Turista a casa mia

Scoprirsi turisti per caso nel posto in cui si abita da sempre si può. È capitato ieri pomeriggio sul tardi. Un tempo come un’intercapedine tra il lavoro e un piacevole impegno serale. Un tempo di corse nell’odiata (specie d’estate) automobile; di semafori rossi, di file alla cassa, di piccole incombenze. Un tempo che sembrava lasciar poco spazio alla cura di sé, alla mens sana in corpore sano. Un tempo di vento così forte che ti entra nelle orecchie e ti logora il cervello. Niente mare, niente spazi aperti; e un caldo che ti dice “niente casa”.
Succede pure che dopo l’ennesima coda i nervi non ce la fanno più, il cuore vuole tornare a essere muscolo cardiaco, le gambe vogliono andare da qualche parte, i piedi chiedono “Dove?”, ma via. È il tempo del tour improvvisato tra le vie nel cuore della mia piccola città “bastardo posto” se si pensa alle sue contraddizioni e alla sua decadenza; piccolo paradiso pensando a quanto bella può essere in certi frangenti, o quanto potrebbe essere se si curasse un po’ di più, come una signora ultraquarantenne che le cose della vita fanno sembrare sciatta ma che rimane capace di sorprendere se solo solleva e lega i capelli e riscopre un trucco che non ti aspetti.
E allora via, tra le foglie agitate da un vento “catanzarese” del corso secondario, tra le voci delle strade che nei decenni passati furono campi di calcetto improvvisati perché di auto in circolazione ce n’erano di meno e, forse, gli automobilisti erano un po’ più disciplinati. Via, verso il campo sportivo, le villette del quartiere “pariolino” di vecchie cooperative della borghesia che fu e che, forse, sarà, prima di immergermi nel cuore verace di una Siderno troppo spesso dimenticata, trascurata, attenta solo alla facciata del suo “salotto buono”, con le sue vetrine, la pletora di pizzerie e negozi di abbigliamento, o il suo lungomare che già intorno alla mezzanotte si spopola coi flussi migratori verso altri lidi più vivaci. La Siderno che amo è quella che rispetto ai decenni passati è cambiata di meno; quella che non ha voglia di cambiare perché si piace così e che, forse, non cambierà mai. La Siderno di via Michele Bello, marciapiedi stretti e casette basse, gente intenta a dilettarsi in attività ludiche e utili nello stesso tempo: un pallone da ridipingere, una ringhiera da riverniciare contro la ruggine, la catena di una bicicletta da risistemare.
Il sole cala lentamente, mentre il ritmo di camminata rimane alto. Un tapis roulant di ultima generazione indicherebbe una velocità media di 5,5/6 kmh e il cardiofrequenzimetro direbbe che i battiti al minuto sono 125/130. Ma non siamo in palestra, per fortuna. Siamo nel cuore della Siderno che sembra Cuba, l’Avana che non vorrà mai essere come Varadero. Via Dromo: si gira in direzione Nord. Da qui passò Garibaldi. Un secolo e mezzo dopo la percorre un turista improvvisato, mentre i pantaloni leggeri ma lunghi si appiccicano alla pelle fresca di rasoio e la polo appena indossata si bagna di sudore. Ancora via, dove passano poche macchine, dove si possono sentire voci e odori, rumori di vita. Il paradiso prende corpo in via Mazzini, bretella tra via dei Colli e via Fiume. Una strada che sta a Siderno come Trastevere sta a Roma. Un mix di casette vecchie, basse e abbandonate e palazzi nuovi. Qualcuno ha fissato su una lastra metallica a mo’ di porta l’amore per una ragazza che ora sarà già donna, famiglie intere sedute sul marciapiede, panni stesi e commenti su chi entra e chi esce, su chi saluta per strada e su chi passa. Mi godo l’odore delle cucine, mentre sta per fare buio. Qui il vento non passa. Profumi di soffritti di cipolle, parmigiane di melanzane e perfino di pasticceria. S’intravede una traversa che meriterebbe di essere esplorata, ma non c’è tempo. Vado così di fretta che la gente seduta fuori non fa nemmeno in tempo a domandarsi chi sia quello strano tipo che cammina svelto ma non si ferma mai. Il corso mi restituisce il vento e mi regala una lezione di utilizzo dello yogurt da asporto da parte di un’addetta ai lavori. Un altro chilometro mi separa dall’auto parcheggiata. Lo faccio in fretta perché è quasi ora di cena. Il voucher, del resto, prevedeva un utilizzo limitato. Ma tornerò ben presto a godermi gli angoli più nascosti di una cittadina vissuta in maniera troppo distratta. E che merita di essere scoperta in tutti i suoi aspetti.

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One Response to Turista a casa mia

  1. Virginia Danna ha detto:

    Mi è venuta voglia di venire a Siderno! 🙂

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