curasse un po’ di più, come una signora ultraquarantenne che le cose della vita fanno sembrare sciatta ma che rimane capace di sorprendere se solo solleva e lega i capelli e riscopre un trucco che non ti aspetti.
E allora via, tra le foglie agitate da un vento “catanzarese” del corso secondario, tra le voci delle strade che nei decenni passati furono campi di calcetto improvvisati perché di auto in circolazione ce n’erano di meno e, forse, gli automobilisti erano un po’ più disciplinati. Via, verso il campo sportivo, le villette del quartiere “pariolino” di vecchie cooperative della borghesia che fu e che, forse, sarà, prima di immergermi nel cuore verace di una Siderno troppo spesso dimenticata, trascurata, attenta solo alla facciata del suo “salotto buono”, con le sue vetrine, la pletora di pizzerie e negozi di abbigliamento, o il suo lungomare che già intorno alla mezzanotte si spopola coi flussi migratori verso altri lidi più vivaci. La Siderno che amo è quella che rispetto ai decenni passati è cambiata di meno; quella che non ha voglia di cambiare perché si piace così e che, forse, non cambierà mai. La Siderno di via Michele Bello, marciapiedi stretti e casette basse, gente intenta a dilettarsi in attività ludiche e utili nello stesso tempo: un pallone da ridipingere, una ringhiera da riverniciare contro la ruggine, la catena di una bicicletta da risistemare.
Il sole cala lentamente, mentre il ritmo di camminata rimane alto. Un tapis roulant di ultima generazione indicherebbe una velocità media di 5,5/6 kmh e il cardiofrequenzimetro direbbe che i battiti al minuto sono 125/130. Ma non siamo in palestra, per fortuna. Siamo nel cuore della Siderno che sembra Cuba, l’Avana che non vorrà mai essere come Varadero. Via Dromo: si gira in direzione Nord. Da qui passò Garibaldi. Un secolo e mezzo dopo la percorre un turista improvvisato, mentre i pantaloni leggeri ma lunghi si appiccicano alla pelle fresca di rasoio e la polo appena indossata si bagna di sudore. Ancora via, dove passano poche macchine, dove si possono sentire voci e odori, rumori di vita. Il paradiso prende corpo in via Mazzini, bretella tra via dei Colli e via Fiume. Una strada che sta a Siderno come Trastevere sta a Roma. Un mix di casette vecchie, basse e abbandonate e palazzi nuovi. Qualcuno ha fissato su una lastra metallica a mo’ di porta l’amore per una ragazza che ora sarà già donna, famiglie intere sedute sul marciapiede, panni stesi e commenti su chi entra e chi esce, su chi saluta per strada e su chi passa. Mi godo l’odore delle cucine, mentre sta per fare buio. Qui il vento non passa. Profumi di soffritti di cipolle, parmigiane di melanzane e perfino di pasticceria. S’intravede una traversa che meriterebbe di essere esplorata, ma non c’è tempo. Vado così di fretta che la gente seduta fuori non fa nemmeno in tempo a domandarsi chi sia quello strano tipo che cammina svelto ma non si ferma mai. Il corso mi restituisce il vento e mi regala una lezione di utilizzo dello yogurt da asporto da parte di un’addetta ai lavori. Un altro chilometro mi separa dall’auto parcheggiata. Lo faccio in fretta perché è quasi ora di cena. Il voucher, del resto, prevedeva un utilizzo limitato. Ma tornerò ben presto a godermi gli angoli più nascosti di una cittadina vissuta in maniera troppo distratta. E che merita di essere scoperta in tutti i suoi aspetti.


Giustizialisti a senso unico

luglio 25, 2012

Usare le inchieste giudiziarie che riguardano i propri avversari come mezzo di lotta politica non “tira” più. Lo dovrebbero sapere certi seminatori di odio, sempre pronti a guardare in casa d’altri e a fare processi sommari (in virtù dei quali gli altri sono sempre collusi, brutti, sporchi e cattivi, mentre loro sono lindi, virtuosi, belli e onesti) salvo poi abbassare la testa e lo sguardo con fare evasivo quando vengono coinvolti da iniziative della magistratura i propri amici di partito.
Lo dico da garantista convinto, a 360 gradi; da chi insomma, vuole che il rispetto delle garanzie costituzionali (che prevedono che un cittadino imputato si presume innocente fino a sentenza di condanna passata in giudicato) sia sempre osservato e non “a corrente alternata”.
Lo dico non solo ai giustizialisti “per partito preso” dell’Italia dei Valori, ma ai tanti militanti e simpatizzanti del Pd e degli altri partiti di Sinistra sempre pronti a usare il manganello contro gli avversari omettendo, da novelli Tafazzi, di autofustigarsi con lo stesso corpo contundente quando i problemi riguardano i loro sodali. Soprattutto in Calabria, soprattutto nella Locride.
E quindi, ai vari lindi, virtuosi, belli e onesti, sempre pronti a condannare senza processo gli ex amministratori locali, ricordo la prima pagina del Quotidiano di oggi, che ritrae l’ex assessore regionale del Pd Demetrio Naccari Carlizzi indagato perché sarebbe stato ospite a cena di un clan mafioso reggino durante la campagna elettorale per le Regionali 2010. L’occasione è buona per ricordare a me stesso, ma ovviamente anche a loro, alcune vicissitudini che riguardano alcuni relatori della Festa Democratica in programma alla villa comunale di Siderno sabato 28 alle ore 21.
Iniziamo, per cavalleria, dalla deputata Maria Grazia Laganà, attualmente sotto processo in qualità di vice direttore sanitario dell’ospedale di Locri (carica che ricopriva all’epoca dei fatti), per presunte irregolarità nella fornitura di materiale al nosocomio. Un processo che è il risultato di un’inchiesta avviata nel 2006 dopo la relazione del prefetto Basilone, nominato commissario all’Asl di Locri in seguito allo scioglimento dell’Azienda disposto all’indomani dell’omicidio di Francesco Fortugno, nel quale sono imputati per truffa, falso e abuso ai danni dell’ex Azienda sanitaria di Locri anche l’ex direttore amministrativo Marchese, il titolare dell’impresa di forniture di medicinali Medinex di Reggio Calabria, Pasquale Rappoccio, un funzionario amministrativo dell’ente, Nunzio Papa ed un medico dell’ospedale, Alvina Michelotta. Per la cronaca, l’udienza inizialmente fissata per lo scorso 17 luglio è stata aggiornata al prossimo 3 ottobre, per il legittimo impedimento a presenziare da parte di Marchese, per motivi di salute, come leggiamo dal sito http://www.ildispaccio.it.
Proseguiamo con l’ex assessore regionale di Rifondazione Comunista Nino De Gaetano, transitato armi e bagagli nel Pd dopo essere finito nel mirino di Paolo Ferrero che ne aveva contestato le numerosissime schede di elettori reggini che avevano espresso, durante le elezioni regionali del 2010 la preferenza per il giovane candidato consigliere del Prc e, nella stessa scheda, per il (poco) meno giovane candidato presidente di centrodestra Giuseppe Scopelliti. Insomma, un voto disgiunto che per molti (in primis il leader del Pdci regionale Michelangelo Tripodi) ha avuto il sapore di un vero e proprio inciucio. Proprio come lo scorso gennaio, quando sempre De Gaetano, fresco di salto della quaglia nel Pd, votò l’elezione del consigliere regionale della lista “Scopelliti presidente” Candeloro Imbalzano presidente della commissione Bilancio del consiglio regionale. Ah, dimenticavo. Siccome i giustizialisti verso gli avversari prendono spesso per oro colato le parole di pentiti e collaboratori di giustizia, è il caso di ricordare loro quanto riferito ai magistrati dal collaboratore di giustizia Roberto Moio al processo “Testamento” e riportato, lo scorso 20 ottobre, dal collega Lucio Musolino sul sito http://www.corrieredellacalabria.it: “…Di solito – ha dichiarato quello che il bravo collega ha definito “l’ex uomo di fiducia del boss Giovanni Tegano” – abbiamo votato sempre a destra. A sinistra ultimamente abbiamo portato a Nino De Gaetano. Lo appoggiava Bruno Tegano per fare un favore al dottore Suraci che c’è stato sempre vicino, durante e dopo la guerra di mafia. De Gaetano lo abbiamo aiutato moltissimo”. È il caso di ricordare che “il dottore Suraci” altri non è che il suocero del consigliere regionale Nino De Gaetano.
Ho citato questi tre casi per rimarcare – qualora ce ne fosse bisogno – la differenza tra me, autentico garantista, e la truppa dei garantisti (o giustizialisti) a senso unico; o meglio, a convenienza. Perché per me, Naccari, Laganà e De Gaetano sono innocenti fino a prova contraria o fino a sentenza passata in giudicato, così come tutti gli amministratori e politici sidernesi e non attualmente sottoposti a custodia cautelare in carcere. A sentire alcuni politicanti locali, invece, questi ultimi sembrano sicuramente colpevoli; Naccari, Laganà e De Gaetano invece no. Gli ultimi due saranno accolti con deferenza sabato sera.
Questione di coerenza. E di inclinazione della testa.


Trecentosessantacinque

luglio 15, 2012

Trecentosessantacinque giorni. Oggi come allora quel caldo terribile di giorno e il vento che fa battere le porte di notte. Durante quest’anno a volte è stata più alba, altre più tramonto, ma è così che è andata. Voglio che tu sappia che qui è tutto in ordine, che sto bene, che ho imparato un sacco di cose e che, come sempre, me la cavo. Che ho un sacco di amici che mi vogliono bene e che so quello che conta davvero e quello che conta poco. Che anche se mi manchi tantissimo ti ritrovo sempre in ogni gesto di buonsenso, nei valori che mi hai trasmesso e in quella attitudine a preoccuparmi per le persone care.