Grillini e grillisti ante litteram

settembre 14, 2012

Seguo da un paio di settimane “Piazzapulita” su La7, condotto dal bravo Corrado Formigli. Lo trovo un programma fatto veramente bene e condotto da un bravo giornalista che sa come si fa il mestiere. Ieri, ne ha dato l’ennesima dimostrazione spiegando le ragioni per le quali ha trasmesso diversi mesi dopo averlo acquisito il “fuori onda” in cui il consigliere regionale del movimento Cinquestelle Giovanni Favia denunciava la mancanza di democrazia interna al soggetto politico fondato da Beppe Grillo e diretto da Casaleggio. Non entro nel merito della questione, se non riconoscendo che ci sono molti “grillini” – quasi tutti, per la verità – che sono persone per bene e che vogliono dire la loro nelle istituzioni uscendo dalle rigidità e dagli schemi di certa politica. Solo che il rifiuto tout court delle forme e dei limiti in cui si esercita la democrazia non può che preludere a situazioni di anarchia che, a loro volta, generano i prodromi per svolte autoritarie e dittatoriali. Non voglio esagerare e non la faccio lunga. Dico solo che quello che Grillo (coi suoi “meet up” prima e con il movimento Cinquestelle dopo) è stato bravo a intercettare è stato solo un dissenso piuttosto diffuso nei confronti dei partiti e del modo in cui vengono gestite le istituzioni, ma dall’esprimere dissenso alla fase propositiva in cui bisogna prepararsi a governare la strada è lunga. Se ne sono accorti in Emilia Romagna, terra in cui probabilmente il Pci-Pds-Ds-Pd ha tradito parecchie aspettative tanto che parecchi suoi elettori storici hanno preferito “buttarsi” con Grillo. Se n’è accorto il consigliere regionale Favia ma anche il sindaco di Parma Pizzarotti che ci ha messo una vita a comporre una giunta, anche se gli va dato il merito di aver ridotto parecchio i costi dell’amministrazione. Ma sarebbe bastato un atteggiamento più oculato della politica per non generare fenomeni di tipo “grillino”; sarebbe stato sufficiente dare certe risposte ai cittadini invece che lasciarli davanti a imbarazzanti silenzi da parte delle istituzioni.
Quando scrivo questo, penso a un episodio dell’estate 2007. Fui chiamato dal carissimo amico Paolo Fragomeni a moderare una delle tre serate della Festa dell’Unità, l’ultima prima del congresso fondativo del Pd. L’argomento del dibattito, che si tenne nella villetta comunale di Siderno, fu dei più scottanti: la sanità pubblica, in un paese che proprio in quei giorni dovette fare i conti con la spoliazione di reparti e risorse del suo ospedale che solo ora, dopo cinque anni, si accinge a diventare “Casa della salute”. Sul palco, accanto a me, il sindaco, un senatore di area, un assessore regionale diessino. A un certo punto, prese la parola un cittadino che, vista la rabbia che aveva in corpo, iniziò presto a usare toni alterati tanto da indurmi a invitarlo all’uso di un linguaggio più consono all’occasione pubblica e ad esprimere i suoi concetti in maniera sintetica. “Lascialo parlare” urlò qualcuno dal pubblico. La tensione si tagliava col coltello, fin quando il cittadino, fresco reduce da una terapia particolarmente delicata, come segno di disprezzo nei confronti della politica che aveva permesso che il “suo” ospedale venisse chiuso, propose di bruciare le schede elettorali. L’applauso che seguì la fine del suo intervento fu scrosciante e prolungato. Mi toccò fare l’impopolare quando dissi, subito dopo, che la rinuncia all’esercizio del diritto di voto sarebbe stata inopportuna e che segni di disprezzo verso le istituzioni democratiche avrebbero prestato il fianco a svolte di tipo reazionario se non dittatoriale. Applaudirono in pochi, ma era quello che mi sentivo di dire. Poi, però, a rovinare tutto, arrivò il silenzio dei politici presenti. Imbarazzato ma pesantissimo. Nessuno di loro trovò il coraggio, le parole e soprattutto gli argomenti per rispondere al cittadino arrabbiato che, ora, definiremmo come il tipico grillino.
E allora sì, politici senza risposte e senza argomenti, che avete riciclato nei vostri partiti chi, con politiche clientelari ha contribuito a rendere ingestibili gli ospedali, le scuole e altri presidi tangibili della presenza dello Stato. E allora sì, se esistono i grillini la colpa è soprattutto vostra. E se come prima reazione ci si può sfogare dando loro dei “fascisti”, poi bisogna dimostrare che anche nei partiti tradizionali c’è gente che ha a cuore il bene comune e che in fondo, i grillini non servono o sono solo un fenomeno populista e folkloristico, comunque passeggero. In fondo, Grillo e Casaleggio sono emersi soprattutto per colpa vostra.

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Siderno-Sersale 0-1

settembre 9, 2012

SIDERNO – SERSALE 0-1

SIDERNO: Marra 6.5, Afflitto 5.5, Giuffrida 3, Luciano 6 (dal 31’ st Carabetta sv), Mascaro 6.5, Pettinato 6.5, De Leo 6.5, Candido 6.5, Rumbo 6, Leone 6.5 (dal 25’ Commisso sv), Autellitano 6 (dal 12’ st Figliomeni 5.5). In panchina: Caruso, Crupi, Tringali, Autolitano. Allenatore: Telli 6 (Laface squalificato)
SERSALE: Parrottina 6, Falcone 6, Muccari 6 (dal 1’ st Donnini 6), Torchia 6, Maione 6, Bilotta 6, Zurlo 6 (dal 5’ Bizzantini 6.5), Scozzafava 6.5, Angotti 5, Mazzei 6, Borelli 6 (dal 50’ st Caturano sv). In panchina: Mascaro, Mercurio, Sciumbata, Grandinetti. Allenatore: Vanzetto 6
ARBITRO: Vimercati di Cosenza (assistenti Terenzio e De Marco di Cosenza)
MARCATORE: 26’ st Bilotta
NOTE: espulso Giuffrida (Si) al 47’ st per scorrettezze. Ammoniti Afflitto (Si), Mazzei (Se), Luciano (Si), Angotti (Se), Commisso (Si), Maione (Se). Spettatori seicento circa di cui una trentina ospiti. Recuperi: 5’ pt e 6’ st

Il Siderno parte male e perde due volte: una partita che nel primo tempo aveva nettamente dominato; e, purtroppo, la testa, in un finale incandescente in cui un giocatore (Giuffrida) e due dirigenti sono stati espulsi e alcuni facinorosi hanno provato ad entrare in campo, lanciando perfino qualche oggetto all’indirizzo della panchina avversaria. Certo, sarà pur vero che l’attaccante ospite Angotti come provocatore ha mostrato di non avere nulla da invidiare al “Pelliccia” degli scontri romani dello scorso ottobre ma cadere nei tranelli non giova a nessuno, men che meno a una società che durante l’estate ha investito parecchie risorse per allestire una squadra capace di disputare un campionato tranquillo, dando continuità alla conduzione tecnica e rafforzando una rosa già competitiva riuscendo, nel contempo, a risvegliare la passione dei tifosi. Ora, dunque, si attende solo il verdetto della giustizia sportiva e una pronta ripresa del Siderno che, se da un lato dovrà fare a meno del portiere titolare Macrì (per lui martedì è prevista l’operazione al menisco) e dovrà valutare con attenzione le condizioni dell’attaccante Savino, ha bisogno di concretizzare meglio la mole di gioco prodotta, soprattutto nel primo tempo in maniera è assai convincente. Nella prima frazione di gioco, infatti, i ragazzi di Telli hanno attaccato costantemente, brillando per mobilità dei propri giocatori avanzati, che non hanno dato punti di riferimento alla retroguardia ospite. In particolare, De Leo con i suoi improvvisi inserimenti ha spesso messo in apprensione una difesa già disorientata dal dinamismo di Leone e Autellitano. La mira degli attaccanti biancazzurri, però, è risultata imprecisa, e, paradossalmente, nonostante la grande sofferenza, è stata la squadra ospite a impensierire maggiormente il Siderno, grazie ad Angotti il cui colpo di testa è stato neutralizzato da un ottimo Marra, che non ha fatto rimpiangere Macrì e ha messo anche una pezza dopo un paio d’incertezze commesse dal giovane Afflitto, un ’95 che in un alcune occasioni ha mostrato di pagare lo scotto dell’esordio in prima squadra. Nella ripresa, poi, il Sersale ha progressivamente abbandonato la timidezza iniziale, equilibrando le sorti di un match fino al 60’ saldamente in mano ai padroni di casa. Poi, il discusso goal: al 23’ l’assistente di Vimercati segnala un intervento falloso ai danni di un esterno ospite lungo la linea dell’out di destra, all’altezza del limite dell’area; sugli sviluppi del calcio di punizione Bilotta svetta di testa e realizza, con Mascaro che respinge il pallone quando aveva – secondo la terna arbitrale – completamente varcato la linea di porta ma, soprattutto, con Luciano che era a terra in area di rigore, sin dall’inizio dell’azione. È verosimile, quindi, che la difesa biancazzurra sia rimasta ferma convinta che fosse punito l’intervento ai danni di Luciano, cosa che, evidentemente, non è avvenuta. Molte le proteste per il goal convalidato, col Sersale che non credeva proprio di raccogliere un successo all’inizio insperato. La reazione dei padroni di casa è stata veemente ma poco redditizia: da segnalare soltanto un calcio di punizione di Candido deviato in angolo da Parrottina, un infortunio occorso a Leone e l’espulsione a Giuffrida che, in pieno recupero, entra in stile kamikaze su un avversario e viene espulso con rosso diretto. Non contento, il giovane sidernese rifila un ceffone a un giocatore ospite a partita finita durante alcune fasi convulse sedate con tempestività dall’intervento delle forze dell’ordine e di quasi tutti i giocatori e dirigenti ospitanti. E pensare che durante il primo tempo tutto lasciava presagire una bella vittoria…

GIANLUCA ALBANESE


Altre visioni

settembre 9, 2012

Caulonia marina, ore 22. Le note della chitarra semiacustica di Bruno Gelonesi pervadono l’intera area del parco, l’atmosfera è surreale, quasi onirica. Mi allontano per prendere qualcosa nell’auto parcheggiata, quando due signore sulla cinquantina riescono a fermarmi nonostante la mia andatura assai spedita. «Signore, cosa stanno facendo nel parco?». Eh, qua ti voglio! Scopro tutto d’un tratto che decenni di radio, Tv, carta stampata e presentazione di eventi non mi consentono di spiegare con due parole, in maniera sintetica ma efficace, quello che sta succedendo. Alle due donne che hanno l’aria di essere lì a fare due passi dopo cena, approfittando dell’aria leggermente più fresca rispondo che «E’ una serie di concerti con musicisti coinvolti da un collettivo di ragazzi del posto, giovani artisti che durante l’anno si sono riuniti qui per dare spazio alla propria creativitità». Riduttiva come definizione, e non poco. Intanto, non faccio in tempo a tornare che le due donne hanno lasciato la panchina e sono sull’erba, in mezzo ai ragazzi del collettivo, a cantare, ballare e a richiedere i propri brani preferiti a una band che fa dell’empatia la sua forza principale. Il successo dell’ultimo atto di “Visioni nel parco” è compendiato in questo piccolo aneddoto. Va bene l’arte, la creatività, la poesia, la musica, la danza. Ma tutto ciò ha un senso se è inclusivo, partecipato, condiviso. E allora non conta sapere quante decine di persone c’erano ieri sera al parco “Frammartino”. È importante, invece, capire che l’atmosfera che si respirava era unica e comune alle principali realtà metropolitane e cosmopolite del mondo. Parco “Frammartino”, sì; ma avrebbe potuto essere Central Park, Hyde Parx, Vondelpark ecc.
E allora sì, quella coppia di giovani attori composta da Paolo Imperutura e Karla Licano ha fatto centro. Prima coinvolgendo un gruppo di diciottenni in qualcosa mai realizzato prima da queste parti e poi portandolo in piazza per nove mesi, dai tempi in cui ci volevano i giacconi pesanti a quelli in cui si boccheggia dal caldo. Nove mesi, appunto. Tanti quanti ne servono per dare alla luce una creatura che ora è pronta a veicolare tanti progetti teatrali e a diffondere il suo spirito in ogni posto che verrà popolato dai giovani presenti, nello spirito di quel “Terra tour” che ne ha ispirato la creazione.
E allora, con questo spirito transgenerazionale di compartecipazione e condivisione tutto è autenticamente pubblico: dal cous cous cucinato dai ragazzi agli oggettini creati con materiali destinati alla spazzatura.

E soprattutto la musica: le voci di Emanuela Bonfiglio e Michela Commisso, l’esperimento di Bruno Gelonesi che ha coinvolto il pubblico in un esperimento di creazione di un brano seguendo quello che Simon & Garfunkel definivano “the sound of silence” e i pochi rumori della natura. Un esperimento riuscito, nella misura in cui ha dato spazio a ognuno per potersi esprimere dopo aver rotto il velo di iniziale diffidenza.

Decisamente più convenzionale la proposta musicale di “Mister Muscolo e i suoi estrogeni” ma non meno coinvolgente. Merito dell’autoironia del suo front-man Mario Muscolo, avvocato e musicista che ha giocato col proprio cognome nel calembour che ha originato il nome della band, ma anche della straordinaria empatia creatasi col pubblico, accontentato con un repertorio vasto ed eterogeneo, da Mannarino, Capossela e Manu Chao fino a Ricchi e Poveri, Nada e i Nomadi.
E poi il canto collettivo finale, chiosa di un’esperienza sicuramente positiva e da ripetere quanto prima. La gioventù della Locride, per fortuna, è anche questa.


Cinque anni d’inutilità

settembre 4, 2012

Nascesti forse per gioco, forse per noia; sicuramente per passione. Perchè scrivere è la cosa che mi viene spontaneo fare, oltre che cantare. Hai appena compiuto cinque anni e anche se spesso non riesco a darti l’attenzione che meriti mi rappresenti ancora. Parli di me, di come sono. Soprattutto esprimi quello che penso, senza filtri, infingimenti o maschere pirandelliane. Già, le maschere. Quante ne abbiamo scoperte in questi cinque anni: da quella del cretino che voleva lanciare il sasso e nascondere la mano a quella del maligno che avrebbe fatto carte false pur di vedersi pubblicati i suoi impubblicabili commenti e che, non avendo altri argomenti o capacità, finiva sempre per offendere.
Quante cose che abbiamo letto e scritto! Dopo pochi mesi dalal nascita diventasti il luogo virtuale del dibattito politico cittadino, complice la scarsità di strutture e momenti di confronto pubblico. Per fortuna tornasti presto alla tua dimensione naturale, personale, umana. Mi hai spesso permesso di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, di replicare a chi avrebbe voluto imbavagliarmi. Sei stato anche l’amico a cui ho confidato momenti personali e di amici me ne hai fatti trovare (o ritrovare) tanti. Sei il mio alter ego, e non mi lasci mai. Sei il dolce e l’amaro della vita di tutti i giorni e mi hai perfino fatto conoscere la sede della polizia postale di Reggio. Sei uno che non si prende sul serio ma che alcuni considerano forse oltre il dovuto. Hai resistito all’ondata dei social network, dopo aver tentato (invano) di combatterli. Poi, hai deciso di allearti con loro e se da un lato è triste sapere che per fare leggere i tuoi articoli devono essere “linkati” su facebook, dall’altro ti basta pensare che “così è la vita”. E allora lunga vita a te perchè non mi abbandomi mai, perchè non ti ho mentito mai e mi hai dato una ragione di più per rimanere me stesso. Sei quello che continua quando altro prima o poi finisce. Altri 300.000 di questi “click”, mio adorato e inutile blog! 🙂


Meno male che Caulonia c’è

agosto 31, 2012

Si dice che “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”. E allora al Comune di Caulonia devono essere davvero mefistofelici, perchè dopo la “chicca” della delibera di giunta in cui la cantante Teresa De Sio veniva definita “artista pugliese”, è stata pubblicata sull’albo pretorio on line la determina numero 214 del 17/08/12 dell’area socio-CULTURALE e pubblica ISTRUZIONE (!) in cui s’incorre nello stesso errore (viene definita sempre “artista PUGLIESE”), oltre a disporre il pagamento dell’acconto alla società C.O.R.E. che cura gli interessi della cantante pari a duemila euro su un compenso totale per la prestazione al Kaulonia tarantella festival di 8.250 euro Iva compresa. Insomma, cambiano gli uffici ma l’errore resta. Certo, è solo uno dei tanti, visto che si è scritto negli atti che sindaco, assessori e presidente del consiglio comunale avrebbero rinunciato alle loro indennità a partire dal mese di luglio, mentre il presidente del civico consesso ha già percepito i soldi di luglio; visto che la giunta aveva disposto l’utilizzo di parte di una somma destinata ai migranti ospitati in paese col progetto “emergenza Nord Africa” per pagare il concerto dell’artista nordafricano Noureddine, che, ignaro di tutto, ha spiegato nei giorni successivi che lui con questa scelta non c’entrava nulla. Meno male che un paio di giorni dopo, il responsabile del servizio comunale, probabilmente allertato da alcuni articoli apparsi sulla stampa libera e indipendente, ha costretto l’esecutivo a fare marcia indietro e a ritirare il provvedimento perchè quei fondi non potevano essere utilizzati per pagare concerti di un festival che non aveva alcuna connessione coi progetti di accoglienza.
Insomma, continua a regnare l’approssimazione da parte di un’amministrazione impegnata, fino ad ora, a bearsi del pienone di pubblico per degli spettacoli gratuiti offerti da artisti che, in alcuni casi, potrebbero avere suonato gratis, visto che il loro nome non compare, almeno fino ad ora, in alcun atto ufficiale del Comune. In pratica, gli artisti di cui sopra si sarebbero sacrificati, hanno risposto all’appello del condirettore artistico Cavallaro e avrebbero suonato gratis (almeno così si presume, visto che il loro nome non c’è nelle delibere comunali d’impegno di spesa), mentre gli amministratori del Comune e quelli della società plenipotenziaria che ha gestito l’evento si sono vantati del successo del festival. E l’opposizione? Solo dopo la fine della kermesse musicale ha presentato un’interrogazione per cercare di capire perchè chi ha redatto la documentazione necessaria per accedere ai fondi regionali, non è stato così bravo a prepararla tanto che il Comune di Caulonia e il suo festival sono stati esclusi. Per tutto il resto (Fondi ai migranti per pagare Noureddine e successivo dietrofront della giunta, pagamento indennità di funzione del mese di luglio a Lia, cast artistico “variabile” rispetto a quello indicato nella delibera di approvazione del programma del festival) non si è mosso nulla, a parte i “soliti” giornalisti rompiballe.
Insomma, nemmeno l’opposizione ha inteso violare l’intangibilità del “mangiambiviarrustiballa” nei giorni del festival. E se oltre a mangiare, bere, arrostire e ballare s’iniziasse anche a pensare e magari ad agire?


La Portosalvo equa e solidale

agosto 28, 2012

Solo chi non abita a Siderno non conosce la portata della festa patronale di Portosalvo, che dal 4 all’8 settembre di ogni anno paralizza il centro cittadino e diventa business solo per chi, a vario titolo, in quei giorni lavora e guadagna. Quest’anno, però, c’è una grande novità. Il commissario prefettizio Luca Rotondi, che regge l’ente dopo le dimissioni del sindaco Riccardo Ritorto, ha compiuto la scelta POLITICA più coraggiosa da un paio di lustri a questa parte, ponendo un tetto alla destinazione degli introiti derivanti dalla tassa d’occupazione suolo dei commercianti ambulanti. In pratica, gli ingenti incassi del tributo per l’occupazione del suolo verranno destinati al comitato feste patronali (che cura l’organizzazione delle celebrazioni civili dell’evento) nella misura massima del 50% delle somme introitate e, in ogni caso, non oltre i 40.000 euro. Il 20% verrà destinato alla copertura dei costi istituzionali (logistica, servizi di vigilanza e assistenza al traffico, guardia medica, assicurazioni, incentivazione del personale dipendente ecc.) nella misura massima di 20.000 euro. Il resto degli introiti verrà destinato ad attività sociali PER I CITTADINI PIU’ BISOGNOSI! Una rivoluzione, insomma, visto che nell’ultimo decennio la tassa di occupazione del suolo pubblico era una sorta di tributo “di scopo”, i cui proventi venivano interamente utilizzati per il contributo da erogare al comitato feste patronali e alla copertura dei costi istituzionali. Ora, dunque, c’è qualcuno che pensa anche ai bisognosi. E non è un politico-amministratore che arringa le folle nei comizi, intasa le redazioni dei giornali di comunicati stampa, attribuisce incarichi di consulenza a spese della collettività e insegue il consenso elettorale. No, è un commissario prefettizio. Un burocrate che guarda i conti del Comune, vede se certe decisioni le può prendere sulla scorta dei pareri passati della Corte dei Conti e poi pensa ai cittadini indigenti. Rotondi come il Che, dunque? Di sicuro è più rivoluzionario lui di tanti sedicenti uomini di sinistra o pseudobenefattori paesani.
W la Portosalvo equa e solidale!

delibera Portosalvo


Il Brunori che non ti aspetti

agosto 26, 2012

«Scrivo le canzoni solo per poter parlare ai concerti tra un brano e l’altro». Lo ha detto Dario Brunori dal palco locrese de “Le Club”, il locale “figo” della Riviera dei Gelsomini. Si giustifica, ma solo all’apparenza. In realtà si compiace. E molto. Si ammira davanti allo specchio con l’abito che porta con grande naturalezza e spontaneità: quello dello studente di provincia che diventa cantautore di successo, ma davanti ai suoi coetanei e ai compaesani, tiene a far sapere che non si è montato la testa, che è rimasto quello di sempre e che non si prende troppo sul serio. Il concerto, novanta minuti d’orologio, è terminato da circa mezzora. Palco sulla spiaggia, orario d’inizio più adatto a un party (una di notte) e pubblico in prevalenza giovanile. Con qualche chilo in meno e qualche capello grigio in più il cantante di Guardia Piemontese canta, suona e scherza, scherza parecchio. Col pubblico, coi musicisti, con sé stesso. Scherza al punto tale che i suoi intermezzi pieni di gag e battute sono parte integrante dello spettacolo e ne arricchiscono i contenuti. Peccato per l’acustica pessima coi toni acuti sempre al limite della distorsione e i bassi inesistenti, che spesso mortifica la bravura dei musicisti. Il pubblico, però, si diverte, perchè se c’è una dote che la Brunori sas ha è quella di creare subito l’empatia con la “sua” gente. Il re dei falò, le cui canzoni sono più suonate con la chitarra sulla spiaggia che scaricate illegalmente da “e-mule”, parte con “Fra milioni di stelle” regalando una coda in stile messicano, prosegue con “Come stai”, “Paolo” e “Domenica notte”. Imprenditore mancato per scelta, universitario dentro per vocazione, nonostante i 35 anni compiuti parla ai teenagers con la loro stessa lingua, quella dei writers che scrivono versi e disegnano murales “Con lo spray”; ironico sì, ma anche nostalgico e romantico al punto da creare brani come “Lei, lui, Firenze” e “Tre capelli sul comò”; diverte col valzerino de “La mosca” e sfotte quelli che, al contrario di lui, non hanno voluto o saputo dire di no a un destino professionale già segnato da “Imprenditore”. Il pubblico lo segue, dialoga con lui e i versi delle sue canzoni volano in aria nel parterre di sabbia e ghiaia, tra bermuda, minigonne, tacchi a spillo e infradito, tra zaffate di fumo e di eau de toilette. Lo stesso pubblico che esplode quando attacca “Italian dandy”, brano così famoso che non necessita di alcuna introduzione, men che meno ironica. Pochi secondi di pausa e poi di nuovo sul palco per “Il pugile”, unplugged come nel disco, così come “Nanà”. È il preludio al gran finale con i brani più famosi: “Rosa” più tragica che comica storia in stile Rino Gaetano, col giovane migrante che parte per una vita di sacrifici pensando a preparare un matrimonio che naufragherà ancor prima di essere celebrato, la celeberrima “Guardia ‘82”, colonna sonora ufficiale di tutti i falò, e “Stella d’argento” che cantava il papà da piccolo. Sembra l’ultima canzone in scaletta, ma il pubblico chiede di più e viene accontentato a ritmo di samba con “Il suo sorriso”, storia d’amore perduto e di amicizia infedele. Semplice, come i brani cantati da Brunori Dario di Guardia Piemontese. Cantautore, cabarettista e ragazzo della porta accanto.