scritti mitici

ecco alcuni articoli che forse vale la pena di leggere.

Articolo uscito a pagina 3 del supplemento di Calabria Ora del 16 ottobre 2006, ad un anno dall’assassinio di Franco Fortugno :

«La giornata del 16 ottobre 2005 inizia molto presto per i militanti e simpatizzanti dei partiti dell’Unione a Siderno. Il briefing della sera prima ha fissato tempi, luoghi e regole per il corretto svolgimento di questo esperimento politico nuovo per la storia d’Italia : le Primarie. C’è da rifare un Paese. Cresce la voglia di disfarsi del quinquennio berlusconiano e ricostruire un’Italia su basi nuove, solidali, progressiste. Il seggio numero 2 viene allestito in piazza Portosalvo, nel cuore del salotto buono della città. Alle 7 è tutto pronto, col gazebo, la scrivania, le urne e la cabina elettorale. I primi ad arrivare sono i militanti più anziani e mattinieri. Le signore arriveranno più tardi : l’occasione è di quelle che meritano rispetto, anche nel look. Il flusso degli elettori è regolare, molti tradiscono una voglia di elezioni “vere”, di cambiamento reale. Alcuni irriducibili di Rifondazione ostentano la preferenza per Bertinotti, votando fuori dalla cabina. Intorno a mezzogiorno la fila cresce, ma tutti, dai magistrati agli operai, dai professori ai giovani padri di famiglia che imprecano contro il taglio delle aliquote Irpef per le classi più abbienti, aspettano pazientemente. Ore tredici. Ci si dà il cambio. Solo un’ora di pausa e poi di nuovo in piazza. Alle quattordici non vota nessuno. Pranzo domenicale e pennichella sono più forti delle Primarie. Il sole è caldo e una curiosa figura si avvicina, attratta dalla postazione e dalle bandiere. Indossa una salopette dai colori sgargianti e trascina la sua bicicletta piena di borse ai lati. E’ Hans, un cicloturista tedesco sulla quarantina. Iniziamo a chiacchierare. Parla del suo viaggio verso la lunga estate mediterranea, proprio nei giorni in cui a Monaco di Baviera si celebra il rito epicureo dell’Oktoberfest. Hans simpatizza per i Verdi e per Lafontaine, il Bertinotti tedesco. Mostra apprezzamento per l’iniziativa, prima di ripartire in direzione Locri. Piazza Portosalvo per un pò diventa Alexanderplatz, piazza della Città Vecchia, Leidseplein. Siderno, la Locride, diventano Europa. Ci penserà una mano assassina, qualche ora dopo, a riportare questa terra nella sua dimensione peggiore. Il rumore dello sparo si frantuma in tanti trilli di telefonini che danno vita al tam tam delle notizie. Qualcuno non ce la fa a proseguire. Ma l’imperativo è andare avanti, fino alle 22, fino all’alba cha la Locride non ha ancora vissuto. Toh, chi si rivede : la bicicletta di Hans appoggiata al muro di un pub vicino al lungomare di Siderno. si sarà fermato a bere una birra per sentirsi, a modo suo, a casa. Chissà se avrà saputo dell’omicidio. E la sua bicicletta riporta in Germania i ricordi di una terra bellissima, ma anche uno schizzo di sangue di un uomo buono, che da un anno non c’è più».

Copertina dell’inserto “Macondo” di fine dicembre 2006 :

“La comunicazione non è più quella di una volta. Oggi la tecnologia rende tutto meno epidermico e meno sentito. Sembra quasi che non ci sia più spazio per i sensi e che non si riesca a vivere l’esistenza con la dovuta intensità”. Lo sostiene un quarantenne dall’aspetto giovanile e la mente nostalgica. Come dargli torto, specie in questi giorni in cui sui nostri cellulari arrivano SMS con frasi preconfezionate e che vengono inviati a tutti i contatti presenti nella rubrica. Come se una “cartauguri” o altre iniziative commerciali del genere potessero sostituire in qualche modo le telefonate inaspettate, i bigliettini d’auguri, le visite, le lettere. Già, le lettere. Quelle non le scrive quasi più nessuno, nell’era delle e-mail, degli MMS, SMS e dell’ICQ. Perché affidare ad un servizio postale non sempre tempestivo, i propri messaggi, quando si può far sapere tutto in tempo reale? Il punto è che il concetto di “tempo reale” non implica la magia della busta che le amorevoli mani del postino depositano nella cassetta delle lettere, il gusto di conoscere la calligrafia di chi scrive, il profumo della carta ed i baci impressi col rossetto nei fogli. E così, il quarantenne longilineo, un po’ tenerone e un po’ tombeur de femmes, o, per dirla alla Julio Iglesias, “un po’ pirata e un po’ signore”, si presenta da noi con una carpetta rossa, chiusa a stento dall’elastico che tende a cedere, e davanti ad un bicchiere di scotch whiskey, tira fuori le lettere ricevute in un quarto di secolo dalle ragazze oggi divenute madri, alcune divorziate, altri brillanti donne in carriera. L’iniziativa, che spezza la monotonia del Natale dei cenoni e del consumismo esasperato, ci trascina in un vortice di ricordi e nostalgia, di una Siderno che fu davvero una località turistica, anche senza strutture e infrastrutture, dove i turisti venivano e non vedevano l’ora di tornare, dove la vita estiva si snodava nel mezzo chilometro che comprendeva il triangolo albergo-lungomare-spiaggia. Oggi quella Siderno sembra non esserci più, nonostante gli attrezzatissimi stabilimenti balneari, il lodevole impegno degli operatori turistici e la strada di grande comunicazione Jonio-Tirreno che la collega all’autostrada. Oggi i treni sono sempre meno e se si piange alla stazione non è più per un amore che va via. I ricordi del quarantenne sono confusi e sparpagliati come le lettere nella carpetta rossa e malandata. Proviamo a metterli in ordine, incuranti dell’ennesimo messaggino natalizio sul telefonino, che recita : “la luce del Natale illumini il tuo cammino verso l’amore e la pace”. Roba da fare impallidire i Baci Perugina. Le lettere sono spesso corredate da foto “stampate su carta Kodak” che valgono più di qualsiasi immagine formato JPG ad alta risoluzione. È il caso di quella che ritrae Silvia di Firenze, allora undicenne che scopriva quel sentimento nuovo e strano chiamato amore. Occhi verdi e visino d’angelo, Silvia scrive : “Ho superato molto bene gli esami. Avevo portato come regione la Calabria e mi ha fatto fare una bellissima figura”. Altro che la più efficace delle campagne a sfondo turistico-promozionale! Lo stesso anno, quello in cui i Dire Straits pubblicavano l’album “Making Movies” con pietre miliari del rock romantico come “Tunnel of Love” e “Romeo & Juliet” la veronese Sabrina, scriveva : “Ho pianto alla stazione perché non sopporto le partenze. Ma tornerò a fine anno e spero che fino ad allora non taglierai più i capelli”. Il tutto condito da un filo d’ironia sull’accento calabrese del nostro: “A scrivere questa lettera ci ho messo mezzoooora”. E che dire sempre della fiorentina Silvia, che si strugge sulle rive dell’Arno e scrive : “Sapessi quanto mi rende felice sapere che mi pensi. Ormai vivo solo di questo”. L’incedere del tempo si coglie quando la storia del quarantenne di oggi si intreccia a quella delle manifestazioni di costume dell’epoca. Nel 1982 siamo campioni del mondo per la terza volta, ma il problema che attanaglia Marina di Gallarate è che non va molto d’accordo coi ragazzi del quartiere : ”Quando sono da sola fanno i cretini con me, ma quando c’è la mia amica guardano solo lei”. Oggi le liceali girano i filmini sexy ripresi dai cellulari dei compagni di scuola, che poi se li scambiamo via MMS o li mandano su internet. Erano i tempi del “Novantesimo minuto” condotto da Paolo Valenti e la bergamasca Silvana nel 1983 sfotteva il suo amichetto calabro, ricordandogli che in serie A “Atalanta batte Catanzaro tre a zero”. Pochi i canali televisivi e tutti in chiaro. E così capita che ci si ricordi di baci rubati davanti ad un cartone animato. Come quello alla fiorentina Cecilia, che dopo aver ricordato che : “i calabresi sono così simpatici che mi viene voglia di venire a vivere lì”, chiede al suo lui : “ricordi quando guardammo insieme Candy Candy? Ora mi devi spiegare come trovasti il coraggio di baciarmi allora”. Sì, un bacio rubato. “Era già tantissimo allora – ammette il quarantenne di oggi –e va da sé che con molte ragazze dell’epoca non sono riuscito ad andare oltre”. L’outing del tenero tombeur de femmes non accenna a fermarsi, e la lettura delle lettere si arricchisce col racconto di aneddoti. Come quella Alessandra di Bari conosciuta nel 1985, che gli scrisse una lettera in greco e poi rincontrò nel 1998 nelle vesti di magistrato! Il suo fidanzato pugliese di allora scoprì tutto e mandò una lettera al nostro conterraneo in cui, fornendo nome cognome e indirizzo, lo apostrofò con insulti in dialetto pugliese che non è il caso di riportare. O come Ilaria di Firenze che mentre l’estate del 1986 volgeva al termine, racconta di essere stata : “alla festa dell’Unità e di essersi divertita, fino ad allontanare i suoi pensieri, anche grazie alla buona musica suonata da un nuovo complesso fiorentino”. Erano i Litfiba dei tempi della gavetta. “Chissà se oggi si riescono a descrivere ancora certe emozioni – si chiede il nostro amico mentre manda giù l’ultimo sorso di Chivas – che una volta messe su carta divenivano eterne? Allora mentre si scriveva si aveva la sensazione di trovarsi uno di fronte all’altra. Oggi, invece, anche quando ci si parla sembra difficile ascoltarsi e guardarsi, finendo col privilegiare solo il proprio io”. Ma chi erano queste ragazzine così romantiche? “Tutte figlie della media borghesia, ma che non parlavano mai di vestiti, macchine, e oggetti tecnologicamente evoluti. Allora contavano solo emozioni e sensazioni e questo livellava anche le differenze di classe, perché di fronte ai sentimenti siamo tutti uguali, a patto che gli stessi vengano prima di ogni cosa”. E così, per Chiara nel 1986, riportare in una lettera i momenti che hanno preceduto il primo bacio era un po’ come rivivere la scena. Lo si capisce dalla minuziosa descrizione dei movimenti del capo e delle espressioni colte nel viso dell’altro. O più semplicemente dalla musica che si ascoltava all’epoca, il cui refrain veniva trascritto in fondo alla missiva. Era “Forever young” degli Alphaville. Forse allora ci si fidava un po’ di più del prossimo. Già, perché la milanese Barbara a metà degli anni ’80 raccontava, il giorno dopo il suo rientro a casa, della tormentata vicenda col suo Giancarlo, fidanzato dell’epoca, tradito sotto l’ombrellone davanti al galeotto mare di Siderno. Il suo conflitto interiore lo si coglie dalle numerose cancellature nel testo della lettera. E negli anni ’90? Sono pochi i documenti rimasti. Non sappiamo se sia per colpa di un improvviso “black out” del nostro amico o di un minor ricorso alla lettera delle ragazze. Le poche che scrivono, però, sono davvero delle “irriducibili della penna” e lo fanno anche se abitano a pochi chilometri di distanza. Romanticismo allo stato puro quello della mammolese Antonella e della locrese Gabriella, che non intendono rassegnarsi alla dilagante moda del messaggino che scoppia alla fine del decennio, e scrivono lunghe lettere. Alla fine, però, trionfa sua maestà l’SMS. Che il quarantenne sembra gradire poco, proprio come le e-mail. L’ortografia viene barbaramente ignorata e compaiono le “K”,  i segni “+” e “x” e così via. Bisogna condensare tutto in 160 caratteri e questo pregiudica la trasmissione dei sentimenti. Ne è convinto il quarantenne che osserva : “Si fa sempre riferimento a qualcosa di accaduto, di pratico, di oggettivo. Non si scrive più delle emozioni e quindi conservo solo i messaggini belli, quelli che non mi piacciono li cancello”. Lettere, cartoline e bigliettini, invece, quelli no. Quelli si conservano in una carpetta di cartone rossa e malandata.

Articolo pubblicato sulle pagine regionali di Calabria Ora nel mese di novembre 2006 :

 

Sabato mattina con un tepore ed un sole che sanno di primavera. L’ideale per un salutare giro in bicicletta nel lungomare cittadino. Una “vasca” dietro l’altra e incrocio sul marciapiede vicino al Tennis Club due adolescenti che si scambiano tenere effusioni. Non sono particolarmente belli e i loro volti difficilmente potrebbero far parte di uno spot pubblicitario o di un reality show, ma si amano, e hanno voglia di gridarlo al mondo. Divento, senza volerlo, latore di un messaggio da recapitare all’umanità, nel momento in cui il ragazzo mi sorprende chiedendomi : “Lo sai che io e lei stiamo insieme?”. Li scruto per un attimo e mi accorgo di non conoscerli. Ma non importa. In quel momento rappresentano il bello della gioventù e la speranza che domani saranno due adulti per bene che daranno il loro piccolo contributo ad una società migliore di questa, senza necessariamente essere intruppati sotto simboli e liste d’ingaggio. Dico loro la prima cosa che mi viene in mente : “Auguri”. Mi allontano dimenticando che la somma delle loro età fa un numero di anni inferiore al mio. La loro risata rende il sole più radioso. Spero tanto che non siano mai costretti a smettere di sognare, che non si debbano mai rassegnare e che possano scegliere sempre. È la loro vita. La cronaca, quella del bullismo e delle tragedie familiari non rappresenta, per fortuna, una realtà universale del mondo giovanile.

 

Inedito :

Praga, agosto 2003. Certo, la meta ed il periodo scelti per il viaggio non sono tra i più originali, ma ci sono vacanze che vanno vissute in tutti i loro molteplici aspetti, e che soprattutto restano nel cuore. Quella settimana nella capitale ceca ci rimase, eccome. Troppa era la voglia di conoscere la terra della Primavera di Praga, in questo piccolo stato nel cuore dell’Europa, che nei libri di storia moderna viene citato per l’episodio che diede origine alla Guerra dei trent’anni (la “defenestrazione di Praga”), e nei giornali per la birra Pilsner, le grazie di Alena Seredova e le imprese calcistiche del pallone d’oro Pavel Nedved. Certo, c’è anche Kafka, ma quella è roba per gente seria, colta, mica per due trentenni della provincia calabrese, che cercano momenti di svago dopo un anno di lavoro. Già al terminal “C” dell’aeroporto di Fiumicino, ci proiettiamo a destinazione attraverso le meravigliose fattezze di una ragazza che torna dalla sua vacanza italiana. Fisico statuario coperto a stento da un tubino nero e gli immancabili capelli biondi e lisci a fare da cornice ad un viso perfetto. Alcuni giovani romani dietro di noi rinnegano l’italica bellezza delle varie Ferilli, Cucinotta e Bellucci per sposare la causa delle virtù delle ragazze dell’Est. Dopo due ore di volo atterriamo e cerchiamo un taxi. I conducenti hanno l’aspetto di “furbi contrabbandieri macedoni”, per dirla alla Battiato. Ci fanno attendere un po’, per poi destinarci ad una sorta di Multipla insieme a due anziani turisti americani. Il viaggio verso l’albergo richiederebbe una Travelgum, coi bagagli nel cofano che saltano di qua e di là. Finalmente arriviamo. Siamo nel distretto di Praga 4, a soli dieci minuti di tram da piazza Venceslao, il cuore della città. L’impatto non è dei più felici. Giovani ubriachi si trascinano a stento per strada e bambini chiedono l’elemosina. “Chest’è ‘nu quartiere ‘e mariuoli” ci informerà Roberto, napoletano di Aversa, che incontriamo nel nostro albergo. È ora di cena e via verso il centro, dopo che il simpatico portiere Josif, un gigantesco slovacco, ci suggerisce il percorso coi mezzi pubblici per il centro e ci dice che non vale la pena pagare il biglietto : “tanto voi siete stranieri”, ammicca sornione. Giunti al sottopassaggio della fermata “Museum” veniamo subito fermati da un signore che in perfetto italiano ci chiede : “Italiani? Volete sc…re?”. Il nostro compagno di viaggio rappresenta una sorta di compendio dei vizi e delle virtù dell’italiano all’estero. Caffè espresso nei bar e avventure da riportare (e documentare) al ritorno a casa sono i suoi unici desideri. Dimostra un moderato interesse per la proposta, ma quando si rende conto che bisogna pagare, svicola insieme a noi. Nella lunga piazza Venceslao dobbiamo dribblare altre tre o quattro proposte analoghe. Pizza al forno a legna per sentirsi a casa e poi via nella prima notte praghese. Subito, il bagaglio dei racconti immagazzinati dall’amico Claudio prima di partire sembra sgretolarsi, sotto i colpi di strade semideserte di un lunedì di agosto con in giro solo le comitive di italiani partiti con gli autobus dalla Tiburtina che si scambiano improvvisate dritte. Non vogliano soffermarci sulle bellezze della città, fin troppo decantate, e che rendono Praga la meta ideale per un viaggio di nozze. Preferiamo riassumere brevemente alcuni aspetti di fondamentale importanza. I LOCALI. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Dalle discoteche ai pub internazionali. Molto bella la “Bodeguita del Medio”, locale sulla falsariga del celebre bar de l’Avana che ha finito per creare una rete in franchising nelle principali capitali europee. Quelli con l’insegna “Cabaret” non propongono la riedizione boema di Zelig, ma spettacolini a luci rosse. Sono molti e anche in centro, a ridosso del mitico ponte Carlo e a piazza Venceslao. IL CIBO. Non abbiamo osato assaggiare la cucina ceca verace, molto grassa e inadeguata ai palati abituati al pesce dello jonio. Di certo, sono pochi i ristoranti italiani degni di tal nome. Il menu di uno di loro prometteva spaghetti al pomodoro, ma erano spaghetti in bianco con un pomodoro San Marzano tagliato in quattro e le immancabili fettine di cetriolo (insieme all’aglio l’alimento nazionale) che si trovano ovunque, anche nei panini del bar dell’aeroporto. L’ITALIA. L’impressione che abbiamo colto è che usare parole in italiano faccia “figo”. Le donne in carriera usano il “ciao” in luogo dell’”Ahoj” per salutarsi, le boutique delle nostre griffe abbondano e nelle radio si ascolta Eros Ramazzotti. Qualche sera dopo scoprimmo divertiti che la splendida Klara conosceva a memoria il testo de “L’Italiano” di Toto Cutugno che aveva studiato a scuola. La cantammo insieme con lo spirito degli adolescenti in gita scolastica. I SOLDI. Dalla caduta del Muro in poi, la corsa all’arricchimento facile sembra sfrenata : il fine giustifica i mezzi. Furti, prostituzione facile e truffe da “audace colpo dei soliti ignoti” sono gli aspetti meno presentabili di Praga. Quindi, occhio a borse e portafogli e a chi propone ultravantaggiosi cambi di valuta estera. LE DONNE. Stupende e statuarie. Le praghesi, però, sembrano aver capito come funziona il giocattolo e, sempre secondo le dritte del portiere Josif, non disdegnano di sfruttare “commercialmente” le loro grazie, oggetto del desiderio dei turisti più sprovveduti. Molto meglio quelle della provincia, che incarnano il mito cantato da Claudio Baglioni : “facce ingenue appena truccate di tenera euforia, occhi chiari laghi gemelli, occhi dolci e amari”. Una di loro ci fece sentire come in un film di Pieraccioni. Sarebbe la protagonista ideale del videoclip di “Autogrill” di Guccini “Bella di una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’aria”. Ma questa è un’altra storia. Oggi Praga è una capitale da visitare a tutti i costi. Specchio dei vizi e delle virtù delle città un tempo oltre cortina. Dove i negozi dei fruttivendoli nei sottopassaggi della metro sono uguali a vent’anni fa e stridono coi megastore delle grandi firme che stanno in superficie. Dove i nuovi ricchi il venerdì sera caricano bici o sci sul tettuccio dell’auto nuova e vanno in vacanza ai laghi o in montagna, mentre i poveri vivono nei casermoni di periferia, guidando le vetuste Skoda celesti di diversi lustri addietro e i mutilati mendicano nelle vie del centro per giornate intere. Dove la presenza della mafia russa è sempre più opprimente, parte dal business dei casinò e si espande fino a possedere la maggior parte di alberghi e locali da ballo. Dove si rischia seriamente di venire scippati in pieno giorno sul ponte Carlo. Proprio quel posto nel quale la sera prima camminavi insieme ad una “piccola regina cresciuta tra statue di eroi e di operai”. Praga, un Giano bifronte nel cuore dell’Europa.

 Inedito del marzo 2007 :

“Che bello avere una donna per la quale impegnarsi”, mormora l’amico Y ai suoi vicini di posto. Solito sabato, solita pizzeria. L’età media della comitiva supera i 35 anni. Y è felicemente fidanzato da cinque-sei anni, ma di sposarsi non se ne parla, nonostante le quaranta primavere sul groppone. La sua frase è un mix di tenerezza e il solito, pungente, sarcasmo. La pronuncia osservando la condotta dell’amico X, mentre intrattiene la sua vicina di sedia, conosciuta da poco. X dà il meglio di sé. È ironico, brillante e gli attentissimi vicini di Y riescono anche a intravedere un fugace  scambio di sguardi che autorizza sentenze inoppugnabili : “secondo me ci sta”. Storie di un qualsiasi gruppo di ultratrentenni della provincia italiana, di quell’Italia “pieracciona” immortalata in pellicole di successo come “Il Ciclone” e “Fuochi d’artificio”. Se dovesse condurre uno studio sullo stato civile di questa fascia anagrafica, sulla scorta dei segnali che scaturiscono da questo microcosmo,  Pagnoncelli snocciolerebbe dei dati molto interessanti. Primo tra tutti : più è alto il livello di scolarizzazione e meno ci si sposa. Già perché questa comitiva-simbolo è composta da giovani laureati, tutti professionisti e, almeno all’apparenza, “buoni partiti”. Questo vale anche per le donne, perché, fedeli al detto “paru cerca paru”, ci si frequenta tra appartenenti ad un particolare segmento demografico. Non per classismo o, peggio, per una sorta di “conventio ad excludendum” nei confronti di chi non faccia parte di certi “giri”, ma perché in questo modo si condividono interessi, gusti musicali e cinematografici, abitudini di vita e preferenze dei locali da frequentare. Insomma, ci si conosce prima e meglio. Ma poi? Lasciando ai posteri l’ardua sentenza sul destino di X con la sua misteriosa commensale, e ovviamente quello dei suoi amici con altre ipotetiche compagne, non possiamo non compiere alcune riflessioni, che evidenziano la peculiarità dei “gruppi misti” composti dai single 30-40enni del XXI secolo. L’ultima generazione che ha vissuto un’adolescenza senza cellulari ed Sms, infatti, disdegna gli approcci tramite chat e e-mail e non considera neanche il bluetooth. Roba da ragazzini. Meglio le conoscenze fatte sul lavoro, o in una cena, festa o altre occasioni ludiche e culturali. Gente all’antica, quindi. Il quadro così dipinto, all’apparenza idilliaco, mostra, però, alcune crepe, la cui rimozione potrebbe giovare alla causa. A cosa ci riferiamo? Alla malcelata tendenza a non riuscire a rimuovere certi retaggi degli anni ’80, decennio terribile nel quale siamo tutti cresciuti.. Sì, perché nell’era dell’”edonismo reaganiano” e della “Milano da bere”, bisognava dimostrare di essere qualcuno, o comunque apparire qualcuno. E così, una volta raggiunto finalmente lo status di “qualcuno”, o presunto tale, si fanno i conti con le aspettative economiche quasi mai soddisfatte, con le responsabilità che non ci si può accollare e con  i progetti matrimoniali da rinviare “sine die”. Struttura materiale che determina la sovrastruttura ideologica? Forse sì, anche se questa rivisitazione bislacca del marxismo, di per sé risibile, sembra trovare riscontri attuali, appena mitigati dai condizionamenti che giungono dall’ambiente circostante. Già, perché tutti si dichiarano favorevoli ai Di.Co. in linea di principio, ma da queste parti si osserva tutta la liturgia “classica” del fidanzamento. E le donne? Ci mettono del loro. Molte appaiono così prese dalla loro condizione di “donne in carriera” da sembrare quasi disinteressate a progetti di unioni durature che potrebbero compromettere il loro percorso professionale. Ma è solo apparenza, perché in realtà molte cercano ancora il principe azzurro. E pensare che a pochi chilometri di distanza, nell’entroterra, ci si sposa a 18-20 anni, spesso in virtù di accordi presi dalle famiglie quando i futuri concubini sono in tenera età (il c.d. “appaloramento”). “Ma questa è un’altra storia” – direbbe il buon Lucarelli – e soprattutto un’altra realtà. E se tra questi due estremi ci fosse la possibilità di abbattere gli steccati, trovare il giusto equilibrio ed essere finalmente sé stessi?

3 Responses to scritti mitici

  1. francesca ha detto:

    beh. wow. sei davvero bravo. romantico, profondo e preciso nella scrittura. potresti raccontare un sacco di storia, sai… 😉 francesca

  2. fulvio cosentino fortunati ha detto:

    yeahhh, è il genere di scrittura creativa ma con i piedi per terra, che come ebbi modo di confessarti appena una decina di anni fa, mi esalta ( e ci fa sentire meno fetenti ). In gamba!

  3. gianlucalbanese ha detto:

    Grazie Fulvio per i complimenti e per i tuoi graditissimi commenti negli altri post. Un saluto alla Capitale! 🙂

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