Il Brunori che non ti aspetti

«Scrivo le canzoni solo per poter parlare ai concerti tra un brano e l’altro». Lo ha detto Dario Brunori dal palco locrese de “Le Club”, il locale “figo” della Riviera dei Gelsomini. Si giustifica, ma solo all’apparenza. In realtà si compiace. E molto. Si ammira davanti allo specchio con l’abito che porta con grande naturalezza e spontaneità: quello dello studente di provincia che diventa cantautore di successo, ma davanti ai suoi coetanei e ai compaesani, tiene a far sapere che non si è montato la testa, che è rimasto quello di sempre e che non si prende troppo sul serio. Il concerto, novanta minuti d’orologio, è terminato da circa mezzora. Palco sulla spiaggia, orario d’inizio più adatto a un party (una di notte) e pubblico in prevalenza giovanile. Con qualche chilo in meno e qualche capello grigio in più il cantante di Guardia Piemontese canta, suona e scherza, scherza parecchio. Col pubblico, coi musicisti, con sé stesso. Scherza al punto tale che i suoi intermezzi pieni di gag e battute sono parte integrante dello spettacolo e ne arricchiscono i contenuti. Peccato per l’acustica pessima coi toni acuti sempre al limite della distorsione e i bassi inesistenti, che spesso mortifica la bravura dei musicisti. Il pubblico, però, si diverte, perchè se c’è una dote che la Brunori sas ha è quella di creare subito l’empatia con la “sua” gente. Il re dei falò, le cui canzoni sono più suonate con la chitarra sulla spiaggia che scaricate illegalmente da “e-mule”, parte con “Fra milioni di stelle” regalando una coda in stile messicano, prosegue con “Come stai”, “Paolo” e “Domenica notte”. Imprenditore mancato per scelta, universitario dentro per vocazione, nonostante i 35 anni compiuti parla ai teenagers con la loro stessa lingua, quella dei writers che scrivono versi e disegnano murales “Con lo spray”; ironico sì, ma anche nostalgico e romantico al punto da creare brani come “Lei, lui, Firenze” e “Tre capelli sul comò”; diverte col valzerino de “La mosca” e sfotte quelli che, al contrario di lui, non hanno voluto o saputo dire di no a un destino professionale già segnato da “Imprenditore”. Il pubblico lo segue, dialoga con lui e i versi delle sue canzoni volano in aria nel parterre di sabbia e ghiaia, tra bermuda, minigonne, tacchi a spillo e infradito, tra zaffate di fumo e di eau de toilette. Lo stesso pubblico che esplode quando attacca “Italian dandy”, brano così famoso che non necessita di alcuna introduzione, men che meno ironica. Pochi secondi di pausa e poi di nuovo sul palco per “Il pugile”, unplugged come nel disco, così come “Nanà”. È il preludio al gran finale con i brani più famosi: “Rosa” più tragica che comica storia in stile Rino Gaetano, col giovane migrante che parte per una vita di sacrifici pensando a preparare un matrimonio che naufragherà ancor prima di essere celebrato, la celeberrima “Guardia ‘82”, colonna sonora ufficiale di tutti i falò, e “Stella d’argento” che cantava il papà da piccolo. Sembra l’ultima canzone in scaletta, ma il pubblico chiede di più e viene accontentato a ritmo di samba con “Il suo sorriso”, storia d’amore perduto e di amicizia infedele. Semplice, come i brani cantati da Brunori Dario di Guardia Piemontese. Cantautore, cabarettista e ragazzo della porta accanto.

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