I peones del Cainano non hanno ancora finito di esultare per il caso Marrazzo che già pregustano la vittoria in molte altre regioni, Campania e Calabria in primis. Di sicuro Bassolino e Loiero non sono in cima alla mia personale classifica di gradimento dei politici di tutti i tempi, ma i big del Pdl non sono da meno. E’ il caso del potentissimo coordinatore regionale della Campania, nonchè sottosegretario Nicola Cosentino: secondo le ultime novità investigative emerse sarebbe stato eletto con l’appoggio determinante dei casalesi, il potente clan di camorra di cui parla Roberto Saviano nel suo “Gomorra”. Che non sia lui il candidato alternativo a Bassolino per la presidenza della Regione Campania? Visti i precedenti (Dell’Utri docet) non mi meraviglierei. Ma per gli sciuscià del Cainano questo non fa notizia. Preferiscono concentrarsi sul caso Marrazzo, condannando quelli che vanno a trans, anche se siamo ancora curiosi di capire chi sia quel fantomatico politico di centrodestra a cui un trans ha fatto riferimento chiamandolo “chiappe d’oro”. Anche se ripeto che a me non scandalizza Marrazzo che va a trans, o il cainano che si imbottisce di Viagra per spararsi le ultime cartucce con giovani escort. Mi scandalizza quello che fanno nella loro attività istituzionale. Così come mi scandalizza il fatto che il sindaco di Reggio Scopelliti – “l’uomo della provvidenza”, ricordate? – si candidi a fare “il sindaco della Calabria”, quando il suo comune ha decine di migliaia di bollette dell’Enel non pagate ed è indebitato fino al collo. Lui è quello che vuole chiudere tutti gli ospedali piccoli, senza neanche convertirli in “case della salute”; lui è quello che ha detto che Reggio è città turistica che porterà sviluppo a tutta la provincia. Lui ha detto che è il nuovo che avanza. Respingiamolo.
Dopo qualche giorno di agonia, l’N73 bianco è spirato: non si accende, le rare volte che si accende non si spegne e non funziona neanche off-line. Peccato: ci avevo fatto un sacco di foto e filmini, molti dei quali sono conservati in una memory card che grazie all’aiuto di qualche chirurgo, conterò di estrarre per utilizzare in un altro apparecchio. Era il videofonino col mio numero principale, quello che hanno tutti, per intenderci. Quindi, consapevole del fatto che possedevo due videofonini funzionanti – l’altro l’ho avuto in comodato direttamente dal gestore telefonico, quello cinese – che non mai usato per videochiamate e quasi mai per mandare MMS, ho recuperato un vecchio GSM di fabbricazione finlandese che a tutt’oggi è uno dei migliori prodotti tecnologici per affidabilità e durata. Lo comprai nel dicembre del 2005 a Messina, dopo l’ultimo esame dato all’università. Come dimostra l’immagine, la parte frontale presenta abrasioni tali da impedire di leggere la marca, il display ha qualche puntino strano, ma funziona alla grande. E’ caduto dalle scale un sacco di volte e si è sempre rialzato, proprio come un grande lottatore che non si da mai per vinto. E’ piccolo, leggero, compatto e la batteria mi dura una settimana, mentre quella dei videofonini – sempre di fabbricazione finlandese – non è mai durata più di un giorno e mezzo. Insomma, il fedele compagno di chi vuole comunicare in maniera dinamica e vuole un telefonino che faccia “drin drin” quando ti chiamano invece delle suonerie polifoniche e che non ti faccia navigare in internet quando hai già il Mac Book con la chiavetta, l’Adsl in ufficio e un sacco di posti con connessione wireless. Il giorno in cui mi lascerà anche questo, comprerò un altro GSM. Blackberry, I-phone e altre cose del genere sono belli, “fanno figo”, ma non mi servono. Ben vengano tutte le offerte speciali. Le declinerò tutte, in nome della fedeltà al mio telefonino di quattro anni, dall’aspetto vissuto come un paio di Levi’s 501 rotti nelle ginocchia e con le tasche posteriori sfilacciate. So resistere alle tentazioni del consumismo, specie alle proposte di acquisto di cose che non mi servono. Del resto, noi comunistacci siamo così: noioooooooooooooooooooooooooooooosi!
Questo capolavoro dell’arte gastronomica “made in Mammola” è uno dei piatti che preferisco. Si tratta dello stoccafisso – da noi detto “stocco” – al sugo con patate, olive e capperi. Il primo che indovina chi ha cucinato quello ritratto nella foto, vince un invito a cena (a base di stocco, ovviamente) in uno dei migliori di ristoranti di Mammola. Sono esclusi dal concorso solo quelli che sono stati informati della piacevolissima serata trascorsa in compagnia.
Devo fare i miei complimenti ai creativi che hanno concepito lo spot con l’inno nazionale riarrangiato “in chiave acustica”. Oltre alle belle modelle del filmato, va evidenziata l’idea, molto originale e che, come era ampiamente prevedibile, ha suscitato il solito vespaio di polemiche tra gli assertori della sacralità dei versi dell’inno nazionale, peraltro scritto con un italiano vetusto e molto meno “sentito” rispetto agli inni di altri Paesi, come ad esempio la “Marsigliese” per i francesi. Io non sono mai stato particolarmente sensibile a concetti come patria, bandiera e inno nazionale. Mi sento un cittadino del mondo che apprezza le idee originali. Anche se usate a fini commerciali.
Come sempre, le indicazioni della piccola genietta di Drosi vanno tenute nella debita considerazione. L’ultima, è stata quella relativa ad un cantautore di Rizziconi che non conoscevo e che sto scoprendo ora. Davvero bravo il nostro conterraneo Nino Forestieri. Al primo ascolto può ricordare un pò Cammariere e un pò Bertoli, poi, nelle tracce finali del suo secondo Cd “Finchè avrai coraggio” si scatena in alcuni pezzi in vernacolo stile “Quartaumentata”. Leggi la copertina interna e scopri che ha un gruppo di musicisti di prim’ordine. Volete due nomi? Massimo Cusato dei “Quarta” alle percussioni e Francesco Loccisano, il chitarrista di Eugenio Bennato. Non appena avrò imparato a memoria tutte le canzoni del Cd – è il mio modo per conoscere i dischi – scriverò una recensione molto accurata. Per ora godiamoci questa graffiante e ironica “Professore” che voglio dedicare a Virginia, Giovanni, Lirì e tutti gli insegnanti che al danno di una professione che non è valorizzata come un tempo, devono aggiungere la beffa di un ministro come la Gelmini. E vai Nino!
Tra una cosa e l’altra, nella giornata di ieri l’inutile blog ha toccato il tetto dei 150.000 contatti. Questa mia modesta e inutile creatura mediatica prosegue a fasi alterne, tra periodi in cui sono particolarmente prolifico e momenti, come questo, in cui posso scrivere raramente. Ma prosegue, imperterrita. Con le sue chiacchiere da treno – o, se preferite, da pianerottolo – che non hanno la pretesa di informare alcuno. Solo chiacchierare. Magari destreggiandosi nel mare dell’altrui falsità e autoreferenzialità (quella vera). Grazie a tutti quelli che perdono un pò del proprio tempo a visitarlo spesso. Alè
Sembriamo il Foggia del primo Zeman: mercoledì vinciamo 5-1 contro la seconda in classifica e oggi ci facciamo rimontare dal 2-0 al 2-3 dal Napoli. Voglio una squadra che sappia vincere sempre per un goal in più lottando dal primo al novantottesimo e non una che sul due a zero si ferma pensando di aver portato “‘a barca ‘o sciuttu”. Che belle quelle partite tiratissime col goal di Trezeguet allo scadere dopo che tutti si erano fatti un culo così per tutta la gara. Rivoglio Ranieri! O comunque, visto che manca Sissoko e non abbiamo tutti ’sti centrocampisti in forma, perchè Ciro “‘o buono guaglione” non si gioca la carta di qualche giovane della Primavera? Un nome ce l’avrei… indovinate chi? DIAMO UN SENSO A QUESTA STAGIONE!
Meno male che Reggio c’è. Sembra essere questo il filo conduttore del lungo intervento del candidato in pectore del centrodestra alla presidenza della Regione Giuseppe Scopelliti, protagonista ieri sera a palazzo Nieddu di un incontro voluto dal suo omologo locrese Francesco Macrì e incentrato sul tema “Un progetto di sviluppo per la Locride”. Appare “reggiocentrica”, infatti, la visione che ha Scopelliti del suo progetto per la nostra zona: da un lato, infatti, ha rivendicato i risultati della propria gestione amministrativa; dall’altro, ha indicato nella città metropolitana la grande occasione di sviluppo per tutto il territorio provinciale. Già, lo sviluppo. Dopo aver recepito i suggerimenti da parte di chi è intervenuto, chiedendo risposte su università di Locri, sanità, valorizzazione dei prodotti agricoli e fiscalità di vantaggio, Scopelliti – introdotto dal sindaco Macrì che ha rimarcato «la necessità di promuovere la cultura della solidarietà tra amministratori per lanciare il “modello Locride” tra le priorità del governo regionale» e l’assessore alla Cultura del Comune di Palmi Nunzio Lacquaniti – ha indicato nello sviluppo turistico della Locride il primo grande investimento da compiere «valorizzando le infrastrutture come l’aeroporto di Reggio, il porto di Roccella e il patrimonio artistico della provincia, da mettere in rete col museo del capoluogo, perchè il turismo serio non si ferma solo a Reggio ma i suoi benefici si possono estendere a tutta la provincia. Da sindaco – ha detto – ho promosso cultura e organizzato spettacoli subendo anche aspre critiche da parte di chi non ha capito che così facendo ho proiettato la mia città in una dimensione più elevata, pensando soprattutto ai giovani. Ora, penso che dal punto di vista urbanistico Reggio sia satura, e quindi va da sè che le grandi strutture ricettive per i turisti attratti dal capoluogo potranno essere realizzate nelle zone decentrate». Scopelliti, quindi, ha vestito i panni del promotore turistico – proprio quel blazer blu tanto caro al leader degli albergatori della Locride Mario Diano – ma ha parlato anche di sanità «Loiero non ha avuto il coraggio di fare i piani di rientro quando poteva farli. Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, tagliando i piccoli ospedali e innalzando il livello dell’offerta sanitaria, puntando sulla razionalizzazione delle emergenze e la complementarietà tra strutture pubbliche e private, con dei manager seri e non dei semplici ragionieri che devono solo far quadrare i conti. Basta ad una sanità che sia solo serbatoio di consenso elettorale», di burocrazia regionale «basta con queste lobbies che tengono in ostaggio i politici che si preoccupano solo di fare favori per essere rieletti» e di università locridea «una volta eletti, saremo i primi a batterci per mantenere questo presidio di cultura», glissando sulle stoccate di Franco Crinò che ha ravvisato la necessità di fare «dei coordinamenti cittadini del Pdl anche nella veste provvisoria di gruppi che si occupano delle elezioni regionali» e ha detto chiaramente «non vogliamo in lista gente che arriva all’ultimo momento».
GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it
Fin qui l’articolo uscito oggi. Cos’altro aggiungere? Che forse io e tanti miei conterranei non ci sentiamo “periferia di Reggio”. Mi sembra il caso di dirlo al suo primo cittadino, che si candida a fare il “sindaco della Calabria” con la benedizione del premier. Lui parla di Reggio come se avesse i turisti che visitano Firenze e i servizi e le infrastrutture di Stoccolma. Se così è, siamo proprio dei fessi a non andarci almeno ogni fine settimana; d’altronde un centinaio di chilometri si possono percorrere, anche se non impiegheremo meno di un’ora e mezza, visto lo stato dell’autostrada e della statale 106. La verità è che la “stagione dei sindaci” è passata da un quindicennio abbondante, e già allora i risultati non furono proprio straordinari: Bassolino, Rutelli, Veltroni, Cofferati, Cito e lo stesso Orlando capirono ben preso che un conto è amministrare una città e un conto è misurarsi col governo di enti sovracomunali. La gestione di una giunta regionale è un affare complicato, e forse non basta essere bravi imprenditori o politici rampanti per essere all’altezza. Neanche se si sfiorano i due metri.
Il paese più capitalista del mondo, sebbene governato da un partito (unico) nominalmente comunista, ovvero la Cina, ha dato incarico al professor Oliviero Diliberto, ordinario di Diritto Romano all’università “La Sapienza” di Roma di contribuire, in qualità di consulente, a redigere il codice civile della cosiddetta “repubblica popolare”. Sicuramente un incarico di prestigio per il leader dei Comunisti Italiani, scomparso da tempo dalla ribalta politica nazionale dopo che il suo partito – come del resto tutti i partiti della Sinistra – non è più rappresentato in parlamento. Sicuramente, si tratta di un incarico di prestigio, e il professore ha spiegato in Tv che «la Cina, dopo un lungo dibattito interno tra gli assertori del sistema di common law di stampo anglosassone basato sull’istituto del precedente e il sistema romano incentrato sulla codificazione, ha scelto il secondo». Quindi, dovrà contribuire a redigere una sorta di codice civile mutuato dall’esperienza di quello italiano, che però, se non ricordo male, risale al Ventennio. Scherzi del diritto. Io rimpiango il Diliberto leader politico che arringava le folle nei comizi tra le bandiere rosse, e quello che ridicolizzava Berlusconi nell’epico faccia a faccia preelettorale del 2006 su Matrix. Ma oggi, il compagno Oliviero sembra pensare più alla sua prestigiosa professione che alla politica. Mi viene in mente quando venne a Locri e gli strinsi la mano dicendogli «compagno Oliviero, sei un grande». Mi sorrise e mi rispose «grazie». Antonio Florenzano, invece, memore dei suoi trascorsi alla Sapienza, lo chiamò «professore». Aveva capito tutto…
Francesco Rutelli ha preannunciato l’addio al Pd e il probabile approdo nell’Udc. Effettivamente, gli mancava questa nuova collocazione: dopo essere stato radicale, verde, margheritino e democrat, Rutelli ora si colloca in un partito dalle saldi radici cattoliche e in chiara antitesi alla sua matrice ideologica. Improvvisa conversione al cattolicesimo o la più classica folgorazione sulla via di Damasco? Mi sa che il centrosinistra senza di lui guadagni in credibilità. Mi vengono in mente le parole pronunciate da quella vecchia volpe di Enzo Ieraci, ex militante della sinistra extraparlamentare e all’epoca dei fatti, locale dirigente dei Verdi, quando nel 2005, alla vigilia delle elezioni politiche della primavera successiva disse – in tempi non sospetti – «quasi quasi diamo Rutelli al centrodestra e ci prendiamo Fini». Sicuramente il postfascista presidente della Camera ha un profilo istituzionale più alto dell’ex sindaco di Roma.
Addio “bellu guaglione”!
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