Grillini e grillisti ante litteram

Seguo da un paio di settimane “Piazzapulita” su La7, condotto dal bravo Corrado Formigli. Lo trovo un programma fatto veramente bene e condotto da un bravo giornalista che sa come si fa il mestiere. Ieri, ne ha dato l’ennesima dimostrazione spiegando le ragioni per le quali ha trasmesso diversi mesi dopo averlo acquisito il “fuori onda” in cui il consigliere regionale del movimento Cinquestelle Giovanni Favia denunciava la mancanza di democrazia interna al soggetto politico fondato da Beppe Grillo e diretto da Casaleggio. Non entro nel merito della questione, se non riconoscendo che ci sono molti “grillini” – quasi tutti, per la verità – che sono persone per bene e che vogliono dire la loro nelle istituzioni uscendo dalle rigidità e dagli schemi di certa politica. Solo che il rifiuto tout court delle forme e dei limiti in cui si esercita la democrazia non può che preludere a situazioni di anarchia che, a loro volta, generano i prodromi per svolte autoritarie e dittatoriali. Non voglio esagerare e non la faccio lunga. Dico solo che quello che Grillo (coi suoi “meet up” prima e con il movimento Cinquestelle dopo) è stato bravo a intercettare è stato solo un dissenso piuttosto diffuso nei confronti dei partiti e del modo in cui vengono gestite le istituzioni, ma dall’esprimere dissenso alla fase propositiva in cui bisogna prepararsi a governare la strada è lunga. Se ne sono accorti in Emilia Romagna, terra in cui probabilmente il Pci-Pds-Ds-Pd ha tradito parecchie aspettative tanto che parecchi suoi elettori storici hanno preferito “buttarsi” con Grillo. Se n’è accorto il consigliere regionale Favia ma anche il sindaco di Parma Pizzarotti che ci ha messo una vita a comporre una giunta, anche se gli va dato il merito di aver ridotto parecchio i costi dell’amministrazione. Ma sarebbe bastato un atteggiamento più oculato della politica per non generare fenomeni di tipo “grillino”; sarebbe stato sufficiente dare certe risposte ai cittadini invece che lasciarli davanti a imbarazzanti silenzi da parte delle istituzioni.
Quando scrivo questo, penso a un episodio dell’estate 2007. Fui chiamato dal carissimo amico Paolo Fragomeni a moderare una delle tre serate della Festa dell’Unità, l’ultima prima del congresso fondativo del Pd. L’argomento del dibattito, che si tenne nella villetta comunale di Siderno, fu dei più scottanti: la sanità pubblica, in un paese che proprio in quei giorni dovette fare i conti con la spoliazione di reparti e risorse del suo ospedale che solo ora, dopo cinque anni, si accinge a diventare “Casa della salute”. Sul palco, accanto a me, il sindaco, un senatore di area, un assessore regionale diessino. A un certo punto, prese la parola un cittadino che, vista la rabbia che aveva in corpo, iniziò presto a usare toni alterati tanto da indurmi a invitarlo all’uso di un linguaggio più consono all’occasione pubblica e ad esprimere i suoi concetti in maniera sintetica. “Lascialo parlare” urlò qualcuno dal pubblico. La tensione si tagliava col coltello, fin quando il cittadino, fresco reduce da una terapia particolarmente delicata, come segno di disprezzo nei confronti della politica che aveva permesso che il “suo” ospedale venisse chiuso, propose di bruciare le schede elettorali. L’applauso che seguì la fine del suo intervento fu scrosciante e prolungato. Mi toccò fare l’impopolare quando dissi, subito dopo, che la rinuncia all’esercizio del diritto di voto sarebbe stata inopportuna e che segni di disprezzo verso le istituzioni democratiche avrebbero prestato il fianco a svolte di tipo reazionario se non dittatoriale. Applaudirono in pochi, ma era quello che mi sentivo di dire. Poi, però, a rovinare tutto, arrivò il silenzio dei politici presenti. Imbarazzato ma pesantissimo. Nessuno di loro trovò il coraggio, le parole e soprattutto gli argomenti per rispondere al cittadino arrabbiato che, ora, definiremmo come il tipico grillino.
E allora sì, politici senza risposte e senza argomenti, che avete riciclato nei vostri partiti chi, con politiche clientelari ha contribuito a rendere ingestibili gli ospedali, le scuole e altri presidi tangibili della presenza dello Stato. E allora sì, se esistono i grillini la colpa è soprattutto vostra. E se come prima reazione ci si può sfogare dando loro dei “fascisti”, poi bisogna dimostrare che anche nei partiti tradizionali c’è gente che ha a cuore il bene comune e che in fondo, i grillini non servono o sono solo un fenomeno populista e folkloristico, comunque passeggero. In fondo, Grillo e Casaleggio sono emersi soprattutto per colpa vostra.

Una risposta a Grillini e grillisti ante litteram

  1. caterina scrive:

    Questa volta non posso dirti altro che, ben detto!
    Hai esplicitato con chiarezza la situazione, che a dir poco è desolante.

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